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Idols.
Con la chiusura della serie-sorella "Aikatsu" nel 2024, era solo questione di tempo prima che Bandai e Toei mettessero in produzione una stagione delle Pretty Cure dedicata a questo particolare e famoso tipo di cantanti giapponesi. Nemmeno a dirlo, l'anno dopo è stato annunciato che la dodicesima stagione di questa saga sarebbe stata "Kimi To Idol Precure" (You and Idol Pretty Cure). Il palco era pronto.

Kimi To Idol parte dalla solita premessa "PrettyCure-ania": Una fatina di nome Purirun si ritrova a dover scappare dal suo mondo, Kirakiland, in cerca delle leggendarie salvatrici, le Idol Precure. Arrivata nel nostro mondo, fa subito la conoscenza di Uta Sakura che si trova ben disposta a voler aiutarla. Alle calcagna di Purirun però c'è anche la Banda Chokkiri, intenta a voler gettare anche il nostro mondo nella disperazione dopo aver distrutto Kirakiland. Uta si ritroverà lei stessa a combattere le forze del male trasformandosi in Cure Idol. Insieme a lei ci saranno due compagne di scuola, Nana Aokaze/Cure Wink, e Kokoro Shigure/Cure Kyun-Kyun.

Una delle mie critiche più frequenti delle stagioni moderne di questa saga è che la produzione si adagia un pó troppo sugli allori in termine di sceneggiatura. Sanno che Pretty Cure è la serie più popolare tra le bambine, quindi probabilmente non sentono di doversi scervellare troppo sulla trama. Dopotutto i giocattoli venderanno lo stesso. Kimi To Idol purtroppo in parte ricade anch'essa in questa trappola. Episodi su episodi slice of life che non portano avanti la trama principale, e anzi, l'essere Pretty Cure sembra un qualcosa di non così importante. Non possiamo nemmeno dire che quegli episodi servano a caratterizzare meglio i personaggi. Un altro problema delle stagioni recenti che questa eredita è che i protagonisti svolgono un character arc nelle prime manciate di episodi per poi rimanere statici per i successivi 40.

Quello che differenzia questa dodicesima stagione da quelle precedenti è che comunque gli episodi dove finalmente succede qualcosa sono quasi sempre davvero pregevoli. 
Non andrò troppo in dettaglio per non fare spoiler, ma sappiamo tutti che è tradizione avere un'aggiunta al team verso metà stagione. Ecco, trovo che qui quell'arco narrativo sia così riuscito da risultare uno dei migliori nell'intero franchise. Sembra che ultimamente le nuove stagioni abbiano paura di far provare agli spettatori del buono e sano angst. In Kimi To Idol invece non si sono trattenuti. È uno story arc ricco di emozioni dove, forse per la prima volta, essere una Pretty Cure porta davvero ad essere un peso importante da portare. Sono una manciata di episodi che mi hanno tenuto incollato allo schermo come non mi succedeva da molto con questa serie. Rimango del parere che questa stagione valga anche solo per questa parentesi.
Anche sul finale, il modo in cui gli attacchi dei nemici vengono integrati nella storia e nella "realtà" di quel mondo era davvero interessante. Però troppo poco, troppo tardi.

Parlando dei personaggi, il trio principale è abbastanza standard per una serie di questo tipo: abbiamo Uta, la sempre ottimista leader; Nana, la più riservata e intelligente, e poi Kokoro, l'esuberante membro più giovane. I personaggi che spiccano di più, trovo, siano le fatine/mascotte Purirun e Meroron. La prima è letteralmente un piccolo kamikaze pronta sempre a creare macelli involontariamente. La seconda invece ha alle spalle un passato tragico e ha un rapporto speciale d'amore con Purirun, al punto da sfociare in ossessione. La sua gelosia e diffidenza per le Cure porteranno a delle dinamiche davvero interessanti. Anche perché, sempre per via dei personaggi che non fanno chissà che percorso di caratterizzazione, il trio principale si ritroverà ad essere "Besties 4 Life" dopo solo pochi episodi. È un trend delle recenti stagioni che trovo abbastanza noioso. Il bello di serie come questa è anche vedere persone sconosciute, che magari non hanno molto in comune, siano "forzate" a diventare amiche.
A completare il team abbiamo Tanaka/Tanakhan, anch'esso fatina di Kirakiland, che si troverà a far da manager alle Idol. Diciamo che non aggiunge chissà che, ma funziona come "straight man" alle più vivaci Purirun e Meroron.
In teoria ci sarebbe anche Kaito Hibiki "l'idol leggendario", ma è così ben scritto e interessante che scompare per metà serie e io non me n'ero nemmeno accorto. Non aiuta il fatto che la sua storyline è molto fumo e quasi niente arrosto.

