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9.0/10
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<<L’unica cosa certa è che questa gente ha una sensibilità pari ai Romani. Non finisco mai di imparare da loro… vorrei poter venire a studiare in questo paese… ah… di nuovo…?>>


Thermae Romae (テルマエ・ロマエ) è un manga ideato, scritto e disegnato da Mari Yamazaki, autrice che molto ama e conosce il nostro paese e la nostra cultura.
I trentotto capitoli che compongono l’opera sono stati pubblicati in Giappone sulla rivista Comic Beam a partire dal febbraio del 2008 e, successivamente, racchiusi e portati in Italia in sei volumi dall’editore perugino Star Comics, a partire dal 2011.

L’opera in questione è di difficile lettura e comprensione, pur presentandosi apparentemente come un semplice seinen comico e storico.
Per indagare come si deve Thermae Romae bisognerebbe innanzitutto focalizzarsi sull’artista, conoscerla e capire cosa intende presentare al lettore.
Mari Yamazaki è infatti una fumettista giapponese prevalentemente formatasi tra Italia e Giappone, nata a Tokyo nel 1967, si trasferì all’età di quattordici anni in Europa e a diciassette in Italia, dove frequenterà l'Accademia di Belle Arti a Firenze.
Sempre in Italia conobbe e sposò l’attuale marito Beppi Chiuppani, per poi traferirsi negli Stati Uniti. Mari Yamazaki visse inoltre in Portogallo e Medio Oriente, soprattutto in Siria.
Nacque si in una famiglia edochiana di artisti, si formò si in Italia in Accademia di Belle Arti e sposò si un letterato, ma iniziò a disegnare fumetti solo nel 2000 e, la sua più celebre opera, Themae Romae iniziò ad essere disegnata solo nel 2007, quando la fumettista aveva già quarant’anni.
Grazie a questi pochi dati già possiamo capire come l’impatto culturale del nostro paese abbia fortemente influenzato l’autrice, l’Italia all’interno del manga c’è, è viva, si sente, la cultura dei Romani, che in fondo noi possediamo in piccola parte, è stupendamente visibile.
Thermae Romae, grazie alla sua originalità, vinse infatti nel 2010 il Manga Taishō Award III e successivamente il Miglior storia breve al Premio culturale Osamu Tezuka. Riconoscimenti che spinsero la Repubblica italiana a premiare Mari Miyazaki con l’Ordine della Stella d'Italia, onorificenza che premia coloro che hanno promosso con dedizione la storia, la cultura e le tradizioni italiane nel mondo.
Il manga ottenne inoltre un successo tale da meritare una trasposizione animata prima, andata in onda nel 2012, e un live action poi, presentato in Italia sempre nel 2012.


Trama e sviluppi
Roma, II secolo d.C., l’ingegnere termale Lucio Quinto Modesto si ritrova in difficoltà economiche ed inventive nella sua Roma adrianea.
Dopo svariati tentativi di ottenere l’approvazione dei suoi progetti da parte del suo datore di lavoro, Lucio viene licenziato e si ritrova così in un bagno (di guai) termale stanco e triste, senza sapere che presto le idee arriveranno e lo renderanno famoso nell’Urbe.
Ma queste idee non arriverà dalla Roma di Adriano, ma dal Giappone contemporaneo!

Per analizzare la trama vorrei partire da un quesito iniziale: i viaggi nel tema sono originali? Assolutamente no, anzi. Quindi, a rigor di logica, dovremmo sostenere che l’opera in questione non è originale, ma non è proprio così, anzi.
In un mercato spesso annoiato dai continui titoli sempre più simili tra loro, per fortuna, spuntano qua e là opere che, anche in un’apparente semplicità e ripetitività, sanno donare al lettore la possibilità di leggere un qualcosa di diverso.
Tornando quindi alla domanda iniziale ci terrei a sostenere che, di per sé, l’originalità del manga non sta proprio nel tema dei “viaggi nel tempo”, ma nella sua precisa applicazione e nelle sue modalità.
La mangaka non si prende la briga di spiegare troppo nel dettaglio il come Lucio possa viaggiare tra la Roma adrianea e il Giappone di oggi, non lo vuole fare sia per via di aspetti pratici difficilmente sbrigabili, sia per una questione di leggerezza dell’opera: inutili spiegazioni avrebbero appesantito la storia e “sgasato” la bellezza del racconto.
Qui il tema dei viaggi temporali è presentato genuinamente, semplicemente e simpaticamente, diverte il lettore, lo fa immedesimare nel racconto, lo mette nelle condizioni di non doversi chiedere necessariamente né il come né il perché. E proprio questo, a parer mio, risulta essere uno dei punti forti dell’opera, uno degli obbiettivi della mangaka meglio riusciti.
Un altro aspetto che ci terrei a sottolineare è quello relativo alla narrazione, sia dal punto di vista del ritmo che dell’intensità.
Il racconto è leggero, così come lo è l’idea di base, e allo stesso modo anche la narrazione segue questa filosofia narrativa. I pilastri fondamentali per lo sviluppo del racconto, infatti, inizieranno ad essere gettati solo nel terzo volume (quindi circa a metà della pubblicazione!) e il racconto vero e proprio subirà una decisa accelerata nel quarto e, ahimè, uno dei pochissimi tasti dolenti di Thermae Romae, un finale un po’ troppo affrettato nel sesto e ultimo volume. In tutto ciò, quindi, quale è stato il ruolo dei primi due volumi? I primi due volumi hanno sapientemente gettato le basi del racconto, hanno creato la struttura narrativa e l’ambientazione dell’opera anche passando per un’ostinata e convinta ripetitività che, personalmente, mi sento di apprezzare. E quale miglior modo per creare un contesto narrativo ed una ripetitività che dà la possibilità al lettore di gettarsi di testa dentro l’opera? Con piccoli racconti autoconclusivi racchiusi in un unico capitolo ovviamente, scelta semplice, efficace e, soprattutto, saggia.

