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Il 21 aprile di vent’anni fa usciva “Vampire Hunter D - Bloodlust”, lungometraggio anime tratto dalla penna dello scrittore Hideyuki Kikuchi, autore di una serie di romanzi di successo (trentasei, in corso) illustrati da Yoshitaka Amano. Le gesta del solitario cacciatore di vampiri D erano già state animate una prima volta in un OAV di 75’ (“Vampire Hunter D”, 1985), ma il film aveva scontentato la maggior parte dei fan che ne richiedevano a gran voce una riedizione, e lo stesso Kikuchi si era detto non troppo soddisfatto del risultato finale. Fu così che nel 1997 alla Madhouse iniziarono i lavori su un nuovo e più ambizioso progetto destinato alle sale, questa volta da affidare al talentuoso regista Yoshiaki Kawajiri, che si era fatto conoscere per lo stile cupo e truculento di film come “Wicked City” e “Ninja Scroll”.

In occasione del ventesimo anniversario della sua uscita giapponese, abbiamo ripreso in mano il DVD del film, per cercare di rispondere al dubbio amletico: “Vampire Hunter D - Bloodlust” è un classico immortale che vale la pena di riesumare? O è meglio lasciarlo riposare nella sua bara impolverata?

La storia è basata sul terzo capitolo della serie di romanzi di Hideyuki Kikuchi dal titolo “D - Yosatsuko” (“Demon Deathchase”). In un futuro post-apocalittico il mondo è regredito allo stadio di un selvaggio West con il retaggio di una sofisticata tecnologia, i vampiri sono i padroni della notte ma sono ormai in via d’estinzione e sulle loro teste pendono laute ricompense che fanno gola ai cacciatori di taglie, gli unici in grado di proteggere la razza umana dal loro oscuro potere. Quando la giovane Charlotte Elbourne viene rapita dall'algido vampiro Meier Link, il vecchio padre di lei decide di assoldare il misterioso D, cacciatore di taglie che dovrà recuperare la fanciulla o ucciderla, qualora la ritrovasse già vampirizzata. Sulle tracce dei fuggiaschi c’è però anche la banda dei fratelli Markus, un'agguerrita compagnia di ammazzavampiri patentati. Attraverso lande desolate e foreste incantate, cavalcando cavalli cybernetici contro orde di demoni e lupi mannari, la folle corsa dei protagonisti culminerà nel castello della sanguinaria contessa Carmilla, vampira famigerata per i suoi eccessi di crudeltà.

Nell’ambito dell’assortita letteratura sui vampiri, “Vampire Hunter D - Bloodlust” si attesta come una creatura aliena, a cominciare dall’iter produttivo quanto mai atipico. Il film venne infatti realizzato perlopiù negli studi della Madhouse a Tokyo, ma, con la prospettiva di una distribuzione negli Stati Uniti, si decise di doppiare il film direttamente in inglese, spostando oltreoceano la fase di post-produzione. La sceneggiatura venne quindi tradotta e adattata in inglese, e tutta la parte audio (compresi gli effetti sonori, i dialoghi e la colonna sonora) venne registrata in California con la collaborazione della Urban Entertainment e con gran parte dei dialoghi americani registrati prima ancora che il film fosse completo, sempre in contatto con i responsabili artistici giapponesi.

Il film debuttò ufficialmente allo Yuubari Fantasy Film Festival in Hokkaido, nel 2000, benché di fatto fosse ancora in lavorazione. I dialoghi giapponesi vennero registrati nel gennaio successivo, mentre ancora nel marzo 2001 vennero apportate correzioni ai dialoghi inglesi: si tratta di una cinquantina di piccoli cambiamenti, i più rilevanti dei quali riguardano l’inserimento di notizie sul passato di D. Il film uscì nelle sale giapponesi nell’aprile 2001, con parlato in inglese e sottotitoli in giapponese.

“Vampire Hunter D - Bloodlust” è una produzione con un budget medio non paragonabile alla magnificenza di altri titoli dello stesso periodo (ad es. “Steamboy” o “La città incantata”), ma che vanta un aspetto tecnico di prim’ordine e uno stile grafico tale, da rendere epico questo stravagante spaghetti western in salsa tecno-gotica. Yoshiaki Kawajiri si conferma raffinato regista d’animazione che, con mestiere consumato e uno slancio creativo sfrenato, si mette al servizio di una formidabile macchina per l’intrattenimento.

