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Cosa diamine ho visto?

È questa la domanda che mi sono fatto al termine della visione degli 11 episodi di SHIBOYUGI: Playing Death Games to Put Food on the Table.

Un anime criptico, violento, senza dubbio molto derivativo, che non è di base un difetto. Ma anche ben più che confuso nella scrittura e mediocre nella realizzazione tecnica. Si salvano, a mio modesto avviso, solo la fotografia e il comparto sonoro.

Dovute premesse: non ho letto la light novel né il manga, ho visto l'anime doppiato in italiano, che reputo di buon livello.

Attenzione, la recensione da qui contiene spoiler, siete avvertiti.

La trama... trama? Sarà provocatorio: Shiboyugi non ha una trama. Il setting di partenza è: protagonista adolescente di nome Yuki che partecipa a giochi mortali dove le concorrenti sono tutte ragazze piuttosto giovani. Di base si vedono solo due tipi di partite: escape room, nelle quali tendenzialmente le partecipanti dovrebbero collaborare, e battle royale, con gruppi che si fronteggiano e devono eliminarsi a vicenda per un motivo o per l'altro.

L'anime inizia con un'escape room, con Yuki e altre cinque ragazze chiuse in una grande villa, per uscire dalla quale dovranno affrontare tutta una serie di sfide. Il primo, lungo episodio (48 minuti), getta le basi per quella che potrebbe sembrare una storia interessante. Yuki è fredda, calcolatrice, è a ridosso delle 30 partite e sa molto bene quello che fa. Il suo obiettivo dichiarato è arrivare a 99 e per vincere, ormai, non si scompone a uccidere. È quello che accade per far aprire la porta della villa: possono uscirne solo in tre, due sono morte e le rimanenti si sono dovute amputare degli arti per attraversare una porta che restava bloccata al di sopra di un peso massimo. Yuki scarica la ragazza che porta sulle spalle e la trafigge con un bastone senza pietà.

Le mutilazioni sembrano non avere grandi conseguenze, grazie a un processo di "imbalsamazione", che coagula il sangue nell'immediato contatto con l'aria in una sorta di bambagia. È anche un po' una furbata narrativa, perché evita di mostrare proprio il sangue a schermo, se non in piccolissime dosi. Yuki, terminato il gioco, sembra totalmente ristabilita. E qui partono diversi flashback sulle partite precedenti che provano a fornirci i perché di Yuki, dei giochi mortali, della fantomatica mentore della protagonista. Provano, o direi hanno il pretesto di farlo. Niente di tutto questo risulta soddisfacente.

Una delle cose che ho trovato davvero per nulla a fuoco e che sin da subito tedia lo spettatore, sono stati gli approfondimenti sulle altre partecipanti. Interi episodi sono dedicati ad alcune ragazze, ci mostrano frammenti del loro passato, provano a spingere lo spettatore a empatizzare con loro. Ma, di fatto, neanche con Yuki riesce a creare alcun tipo di coinvolgimento emotivo. E così le puntate dedicata a Mishiro o a Moegi servono solo a fornire un sottotesto puerile a un'altra vittima. Chi ha scritto la storia sembra volerci gridare: "Guarda! Non è carne da macello! Sono persone!". Ok, ma sono parentesi vuote, spezzano il ritmo e si concludono praticamente sempre con la morte della protagonista momentanea.

Shiboyugi poi di base non spiega assolutamente nulla del suo contesto. Neanche in maniera velata. Veniamo anche ingannati e speriamo in una svolta, quando Yuki a un tratto è contattata da un individuo che dice di essere il padre di una concorrente morta in un gioco precedente. Vuole far crollare il sistema e le chiede di inghiottire una pillola che fungerà da trasmettitore, per capire dove si sarebbe tenuto il prossimo gioco e, forse, intervenire. Yuki sembra acconsentire dopo alcuni dubbi ma a questo gesto non è dato alcun seguito.

I difetti nella scrittura sono soffocanti. Le antagoniste, le varie Mishiro, Moegi e la mentore di quest'ultima che si scopre essere una traditrice del gruppo di Yuki (un pastrocchio senza precedenti, a un certo punto non si capisce chi uccide chi e perché), sono macchiette, stereotipi e i suddetti flashback fanno più danni che altro, annoiando lo spettatore. La protagonista e le altre infarciscono gli episodi di monologhi che, di base, non hanno un senso logico. Sembrano più che altro frasi a effetto messe in sequenza.

