Judgment - Recensione

Un nuovo e ottimo inizio per il team dietro la saga di Yakuza

di sekai12

Mandato in meritata vacanza il Dragone di Dojima, SEGA e Ryu Ga Gotoku non perdono altro tempo: è necessaria una nuova IP che porti avanti l’eredità di Yakuza in tutto ciò che ha reso la saga di Kazuma Kiryu celebre, senza allo stesso tempo dimenticare la propria originalità che, a dispetto di ogni impressione iniziale, rende davvero unica l’avventura narrata in Judgment.
Se le strade di Kamurocho hanno offerto in Yakuza intrattenimenti di ogni specie ricreando in ogni singolo dettaglio il quartiere a luci rosse di Tokyo, Judgment porta al livello successivo tale impegno, rendendo il mondo partorito dalla mente del team Ryu Ga Gotoku pulsante di vita in ogni sua intersezione.
E quale migliore occasione per scoprire da neofiti della serie Yakuza il lavoro pressoché maniacale di Ryu Ga Gotoku se non attraverso Judgment? Il titolo, un thriller investigativo che vi terrà incollati allo schermo per 13 capitoli (senza contare la buona mole di contenuti secondari), può costituire benissimo un punto di partenza per approcciarsi alle produzioni dello studio di sviluppo in questione poiché eredita sì gran parte delle componenti di gameplay e l’ambientazione della saga di Kazuma Kiryu, ma ha una sua identità ben solida e slegata da ogni episodio appartenente a Yakuza.

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L’esperimento avviato da Ryu Ga Gotoku di plasmare nuove storie e meccaniche inedite di gioco all’interno di un universo che strizza decisamente l’occhiolino alle imprese di Kiryu in realtà risale a Fist of the North Star: Lost Paradise, ma cosa accadrebbe se, a differenza della produzione tributo a Ken il Guerriero, il nostro protagonista si aggirasse proprio nelle stesse strade di Kazuma Kiryu in qualità di detective privato?
Non si scontrerà certo con il Drago di Dojima considerata la volontà degli sviluppatori di rendere il titolo pur sempre a sé stante, tuttavia non mancherà di riportare in scena alcuni clan della Yakuza di Kamurocho familiari ai più navigati della serie.

Judgment esalta come non mai le capacità poliedriche di un videogioco ad elevarsi anche a serie TV o a film, abbracciando lati dell’intrattenimento che non tutte le produzioni della nostra industria preferita sono in grado di compiere nella maniera più efficace possibile.

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Takayuki Yagami ha un po’ la stessa fortuna di Kiryu in quanto a vita privata: a causa di un incidente imprevisto, Yagami decide di abbandonare il proprio precedente lavoro per avviare l’attività di detective privato. Una mansione ricca di pericoli e rischi, ma che lo stesso protagonista – modellato sotto l’aspetto di Takuya Kimura, una delle maggiori star in Giappone nel campo attoriale – è sempre pronto a correre pur di raggiungere la verità.
Ma ad ogni caso che sembrerebbe essersi concluso nel modo migliore, manca sempre un pezzo del quadro generale, un frammento che porta il protagonista nel credere che sia stato proprio rimosso di proposito o occultato per ragioni sconosciute. Ne consegue che i personaggi caratterialmente più complessi vi sembreranno parte di questo ‘’furto di frammenti’’, un po’ come in Deadly Premonition, volente o nolente, ciascun abitante della cittadina contribuiva nel celare la vera mente dei crimini.