I nemici anche aggiungono colore al cast. In particolare il trio principale formato da Chokkirine, Cutty, e Zakkuri. Col passare degli episodi non si può fare altro che affezionarsi a questa banda di scappati di casa. In particolare è bello vederli creare un legame con le Pretty Cure. Discorso diverso invece per la big baddie, Darkine. Anch'essa una scappata di casa ma nel peggior senso possibile del termine. È purtroppo vittima del pacing ballerino della storia. Inserita troppo tardi nella trama, non incute timore e non si sa mai bene cosa voglia esattamente.

Parlando dell'elemento majokko sentai infatti, come accennavo prima, l'essere Pretty Cure sembra quasi una cosa secondaria all'interno della storia. In particolare per il fatto che i combattimenti sembrano quasi una copia l'uno dell'altro. Purtroppo nemmeno così avvincenti per via del fatto che non c'è un power scaling chiaro. Lo so, questo discorso può sembrare tanto alla "Chi è più forte: Hulk o La Cosa?" però in una serie basata anche sui combattimenti è importante avere un minimo di parametri. Altrimenti mancano completamente phatos e tensione nelle battaglie. Qui le ragazze ricevono un power up in un episodio e in quello dopo tornano ad usare i loro poteri normali senza problemi. Allora che senso ha?

Dove la serie pecca a livello di storia, non si può dire lo stesso a livello tecnico. Toei presta sempre particolare attenzione a questa saga, quindi nonostante qua e là ci siano episodi meno curati di altri, la qualità è sempre più che buona considerata che è una serie annuale. Poi ovviamente avremo ogni tanto qualche animazione nei momenti più topici che è un piccolo lavoro d'arte.

Parlando del tema della serie, le Idol e il loro mondo... E stato sfruttato abbastanza, ma più che altro per fare pubblicità ai vari gadget e a volte persino ai concerti che accadevano nella realtà. Le Cure ogni tanto si ritrovano a dover "lavorare" come Idol al di fuori dei combattimenti, ma la tematica non viene sviluppata granché. Con Urara Kasugano in Yes! Pretty Cure 5 avevano indagato molto di più quel lavoro e industria in solo un paio di episodi. Credo non aiuti il fatto che nessuna delle protagoniste è in realtà interessata ad essere una Idol o al loro mondo. Si, gli piace cantare, suonare, o danzare ma finisce lì. Se volete qualcosa alla Creamy Mami ma con combattimenti, questa serie non fa per voi.

E il lato musicale? Ci aspettavamo grandi cose considerato il tema della stagione e... E' in linea con quello che questa saga produce. Ottima soundtrack con pezzi davvero orecchiabili, e opening ed endings davvero catchy. In particolare la sigla iniziale e la prima sigla finale rimangono in testa al primo ascolto. Per quanto riguarda le insert songs, questa stagione ha la peculiarità di far cantare le ragazze prima del colpo finale al nemico. Pensavamo ne avrebbero approfittato per tirare fuori più canzoni possibili, ma no. Le ragazze si limitano a ricevere una canzone ciascuna. Addirittura per il primo attacco di gruppo si sono limitati ad usare la prima ending. Probabilmente si sono accorti che era la canzone più memorabile e valeva la pena sfruttarla il più possibile.

Mi trovo a dare un 7.5 a questa stagione. Nonostante abbia gli stessi problemi di recenti stagioni, Kimi To Idol risulta più piacevole di esse, con l'unica eccezione di Wonderful. E' sicuramente migliore di Hirogaru Sky (che purtroppo si perdeva completamente a metà stagione), ma anche di serie come Tropical Rouge e Delicious Party (quest'ultima in particolare rimane il punto più basso toccato da questa saga). I momenti alti di Kimi To Idol sono davvero alti, ma anche i momenti slice of life si lasciano guardare grazie a momenti comici davvero riusciti. Se solo la trama fosse stata sviluppata con un pacing migliore! Le carte in regola per essere qualcosa in più di "piacevole" c'erano.