Se da un lato il film presuppone gli stereotipi vampireschi più classici, attingendo alla sterminata cinematografia hollywoodiana fino a ripercorrere i paradigmi del genere (amore romantico/rapimento/inseguimento e fuga), dall’altro prende questi ingredienti e li getta in un calderone ribollente di azione e splatter, il tutto incorniciato in uno scenario western/steampunk con una formula inedita e con esiti a tratti sorprendenti.

Strutturato su crescenti livelli di difficoltà quasi come un videogioco, il racconto è scandito dagli estenuanti duelli all’ultimo sangue contro un variegato bestiario che si sussegue fino al boss finale, rappresentato dalla contessa Carmilla. La sceneggiatura (accreditata nel DVD a Jack Fletcher), fin qui abbastanza equilibrata tra esplorazione e combattimenti, scivola verso un finale un po' frettoloso, con la figura di Carmilla che rimane abbozzata, considerando il suo peso centrale nell'economia del racconto.

Il protagonista D è un cavaliere pallido dai tratti androgini e dal passato avvolto nel mistero. Di lui si sa solo che è il più temuto e infallibile cacciatore di vampiri e che è un dhampir (nella tradizione folkloristica di origine slava è una creatura generata dall'unione tra un vampiro e una donna umana). Come arma usa una lunga spada con cui è in grado di tagliare qualsiasi materiale. Tormentato da una sete di sangue che non potrà mai essere placata, D è in qualche modo collegato al Grande Antenato di tutti i vampiri. Un demone gargoyle che vive in simbiosi nella sua mano sinistra è il suo unico compagno di viaggio, lo aiuta a seguire le tracce e a sbloccare incantesimi, oltre a fungere da spalla comica con le sue sortite a base di humor nero.

Meier Link è uno dei più potenti vampiri ancora in vita, ha migliaia di anni e la capacità di cambiare forma, di volare come un pipistrello e di guarire in breve tempo da gravissime ferite. Innamorato di Charlotte, resiste alla tentazione di succhiarle il sangue per non infliggerle il supplizio dell'immortalità destinata ai vampiri. La sua storia d'amore tragica, che strizza l'occhio a quel tipo di romanticismo già visto nel “Dracula” di Francis Ford Coppola, ha un grande potenziale, che però non viene sfruttato appieno. Charlotte, il cui ricco padre ha ingaggiato i migliori cacciatori sulla piazza, è in realtà fuggita di sua spontanea volontà con l’intento di raggiungere con il suo amante la Città della Notte. Pur essendo funzionale alla trama, questo personaggio è poco definito, ha sparuti dialoghi e finisce per rimanere piatto e incolore.

Attraente, coraggiosa e astuta, Leila riesce a ritagliarsi il ruolo di personaggio femminile più presente sulla scena con la sua singolare moto monoruota e la gigantesca pistola che spara proiettili d’argento. Si è unita alla banda dei fratelli Markus per vendicare la morte dei suoi genitori avvenuta per mano dei vampiri, e all’inizio non accetta la concorrenza di D, ma durante la caccia i loro sentieri si incrociano spesso e i suoi sentimenti cambiano nel corso della storia, tanto che la sua relazione con D risulta quasi più appassionante di quella tra Meier Link e Charlotte. Il barbuto Borgoff è il maggiore dei fratelli Markus e il capo del gruppo, estremamente orgoglioso e molto protettivo con i fratelli, la sua arma è una balestra fissata al polso che spara raffiche di frecce d’argento. Grove è il secondo dei fratelli e appare gravemente malato, ma, quando gli viene iniettata una speciale sostanza chimica, può proiettare un immagine di sé stesso sul campo di battaglia. Quest’arma però è usata raramente, perché lo porta ai limiti delle proprie forze. Magro e agilissimo, Kyle è il fratello più ribelle, ha un carattere ostile e aggressivo e le sue armi sono due sciabole incrociate, naturalmente in argento.

Condannata all’esilio per 5000 anni nel suo magnifico castello con una spada conficcata nel cuore, lo spettro di Carmilla ha il potere dell’illusione e la capacità di leggere nel pensiero, attira i due innamorati fingendo di aiutarli, ma in realtà mira al sangue di Charlotte necessario per la sua resurrezione. Questo super villain, che avrebbe sicuramente meritato maggior minutaggio, appare come la sintesi di almeno tre diverse suggestioni: il personaggio omonimo del romanzo di Le Fanu (uno dei capostipiti letterari del genere), l'affascinante regina/strega di Biancaneve dei fratelli Grimm, e la vera "contessa sanguinaria" Erzsébet Báthory (1560-1614), nobildonna e serial killer ungherese.