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Considerata la natura della storia, all’insegna dell’investigazione e del mistero, risulta abbastanza ovvio la necessità di esaltare tali componenti anche all’interno del gameplay. Per quanto in termini di combattimento Yagami erediti stili di battaglia simili a quelli impiegati da Kazuma Kiryu, tutto il resto contribuirà nel farvi ricordare che Judgment non ha poi così tanto da condividere con il franchise di Yakuza.
Pedinamenti, ricerca di persone o oggetti attraverso un drone volante (impiegabile anche in un minigioco a gare), investigazione delle scene del crimine nel tentativo di trovare indizi e anche una buona dose di interrogatori costituiscono solo parte del thriller studiato da Ryu Ga Gotoku, non senza qualche imperfezione di fondo: ad esempio, i Quick Time Events, un po’ sulla stessa scia di Yakuza, risultano davvero troppo banali e semplici. Lasciano al giocatore quasi il tempo di bere del caffè per poi riprendere in mano il controller. Le scelte di dialogo effettuate nel corso degli interrogatori, inoltre, appaiono decisamente ‘’artificiose’’ poiché qualunque opzione scegliate il risultato della scena non cambierà; semplicemente, avrete diritto a dei PT (Punti Tecnica) extra qualora conferiste priorità alle domande che contribuirebbero ad arrivare, più delle altre, al nocciolo della questione.
I punti guadagnati attraverso queste interazioni e molte altre attività potranno essere spendibili all’interno di una griglia che convoglia una serie di abilità, a partire da quelle relative al combattimento fino ad arrivare a quelle investigative. Un unico sistema per ottenere mosse EX inedite, parametri di salute e forza più alti, nonché potenziamenti per agevolarvi le vostre missioni investigative.
 
Una delle novità più interessanti di questa nuova produzione dal Yakuza team consiste nella possibilità di entrare in rapporto di amicizia con una serie di NPC (spesso gestori di ristoranti), i quali man mano che riceveranno le vostre attenzioni vi permetteranno di sbloccare alcuni casi secondari, ciascuno in grado di intrattenere adeguatamente il giocatore grazie ad una caratterizzazione adeguata dei personaggi che ne faranno parte. Una delle cinquanta quest opzionali previste dal gioco ad esempio vede Yagami investigare un caso di tradimento da parte di un uomo, con conseguente pedinamento di quest’ultimo. Qualora voleste provare invece l’ebbrezza di un appuntamento, non mancheranno giovani donne disposte ad un’uscita romantica.
E se ne avrete abbastanza del lato investigativo del gioco, fortunatamente Kamurocho continua ad offrire i suoi consueti svaghi: sale giochi ricche di cabinati con titoli firmati SEGA, come Virtua Fighter 5, Fantasy Zone, Fighting Vipers e perfino House of the Dead (battezzato in maniera simpatica per l’occasione sotto il nome di  ‘’Kamuro of the Dead’’) e casinò in cui scommettere tutti i vostri chip accumulati ad esempio nelle partite di poker. Per sottolineare la tendenza di Ryu Ga Gotoku alla cura più assoluta dei dettagli, vale la pena rimarcare come ciascun minigioco dei cabinati coincida praticamente con la versione che giochereste normalmente attraverso il titolo originale. Un gioco all’interno di un altro gioco, essenzialmente.

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Dal punto di vista grafico, il ritorno del Dragon Engine non delude, anzi contribuisce ad esaltare ancora di più non solo in maniera eccellente l’intera ambientazione di gioco (vi sembrerà davvero di visitare Kamurocho in ogni sua zona), ma anche l’espressività dei personaggi. Benché alcune cutscenes si dimostreranno particolarmente longeve, le scelte registiche poste nelle inquadrature, in particolare nel volto delle persone con cui si interfaccerà Yagami, si riveleranno sempre azzeccate, al punto da farvi dimenticare che state effettivamente ‘’giocando’’. Judgment esalta come non mai le capacità poliedriche di un videogioco ad elevarsi anche a serie TV o a film, abbracciando lati dell’intrattenimento che non tutte le produzioni della nostra industria preferita sono in grado di compiere nella maniera più efficace possibile.
 
 
Judgment rappresenta un nuovo e ottimo punto di inizio per il team dietro il franchise di Yakuza, grazie alla cura maniacale degli sviluppatori posta nel rappresentare pregi e difetti di un quartiere a luci rosse come Kamuchoro, una caratterizzazione dei personaggi che vi permetterà di ricordare anche quelli più secondari, e una storia personale costituita da luci e ombre, quella di Takayuki Yagami. Senza dimenticare la mole di contenuti extra da compiere in aggiunta alla storia principale (una cinquantina di missioni secondarie, ad esempio).
Kamuchoro brulica di vita come non mai, portando avanti non solo l’eredità di Yakuza, ma traendo lezione da reperti inestimabili dell’industria videoludica, come Shenmue, Deadly Premonition e L.A. Noire (gli ultimi due soprattutto per il comparto narrativo e investigativo).


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