Recensione
Uno Zoo d'Inverno
8.0/10
Recensione di MangAnimeEnthusiast
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Scoprire di più sulla sempre intricata ma affascinante realtà dei manga e mangaka grazie alla penna di uno dei più emblematici Sensei è sempre un'occasione speciale.
E lo è anche e soprattutto quando il modo con cui decide di descriverlo va oltre le più certe aspettative.
Ovviamente, nell'approcciarsi a questo volume dagli sprazzi dichiaratamente autobiografici tutti si aspetterebbero un resoconto, se non una vera e propria dissezione della natura dell'industria e dell'ascesa di un aspirante fumettista, dalle basi come assistente fino al primo titolo pubblicato.
E in effetti questo è al centro di quel che ci viene raccontato, MA senza risultarne del tutto il fulcro principale.
Non è poi troppo inusuale in realtà: ogni storia di Taniguchi è un cammino, una graduale salita verso mete apparentemente impossibili in cui la vera resilienza è forgiata da scoperte e considerazioni che aiuteranno a vedere oltre lo stato apparentemente immutabile delle cose, e delle persone.
In breve, Taniguchi ci invita ogni volta a (ri)aprirci alla nostra piccola, turbolenta ma non per questo impossibile esistenza, e così farà col protagonista, suo ideale alter-ego.
Già l'inizio prende in contropiede, in quanto assistiamo a una sorta di melò in cui la passione del nostro per il disegno è lievemente introdotta ma tenuta decisamente in secondo piano, offrendo invece una non troppo velata critica a certi aspetti della cultura nipponica che paiono tanto arcaici quanto rigidamente attuali nel loro contesto; ma è comunque l'occasione per comprendere il carattere e l'approccio alla realtà di Hideo, un brillantemente delineato distacco parzialmente frutto di insicurezza e alienazione giovanili.
L'improvvisa svolta che chiude questa parte ci fa finalmente approdare nel vero teatro del tutto, un'area interamente urbana nettamente all'opposto dei paesaggi e sentieri immersi nella natura più pura tanto cara al Sensei.
Da qui dunque Taniguchi ci metterà di fronte non tanto alle intemperie a cui i mangaka e i loro assistenti sono continuamente soggetti, ma a tutto il microcosmo in cui si muovono, dal piccolo grande studio di lavoro alle strade di una Tokyo soprattutto notturna, illuminata da vibranti luci dei locali in cui andare a bere anche alle ore più tarde dopo tutto il lavoro non-stop sulle tavole dell'autore, o a esplorare i quartieri più famosi durante i giorni liberi, facendo ogni volta conoscenza con personalità che vivono in un costante equilibrio che li pone consapevolmente a metà tra la realtà e il sogno, e Taniguchi è semplicemente grandioso ad inquadrare ognuno di loro con poco, delineando più tipi di caratteri che "stordiranno" in parte tanto Hideo quanto il lettore, non tirandosi indietro dal mostrare le contraddizioni che in fondo ogni esponente del mondo dell'Arte vive continuamente, alcuni in modo più estroverso, altri meno.
A risaltare meglio sono soprattutto i momenti di frustrazione che lo stesso Hideo prova fin da subito, esponendo il carattere di un giovane assolutamente realistico in cui il lettore può immedesimarsi tranquillamente, comprendendone il lento ma necessario progresso nel capire come funziona effettivamente il mondo in cui si muove, e come ciò lo possa influenzare nel creare fumetti; questo lo porterà anche ad avere una serie di reazioni non propriamente condivisibili, ma che aiutano a renderlo meno statico di quanto possa sembrare a prima vista, specialmente nell'ultima parte della storia quando soggiungerà un'ulteriore svolta capace di far storcere facilmente il naso a molti, ma che invece Taniguchi riesce a trattare anche qui con incredibile finezza per non sfociare nel melodramma gratuito.
Tuttavia, anche a fronte di questi punti di forza non si può negare la sensazione di "eccessivo contenimento" da parte dell'autore: pur sfruttando la sua tipica delicatezza nel tratto e nella sceneggiatura al meglio, qui Taniguchi riesce sì a trasmettere il necessario con poco, ma senza restituire del tutto un impatto completo, inquadrando il tutto in una cornice chiara ma molto più contenuta del solito, anche nel disegno sempre pulito e intenso nei momenti giusti, ma meno ricco nei dettagli e nell'ampiezza rispetto al solito, complice sicuramente la natura molto più intima della storia.
Questo può comportare un grosso limite soprattutto per i lettori non troppo familiari con la realtà nipponica, né col mondo dell'editoria manga, come se tutto venisse dato troppo "per scontato"; questo anche alla luce dell'essere una delle ultime fatiche del Sensei, quindi risentendo possibilmente dell'essere una sorta di sunto, seppur piccolo, della sua carriera e dei suoi temi.
Ed infine, altra questione non indifferente si ha proprio sul finale, con una chiusura improvvisa che teoricamente lascia spazio per altro che chiaramente non verrà mai raccontato.
Quindi, immagino che il consiglio migliore sia di intraprendere questa lettura dopo aver recuperato i titoli più Classici di questo Maestro che però riesce comunque a stupire anche con questo piccolo omaggio nel rammentarci con efficace realismo misto al più sentito sentimento cosa significhi imbracciare la propria strada portandosi appresso tutti i dubbi e le intemperie del caso, infrangendo in ogni modo la nostra bolla per entrare a viso aperto nella più sorprendente realtà.