Fondamentalmente, “Vampire Hunter D - Bloodlust” rimane un film d’azione, e su questo fronte non delude le aspettative. L’esilità della trama lascia spazio a spettacolari sequenze animate, creative ed eleganti (soprattutto in occasione dei duelli che mettono in mostra le incredibili evoluzioni e le diverse abilità degli avversari). Lo sforzo produttivo di Madhouse è sempre all'altezza della situazione e il film visivamente regge dignitosamente i segni del tempo, sfoggiando delle animazioni fluide e ipercinetiche che vedono la presenza del futuro regista Takeshi Koike (“Redline”) ai genga (disegni chiave).

Dove il film brilla davvero di luce propria è nell’aspetto più prettamente artistico (fondali e design dei personaggi) e nelle musiche. Il direttore artistico Yuji Ikehata (“Magnetic Rose”) esegue un lavoro splendido sulle scenografie che si distinguono per la cura dei dettagli e l’eclettismo: la caccia demoniaca porterà i personaggi a vagare tra grattacieli in rovina, distese desertiche, antichità classiche, foreste incantate, vecchi saloon, palazzi in stile vittoriano fino all'immancabile castello gotico, il tutto dominato da una tavolozza di colori scuri. Notevoli anche gli elementi di corredo come i sontuosi costumi barocchi di Charlotte e Carmilla, e il design steampunk di equipaggiamenti, veicoli e armi.

Il character design rappresenta un’ulteriore attrattiva di questa pellicola. I vampiri di Yoshitaka Amano (rimodellati per il grande schermo da Yutaka Minowa che si occupa anche della direzione delle animazioni), hanno fisici statuari, una languida grazia liberty e un fascino crepuscolare e decadente. Pittore e illustratore veterano, con influenze che vanno dai fumetti occidentali a Leonardo da Vinci, dall’Art Nouveau alle incisioni ukio-e, Amano ha illustrato l’intera produzione letteraria di “Vampire Hunter D” e ottenuto molti riconoscimenti (tra cui proprio il Bram Stoker Award per aver illustrato “The Sandman: The Dream Hunters” di Neil Gaiman), ma la sua fama la deve soprattutto per il lavoro sulla popolare saga videoludica di “Final Fantasy”.

A completare il quadro complessivo del film, ci pensa la maestosa colonna sonora di Marco D'Ambrosio che supporta le oscure visioni dell’anime con una tambureggiante orchestrazione sinfonica di livello hollywoodiano. Una sequenza di temi suggestivi che spaziano dalle atmosfere concitate e i ritmi serrati di “Grove”, “Into the Trees” e “The ring”, a momenti più intensi e drammatici (“Leila’s Feelings”, “Outside the Castle”), passando per il romantico clavicembalo di “The Rocket Hall” e lo struggente pianoforte di “Hallucinations” e “Charlotte’s Love”, per finire con l’organo a canne (imprescindibile quando si tratta di gothic-horror) e i canti gregoriani di “Vampira Missa”, che strizzano entrambi gli occhi ai celeberrimi “Carmina Burana” di Orff.

L’ultima edizione italiana in home video risale al 2005 ed è ormai fuori catalogo. Doppiata e distribuita da Yamato Video/CG Entertainment, presenta tracce audio in italiano e inglese, sottotitoli italiani, e contenuti extra quali trailer originali e gallerie di immagini con schede dei personaggi, disegni preliminari e acetati. Fra i doppiatori compaiono Marco Balzarotti (D), Claudio Moneta (Meier Link), Loredana Nicosia (Leila), Cristiana Rossi (Charlotte), Raffaele Fallica (Mano di D), Elisabetta Cesone (Carmilla). I romanzi originali di Hideyuki Kikuchi non sono mai stati pubblicati in Italia e per chi volesse addentrarsi nel mondo cartaceo di D non resta che il manga in corso di pubblicazione da parte di J-Pop.

A vent’anni dalla sua prima uscita possiamo concludere che “Vampire Hunter D - Bloodlust” merita senz'altro una riscoperta e ha ancora tanto da offrire non solo ai feticisti dell’estetica dark, che qui troveranno una divertente variazione sul tema, o ai fan di Yoshiaki Kawajiri, che avranno fra le mani un ottimo esempio del suo cinema d'animazione vecchia scuola. Il film si lascia apprezzare per un comparto grafico/visivo di assoluto livello, intrattiene e diverte con una storia d’avventura e azione immersa in una raffinata atmosfera fantasy-horror e offre un’intrigante rilettura postmoderna e tutta giapponese del vampiro classico.