Messaggi
All’interno di questa struttura ben studiata e ragionata dalla Yamazaki, l’autrice stessa intende lanciare dei segnali più o meno nascosti e di portare al lettore degli spunti interessanti intorno cui sviluppare un’opinione sull’uomo, antico e moderno, maschio e femmina, romano e giapponese, anziano e giovane, e via dicendo. L’uomo è una creatura magnifica oggi così come lo era più di duemila anni fa, l’uomo è una creatura strabiliante sia nel Giappone di oggi che nella Roma di ieri e, soprattutto, gli uomini sono uomini, forse apparentemente diversi tra loro ma in realtà meravigliosamente simili. E questo lo vediamo nella tradizione del bagno, tipico pilastro culturale sia per gli antichi Romani che per i giapponesi.
Ogni tanto negli scritti collocati tra un capitolo e l’altro l’autrice si lascia andare in alcuni suoi personalissimi ragionamenti morali, più o meno condivisibili e apprezzabili, ma anche in questo contesto non me la sento di criticarla in modo particolare, anzi, sotto certi aspetti ammiro la sua decisione di imporsi e dire la sua.
Insomma, nella sua semplicità, Thermae Romae dà la possibilità al lettore di ragionare intorno ad alcuni interessantissimi aspetti sia della nostra cultura che di quella del passato e, soprattutto, ci vuole far ragionare intorno ad alcuni punti che ci contraddistinguono, che contraddistinguono noi umani.

Disegno
Il tratto che Mari Yamazaki utilizza per raccontare la storia di Lucio è abbastanza grezzo. Non è stupendo, è vero, ma c’entra con l’opera e la contraddistingue.
Non è uno stile stereotipato, non è inutilmente addolcito da tratti morbidi o particolari che appagano la vista, non è presente dell’inutile ed ingiustificato fan service per catturare maggiormente gli sguardi, anche se ha avuto sicuramente l’occasione di utilizzarlo siccome l’opera parla di bagni termali.
Lo stile è semplice, duro e forse anche un po’ vecchio e rozzo, ma diretto. Ricordiamoci comunque che siamo davanti ad un’opera comica, dove la semplicità del disegno spesso aiuta il lettore nella lettura e risalta l’umorismo delle battute.
Insomma, uno stile che apprezzo, perfetto per questo tipo di opera, uno stile quasi occidentale soprattutto nella rappresentazione dei romani, sfondi bellissimi perché precisi ma senza essere inutilmente arricchiti da futili particolari, resa anatomica ben fatta che ricorda molto la statuaria classica e il “popolo dalla faccia piatta”, come lo definisce proprio Lucio, un po’ stereotipato ma ben rappresentato.

Edizione
Discreta. Volumetti della Star Comics stampati su carta di media qualità, non proprio bianca, e facilmente rovinabile alla luce del sole. Ho comprato il primo volume e i restanti cinque a distanza di qualche anno e il colore giallastro che ha presto il primo volumetto è un po’ un pugno nell’occhio rispetto ai restanti.
Costine non propriamente allineate nel migliore dei modi e resa del colore non di altissima qualità.
Buona la scelta di una carta grezza e di una sovraccoperta, ben si addice ad un manga storico, ma anche qui la qualità non è eccezionale ma discreta.
Prezzo abbastanza contenuto anche se, considerato le date di uscita dei volumetti, non proprio economico.
Una ristampa in un’edizione di lusso se la meriterebbe proprio, soprattutto in Italia, paese in cui è ambientato parte del manga, tenendo conto anche delle onorificenze ottenute dal manga e dall’artista.


In conclusione che dire? Ero un bambino quando Roma entrò prepotentemente nel mio cuore, quindi forse il mio giudizio potrebbe essere di parte ma, sdolcinatamente, devo ammettere che un angolino nascosto del mio cuore è stato conquistato anche da quest’opera. Chissà per quale motivo. Sicuramente non per la sua eroicità, né tantomeno per la sua grandiosità o la sua imponenza, tutti aggettivi che potrebbero essere tranquillamenti applicabili alla città di Roma. No, penso che Thermae Romae mi abbia conquistato per la sua semplicità, per la sua spontaneità, per il suo umorismo e soprattutto per la sua leggera e sfacciata bellezza.
Sicuramente quest’opera non rappresenta e non rappresenterà mai Roma nel mondo (o il Giappone di oggi), ma una sua piccola parte si, una sua piccola parte certo che si.
Thermae Romae rappresenta uno scorcio della cultura e della tradizione termale del popolo romano (e di quello giapponese), imponente e grandioso, e lo fa con la semplicità del disegno, così com’è, così com’era.
Viva Roma.