E lo è anche e soprattutto quando il modo con cui decide di descriverlo va oltre le più certe aspettative.
Ovviamente, nell'approcciarsi a questo volume dagli sprazzi dichiaratamente autobiografici tutti si aspetterebbero un resoconto, se non una vera e propria dissezione della natura dell'industria e dell'ascesa di un aspirante fumettista, dalle basi come assistente fino al primo titolo pubblicato.
E in effetti questo è al centro di quel che ci viene raccontato, MA senza risultarne del tutto il fulcro principale.
Non è poi troppo inusuale in realtà: ogni storia di Taniguchi è un cammino, una graduale salita verso mete apparentemente impossibili in cui la vera resilienza è forgiata da scoperte e considerazioni che aiuteranno a vedere oltre lo stato apparentemente immutabile delle cose, e delle persone.
In breve, Taniguchi ci invita ogni volta a (ri)aprirci alla nostra piccola, turbolenta ma non per questo impossibile esistenza, e così farà col protagonista, suo ideale alter-ego.
Già l'inizio prende in contropiede, in quanto assistiamo a una sorta di melò in cui la passione del nostro per il disegno è lievemente introdotta ma tenuta decisamente in secondo piano, offrendo invece una non troppo velata critica a certi aspetti della cultura nipponica che paiono tanto arcaici quanto rigidamente attuali nel loro contesto; ma è comunque l'occasione per comprendere il carattere e l'approccio alla realtà di Hideo, un brillantemente delineato distacco parzialmente frutto di insicurezza e alienazione giovanili.
L'improvvisa svolta che chiude questa parte ci fa finalmente approdare nel vero teatro del tutto, un'area interamente urbana nettamente all'opposto dei paesaggi e sentieri immersi nella natura più pura tanto cara al Sensei.
Da qui dunque Taniguchi ci metterà di fronte non tanto alle intemperie a cui i mangaka e i loro assistenti sono continuamente soggetti, ma a tutto il microcosmo in cui si muovono, dal piccolo grande studio di lavoro alle strade di una Tokyo soprattutto notturna, illuminata da vibranti luci dei locali in cui andare a bere anche alle ore più tarde dopo tutto il lavoro non-stop sulle tavole dell'autore, o a esplorare i quartieri più famosi durante i giorni liberi, facendo ogni volta conoscenza con personalità che vivono in un costante equilibrio che li pone consapevolmente a metà tra la realtà e il sogno, e Taniguchi è semplicemente grandioso ad inquadrare ognuno di loro con poco, delineando più tipi di caratteri che "stordiranno" in parte tanto Hideo quanto il lettore, non tirandosi indietro dal mostrare le contraddizioni che in fondo ogni esponente del mondo dell'Arte vive continuamente, alcuni in modo più estroverso, altri meno.
A risaltare meglio sono soprattutto i momenti di frustrazione che lo stesso Hideo prova fin da subito, esponendo il carattere di un giovane assolutamente realistico in cui il lettore può immedesimarsi tranquillamente, comprendendone il lento ma necessario progresso nel capire come funziona effettivamente il mondo in cui si muove, e come ciò lo possa influenzare nel creare fumetti; questo lo porterà anche ad avere una serie di reazioni non propriamente condivisibili, ma che aiutano a renderlo meno statico di quanto possa sembrare a prima vista, specialmente nell'ultima parte della storia quando soggiungerà un'ulteriore svolta capace di far storcere facilmente il naso a molti, ma che invece Taniguchi riesce a trattare anche qui con incredibile finezza per non sfociare nel melodramma gratuito.
Tuttavia, anche a fronte di questi punti di forza non si può negare la sensazione di "eccessivo contenimento" da parte dell'autore: pur sfruttando la sua tipica delicatezza nel tratto e nella sceneggiatura al meglio, qui Taniguchi riesce sì a trasmettere il necessario con poco, ma senza restituire del tutto un impatto completo, inquadrando il tutto in una cornice chiara ma molto più contenuta del solito, anche nel disegno sempre pulito e intenso nei momenti giusti, ma meno ricco nei dettagli e nell'ampiezza rispetto al solito, complice sicuramente la natura molto più intima della storia.
Questo può comportare un grosso limite soprattutto per i lettori non troppo familiari con la realtà nipponica, né col mondo dell'editoria manga, come se tutto venisse dato troppo "per scontato"; questo anche alla luce dell'essere una delle ultime fatiche del Sensei, quindi risentendo possibilmente dell'essere una sorta di sunto, seppur piccolo, della sua carriera e dei suoi temi.
Ed infine, altra questione non indifferente si ha proprio sul finale, con una chiusura improvvisa che teoricamente lascia spazio per altro che chiaramente non verrà mai raccontato.
Quindi, immagino che il consiglio migliore sia di intraprendere questa lettura dopo aver recuperato i titoli più Classici di questo Maestro che però riesce comunque a stupire anche con questo piccolo omaggio nel rammentarci con efficace realismo misto al più sentito sentimento cosa significhi imbracciare la propria strada portandosi appresso tutti i dubbi e le intemperie del caso, infrangendo in ogni modo la nostra bolla per entrare a viso aperto nella più sorprendente realtà.