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Se il destino ha deciso di intersecare il tuo percorso con la strada di qualcun altro, puoi opporre tutta la resistenza che vuoi, ma alla fine sarà quel qualcosa che va al di là delle tue forze a vincere. Prince of Stride: Alternative (プリンス・オブ・ストライド オルタナティブ) è la storia di amici che praticano lo stesso sport e che si sono ripromessi, chi per un motivo chi per un altro, di vincere insieme il relativo torneo più importante, l'End of Summer. E una promessa, a volte, può essere un incantesimo più potente del destino. Yagami Riku, Fujiwara Takeru e Sakurai Nana si iscrivono all'Hōnan Gakuen, il cui club di stride, ormai in disuso, in tempi passati aveva vissuto un'epoca d'oro per la quale non c'era appassionato di questo sport che non ne conoscesse il nome. Chi coercitivamente, chi volontariamente, bussano alla porta di questo fantomatico club di stride che dello stride ha conservato solo la S, trovandosi davanti un presunto club di shōgi [N.B. scacchi giapponesi]. Partendo proprio dalla ricostruzione dello sutoraido-bu e dalla rammendatura dei rapporti frustrati dei vari membri, i protagonisti di questo nuovo spokon targato Madhouse, tratto da un otome game della Kadokawa e andato in onda nella stagione invernale 2016, si lanciano in una corsa sfrenata superando anche i propri limiti fisici, per inseguire la chimera che in gioventù brilla e ti fa sembrare capace di raggiungere qualsiasi meta...

Quando Prince of Stride: Alternative è cominciato mi domandavo di continuo in cosa consistesse lo stride. Ci sono persone che lo hanno paragonato al parkour, pur se di questo ne infrange le regole; si va invece ad associare più al free running, dove atleti col fisico di gazzelle saltano, corrono, mettendosi in mostra come attori su un palcoscenico, che può essere ambiente rurale o urbano a scelta. L'esempio più rappresentativo di questa tipologia di corsa fa capo alla Saisei Gakuen, la scuola rivale dell'Hōnan, i cui membri fanno gli idol per professione e sanno bene cosa significa intrattenere il pubblico. Tuttavia, durante la visione mi sono resa conto che ogni personaggio guardava allo stride in maniera differente, a volte sembrava quasi che questo fosse una filosofia di vita, o ancora una ragione per vivere. "Mostrami il tuo stride" ripetevano spesso, come se fosse una parte del corpo da esibire. Ci sono casi, infatti, in cui lo sport diventa una metafora dell'esistenza umana, una parentesi in cui scaricare tutte quelle che sono le nostre convinzioni, il nostro vissuto, la passione, il senso di inferiorità e di superiorità, l'incapacità di relazionarsi, la difficoltà a trovare il proprio posto nel mondo, la noia, l'annaspare continuo in questa vita che ti dà e toglie adrenalina nella frenesia della società di oggi... Nella squadra trovi quelli che in giapponese sono definiti col termine nakama (仲間 compagni), dai quali ricevi la forza per accettare te stesso, i tuoi limiti, ma anche per rivalutare il potenziale che nemmeno sai di avere ma che agli altri è chiaro come la luce del sole in primavera.

Sospinti dal vento, i corridori di Prince of Stride Alternative inseguono la mano dal compagno che deve dargli cambio nella staffetta, nemmeno fosse l'unica àncora di salvezza che gli resta prima di piombare nel baratro dell'oscurità. L'amore dei Giapponesi per le staffette non mi è ancora chiaro, ma dopo aver visto Free! e ora anche PoSA, ho potuto notare che il messaggio che vogliono trasmettere con questo elemento è semplice: completa fiducia fra compagni di squadra, mossi da un obiettivo comune e da sentimenti analoghi. È risaputo che il valore messo più in risalto negli spokon o pseudo tali è l'amicizia, intesa sia come vincolo fra persone che si conosco da molto tempo, sia fra quelle che il destino ha legato tramite lo sport argomento della storia. Nel caso specifico di Prince of Stride: Alternative, il fulcro della trama ruota intorno all'amicizia fra il trio protagonista composto da Yagami, Fujiwara e Sakurai, ma non manca di dedicare spazio anche al legame fra i senpai Heath e Kyōsuke, riavvicinatosi dopo anni di separazione, o quello fra Kohinata e Kadokawa. Infine, non meno importante, la relazione fra membri di un unico team che corrono sotto uno stesso stendardo.

Prince of Stride: Alternative si presenta come una mescolanza di gare e allenamenti, quindi di momenti dedicati allo sport, e di slice of life, in un'ottica volta a descrivere la quotidianità dei protagonisti. Da buon esponente del suo genere di anime tratto da otome game, punta molto sull'estetica dei personaggi, i quali, oltre ad avere un bel chara design, hanno una colorazione fredda ma luminosa. L'utilizzo di colori caldi per gli sfondi, invece, con cieli quasi fluorescenti, nuvole bianco vernice, boschi verde acceso, fa risaltare ancora di più i personaggi che hanno un contrasto basso. Al contempo, questa vivacità nei colori rimedia alla staticità dei fondali. Anche il comparto sonoro è ben curato, con temi d'accompagnamento centrati per ogni scena. Energica l'opening "STRIDER'S HIGH", cantata dal duo emergente degli OxT; sensuale invece l'ending "Be My Steady" dei Galaxy Standard, il fittizio gruppo di idol della Saisei Gakuen, costituito dai rispettivi doppiatori, ossia Miyano Mamoru, Hirakawa Daisuke, Eguchi Takuya, Suzuki Tatsuhisa, Ono Yūki, Toyonaga Toshiyuki. E, per rimanere in tema, il doppiaggio è stato ottimo, con la partecipazione di seiyuu importanti. Se volete rifarvi le orecchie è l'anime adatto! A livello di sceneggiatura, il dramma fortunatamente non ci mette molto a risolversi. Forse è stato anche tutto troppo sbrigativo, soprattutto nel finale, ma non è che si potesse pretendere chissà cosa. La caratterizzazione dei personaggi, infatti, è stata buona nelle linee generali, ma sono mancati approfondimenti sui personaggi secondari e qualche filo di trama in più per i principali. A conti fatti è un anime di dodici episodi che non punta ad essere nient'altro che intrattenimento. Il fanservice è presente, anche se in quantità ridotta rispetto a quello che ci si aspetterebbe da una serie simile.

Senza nemmeno provare a nasconderlo, Prince of Stride: Alternative è ispirato liberamente a Free!, del quale ne riutilizza vari espedienti tecnici, come i primi piani strategici o la staffetta, o il protagonista "autistico" che ha i capelli swish, solo per citarne qualcuno... Sicuramente è un Free! in piccolo, perché non ha tutto quell'architrave di dramma e fanservice su cui la KyoAni ha puntato con l'anime dei nuotatori. Se da un lato è apprezzabile questa semplicità, dall'altro, se non lo si gonfia adeguatamente, il pallone aerostatico vola a bassa quota. E molto presto, se a breve non ne verrà annunciata una seconda serie, Prince of Stride: Alternative finirà nel vaso di Pandora degli anime tratti da otome game. Insomma, se devo quantificare in voti è un bel 7 e mezzo, innanzitutto perché mi è piaciuto, poi perché è un buon prodotto nel suo genere e ha avuto il pregio di avere una protagonista non ritardata mentale, come accade spesso per questa tipologia di anime. Adesso non vi resta che mettervi in posizione. E come dicevano in PoSA... On your mark. Get set. GO!