Shadow Tactics: Blades of the Shogun - Recensione

Il ritorno di un genere ingiustamente dimenticato

di Utente52535

È un retaggio importante quello che hanno osato sobbarcarsi i ragazzi di Mimimi Productions. Non si parla, semplicemente, del tentativo di ridare lustro ad una singola IP o serie videoludica, come è già capitato spesso e volentieri ad altri team – che magari si sono anche trovati tra le mani eredità complesse e pregne di pericoli; il developer tedesco ha, infatti, realizzato Shadow Tactics: Blades of the Shogun con un singolo obiettivo in mente, ovvero revitalizzare addirittura un intero sotto-genere di strategici in tempo reale, meglio conosciuto agli annali come “strategico tattico”.

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I lettori con qualche anno in più alle spalle ricorderanno, magari con più di un sospiro nostalgico, un paio di titoli che, all’avvio del nuovo secolo, seppero proporre al pubblico una visione nuova della strategia su PC: la serie Commandos e quella di Desperados – ambientate rispettivamente nella seconda guerra mondiale e nel Far West americano – imposero al giocatore un ritmo totalmente diverso rispetto ai propri contemporanei nel genere, fatto di pochi personaggi controllabili con visuale a volo d’uccello, di agguati effettuati con la precisione di un orologio svizzero e di una ferrea aderenza allo stealth più puro, non troppo dissimile dal modus operandi di titoli come Hitman e Splinter Cell.

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Le meccaniche sviluppate da questi due franchise pionieri portarono ad una breve ma intensa stagione di estimatori e produzioni minori che ne ricalcavano i punti salienti, tra un misconosciuto Robin Hood: La Leggenda di Sherwood (poi portato in Italia dalla mai troppo apprezzata FX Interactive) e uno Star Trek: Away Team che cercava - senza troppo successo - di cavalcare l’onda della celebrata serie di Gene Roddenberry. Sfortunatamente, tale tipologia di videogioco non seppe mai imporre la propria presenza tra il grande pubblico, e il risultato è, ad oggi, la quasi totale scomparsa del genere. Questo fino a quando, a fine 2016, non uscì su PC il gioco oggetto di questa recensione: Shadow Tactics è infatti nulla di più e nulla di meno che una lettera d’amore a tutte le produzioni sopracitate e all’intero genere nel suo complesso, con un gameplay che ne riprende pedissequamente le caratteristiche fondamentali, non mancando però di una specifica impronta del tutto personale. Dopo aver ricevuto una accoglienza assai calorosa su piattaforma Windows, il gioco arriva ora anche su console (nello specifico, PlayStation 4 e Xbox One – la prima di queste è la versione oggetto della nostra prova) per imporre anche ad un nuovo tipo di utenza la propria lezione di archeologia videoludica, fatta di precisione millimetrica nell’esecuzione della propria strategia e nessuno spazio per gli errori.

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Ci troviamo nel Giappone feudale del periodo Edo, e un nuovo Shogun sta cercando di riunificare le varie parti di una nazione distrutta dal conflitto. Il giocatore assumerà non il controllo di armate, di generali o di guerrieri più o meno famosi, bensì di un gruppo di agenti specializzati nell’infiltrazione che nel corso delle 13 missioni di cui si compone il gioco (per un totale di circa 20-25 ore di fruizione) si ritroverà costantemente dietro le linee nemiche, allo scopo di sabotare i nemici dello Shogun e portare alla vittoria senza scatenare sanguinose battaglie. Rispettando in pieno la tradizione del genere, i cinque protagonisti sono contraddistinti, oltre che da sfaccettate personalità, anche da una serie di abilità specifiche per ognuno, e la capacità di sfruttare al 100% ogni personaggio risulterà vitale per superare i livelli, caratterizzati da una difficoltà non indifferente anche al livello di sfida medio (dei tre selezionabili): Shadow Tactics ci introduce immediatamente al ninja Hayato, freddo mercenario al servizio dello Shogun, capace di lanciare shuriken a distanza e di distrarre i nemici lanciando un sasso; a seguire, conosceremo Mugen, samurai onorevole dalla considerevole stazza, utile per sfoltire interi gruppi di nemici grazie alle sue letali abilità in combattimento; Takuma (di gran lunga il personaggio più complesso per meccaniche proposto dal gioco) è un anziano cecchino dalle capacità fisiche pressoché nulle – non può infatti spostare i cadaveri o attaccare i nemici in mischia, cosa che invece è possibile per tutti gli altri quattro componenti, ma ciò è controbilanciato dal suo fucile di precisione, che permette di sfoltire i nemici da lunga distanza; Yuki è una giovanissima ladra specializzata in distrazione e imboscate grazie alla possibilità di attirare i nemici con un fischietto e sistemare delle trappole sul terreno; infine, Aiko non può fare a meno di riecheggiare l’abile spia dei vari Commandos data la sua capacità di travestirsi per passare inosservata fra le fila avversarie.
 

 
Un gruppo di eroi variegato e multiforme, quindi, incastonato all’interno di una trama che, seppur non presenti particolari sussulti – e quei pochi che offre si possono intravedere con larghissimo anticipo - è capace di offrire comunque un intreccio godibile, magari con qualche ingenuità, tuttavia appassionante grazie alle personalità sfoggiate dai protagonisti; i cinque assassini esibiscono infatti una caratterizzazione sufficientemente elaborata nonostante non si tratti di nulla di particolarmente complesso, e questo in particolare nelle ultime fasi del gioco, ovvero quando gli eventi cominciano a farsi molto più drammatici. Un pentolone ricco di cliché, dunque, ma non per questo meno meritevole grazie ad un doppiaggio candido di qualità altamente professionale (in inglese e in giapponese, a scelta) e ad una scrittura di livello più che buono. E in effetti, la presenza di una narrazione solida è uno dei elementi che più contraddistinguono Shadow Tactics rispetto ai suoi illustri antesignani, colpevoli di aver spesso tralasciato tale aspetto. I vari Commandos, in particolare, non hanno mai offerto granché in termini di caratterizzazione del proprio gruppo di eroi.

I livelli di Shadow Tactics si presentano come dei veri e propri “sandbox” all’interno dei quali usare con accortezza ogni singola capacità del proprio gruppo di valorosi. Sono, ovviamente, presenti alcuni percorsi prestabiliti – presentati all’inizio di ogni missione grazie ad una comoda panoramica generale – ma in realtà ognuno dei tredici scenari, realizzati con evidentissima cura e passione dai designer, non è altro che un complesso puzzle che è possibile risolvere in più di un modo, evitando così di bloccare forzatamente il giocatore all’interno di un sentiero previsto esclusivamente dagli sviluppatori (come ogni tanto poteva avvenire in Desperados). I canoni seguiti sono quelli del genere stealth più puro: sebbene essere colti in flagrante non rappresenti automaticamente la fine della missione, l’arrivo di numerose guardie aggiuntive allo scattare della caccia all’uomo fa riconsiderare seriamente l’utilizzo dell’ottimo sistema di salvataggio e caricamento rapido (il primo è effettuabile tramite la semplice pressione del touchpad del controller). Ogni livello presenta un distinto tema cromatico e uno specifico approccio tematico: le aree sono davvero grandi, piene di vita e oggetti con i quali interagire, da cespugli che possono essere usati per nascondersi a edere rampicanti sulle quali arrampicarsi, da pietroni che possono essere scagliati sui nemici per “simulare” un incidente (che non farà scattare l’allarme, un vero e proprio colpo di genio) a uccelli che non mancheranno di fare baccano, se li si dovesse disturbare in qualche modo.

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All’interno di questi complessi ambienti, i protagonisti sono separati dal loro obiettivo da una vasta quantità di soldati nemici e civili, ognuno di loro intento nelle proprie attività oppure in pattuglia. Attraverso pochi tasti è possibile vedere i campi visivi delle guardie, ed è proprio qui che sta il fulcro del puzzle-solving in Shadow Tactics: ogni incontro e ogni pattuglia è infatti un piccolo gioco di incastri da risolvere per proseguire, con le azioni dei singoli personaggi che vanno calcolate al centesimo di secondo, pena il dover ricaricare l’ultimo salvataggio; il segreto è combinare le abilità dei personaggi in modo creativo e fruttifero, costruendo complessi piani d’azione che prevedono schemi fatti di distrazioni, uccisioni silenziose (spesso di più guardie in simultanea) e appostamenti tattici. Ci viene d’aiuto, in questo senso, la Modalità Ombra, che permette di mettere in coda diverse azioni possibili divise fra più agenti, elaborando strategie complesse e multi-direzionali da eseguire con la pressione di un pulsante. Si tratta di un gameplay fatto di continue prove ed errori, dove gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo: tra impronte sulla neve che tradiscono la propria posizione ad una pattuglia che si avvicina proprio nel momento meno opportuno, non sarà infrequente dover rifare completamente una esecuzione che si pensava ben congegnata. Questo tipo di impostazione può condurre facilmente alla frustrazione nel giocatore, soprattutto di fronte ad alcuni innalzamenti improvvisi della difficoltà – in particolare negli ultimi stage, capaci di far andare nel panico anche il tattico più esperto di fronte alla loro complessità – ma vedere le proprie strategie eseguite con precisione millimetrica, magari portando alla morte di interi gruppi di guardie prima considerati insuperabili, rappresenta sicuramente uno degli aspetti più soddisfacenti di Shadow Tactics.

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I diversi tipi di avversari presenti garantiscono sempre un livello di sfida tarato verso l’alto: si parte dalle guardie più comuni, facilmente manipolabili, passando per i cosiddetti “cappelli di paglia” che non si smuovono dalla loro posizione quasi per nessun motivo al mondo, terminando con i temibili samurai, capaci di respingere persino gli attacchi a sorpresa e affrontabili in scontro diretto solo dal possente Mugen. A complicare ulteriormente le cose intervengono i civili: il gioco non impedisce aprioristicamente l’uccisione di questi ostacoli inermi, ed è financo possibile terminarlo assassinando chiunque si pari sulla propria strada; tuttavia, ogni missione offre la possibilità di ottenere delle medaglie, speciali ricompense (che, beninteso, non offrono nulla di sostanziale se non la soddisfazione personale) ideate per premiare quei giocatori che rispettano certi tipi di approcci al campo di battaglia: alcune medaglie verranno assegnate se si deciderà di evitare ogni spargimento di sangue – sì, l’approccio non letale è possibile, benché sia assai cervellotico – altre se si porterà a termine la missione entro un determinato lasso di tempo, altre ancora se si perseguiranno determinati obiettivi. Ogni livello, naturalmente, presenta sfide proprie, ed è bello vedere come i level designer di Mimimi Productions abbiano preferito focalizzarsi sulla qualità, piuttosto che sulla quantità, realizzando ambienti ricchi di profondità (anche in verticale), affrontabili in più modi, altamente interagibili e sempre vari.

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Il tutto viene gestito tramite un sistema di controllo che, contro tutte le aspettative, riesce ad adattarsi bene al pad di una console, anche se naturalmente l’intuitività e l’immediatezza di mouse e tastiera rimangono inarrivabili se si considera il genere di riferimento. A conti fatti, l’unico difetto è una certa macchinosità quando si tratta di controllare più personaggi insieme, cosa che conduce necessariamente ad un maggiore utilizzo della Modalità Ombra rispetto alla controparte PC, e magari anche di un leggero rialzo nella difficoltà complessiva; di converso rimangono assolutamente inalterate le meccaniche di base, fondate sull’uso di poche ma potenti abilità (assegnate ai pulsanti X, cerchio, quadrato e triangolo), e anche il movimento della telecamera – isometrica, in completo 3D – è agile quanto serve.

Per chiudere, non rimane che esaminare l’impatto grafico e tecnico, che si presenta come una vera gioia per gli occhi. L’utilizzo del motore Unity ha permesso la costruzione di un impianto estetico che, sebbene non brilli per definizione di texture o modelli, offre uno sguardo d’insieme assolutamente affascinante. Shadow Tactics eccelle nell’offrire eccellenti colpi d’occhio e visuali pulite e funzionali, accompagnate da un uso sapiente dell’effettistica e di scenari ricchissimi di dettagli, tra petali di ciliegio che si muovono al vento ed ottimi effetti atmosferici. L’illuminazione è dettagliata quanto basta, mentre persino l’impianto sonoro è capace di superare le aspettative che normalmente vengono riposte in un team così piccolo, dal già citato doppiaggio a regola d’arte ad affascinanti temi orchestrali di sicuro impatto. Il tutto, tra l'altro, si muove senza alcun difetto tecnico si sorta.
 

 
Shadow Tactics rappresenta il ritorno di forma di un intero genere, quello dei tattici in tempo reale, che non si vedeva da davvero troppo tempo sugli schermi di un PC o di una console. A decretare la qualità assoluta del titolo, oltre che la mera operazione di riesumazione videoludica, è l'enorme talento dimostrato dai ragazzi del team con sede a Monaco, capaci come sono di offrire al pubblico un’esperienza incredibilmente complessa quanto caratteristica, che reca con sé frustrazioni e soddisfazioni in egual misura. Shadow Tactics è un degno erede di un lascito cui fino ad ora nessuno aveva osato avvicinarsi, non dimenticando però di inserire anche una certa dose di innovazione e di carattere proprio.


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