Quasi tutti i giochi sono inficiati da una fallace logica di fondo. Per esempio quando le ragazze devono votare quella che ha contribuito meno alla riuscita della partita, usano dei foglietti. Perché darglieli all'inizio del gioco e poi, se li hanno persi, fornirglieli nuovamente? Per creare in maniera artificiosa la possibilità a Yuki di compilarne diversi e spogliarla della responsabilità del voto. Ma di fatto non serviva dar loro questa possibilità, bastava dare loro il foglietto solo nel momento in cui sarebbe servito. Nella partita della piscina, il gruppo avversario irrompe nella base di quello di Yuki sfruttando un passaggio che... risulta incomprensibile! Lei continua a ripetersi: come ho fatto a non pensarci? Ma a cosa? Sbucano fuori semplicemente da dietro delle canne di bambù, quando poco prima si era detto che quel posto aveva un'unica entrata. E così via.

Il capolavoro del nonsense è alla fine. Al di là del già citato meccanismo del tradimento incomprensibile nei due schieramenti e di Kyara, mentore di Moegi che sembra avere un esoscheletro degno di Cyberpunk 2077, vi è la questione Hakushi. È lei la mentore di Yuki e si ritrovano nello stesso gruppo, ma Hakushi, che si avvicina alle 99 partite, record che vuole stabilire, viene brutalmente uccisa da Kyara. Yuki la vendica e ne rivendica un occhio, perso lottando, e l'obiettivo delle 99 partite da completare. Quindi la storia ci sta dicendo che la nostra protagonista non ha una personalità sua, sta semplicemente portando avanti la volontà della mentore uccisa. Va bene. Peccato che Hakushi non sia morta, una delle ultime scene mostra un'inserviente dirle di aprire gli occhi, che non serve più far finta di essere un cadavere. Come può sopravvivere se il suo corpo è un ammasso di bambagia? Altro elemento assolutamente buttato lì nel mucchio. Tra l'altro rende artificiosa la motivazione di Yuki, che la crede morta.

È tutto così confuso e raffazzonato che a un certo punto ho smesso di provare a trovare un senso alla storia che stavo guardando. Perché non esiste. Non c'è, l'ho già detto, secondo me in Shiboyugi una storia propriamente definibile. È un susseguirsi di situazioni che vogliono generare emozioni nello spettatore: il dramma della giocatrice morta brutalmente, il passato drammatico delle antagoniste, la tensione della partita e la strategia per sopravvivere. Ma è tutto fittizio, ingenuo, un castello di carte costruito da un bambino. Mi azzardo a dire che sembra una fan fiction scritta da un liceale.

A fronte di tutto questo pastrocchio, l'anime si distingue solo per due fattori che ho già citato: fotografia e sonoro. Lo studio delle inquadrature, i campi larghi e i primissimi piani, i dettagli, i colori, sono quasi sempre ottimi, con alcuni picchi. Favolosa la sequenza quasi onirica dove Yuki è in una cabina telefonica e la scena è improvvisamente illuminata per qualche secondo da un treno che passa. Anche la regia ha qualche buon guizzo ma è obbligata a viaggiare con il freno a mano. Le animazioni infatti sono al limite del pessimo, i movimenti che fanno i personaggi sono inverosimili, sgraziati, la qualità passa dallo scarso al terribile. È chiaro che non ci fosse un budget alto e infatti fioccano le scene statiche, nelle quali fortunatamente la fotografia rende la fruizione meno tediosa. Davvero belle le musiche, drammatiche ed evocative e gli effetti sonori in generale. Il doppiaggio Crunchyroll è di livello più che buono, con ottime prove attoriali per la protagonista, con qualche voce meno azzeccata per alcune comparse.

Shiboyugi è un pasticcio. Non bastano la fotografia, le musiche e l'atmosfera a salvare un anime che oso definire pessimo. Si può scrivere una storia criptica, la produzione degli anime ne è piena. Non scomodiamo Satoshi Kon ma per esempio posso citare Serial Experiments Lain, Haibane renmei, ma anche Steins;Gate, Evangelion e chi più ne ha più ne metta. Ma una storia ci deve essere, anche non raccontata, lo spettatore deve poterla intuire in qualche modo, bastano dei frammenti, deve percepire che dietro c'è una struttura che regge quello che guarda, anche se non la può vedere. In Shiboyugi manca proprio quello, un'impalcatura che renda credibile quello che ci viene mostrato. Non si riesce mai a entrare nella storia, perché, mi ripeto, non c'è. Vediamo solo un collage di elementi appiccicati per provare a risultare impattanti. Senza riuscirci minimamente.

Grossa delusione e, spiace dirlo, anche perdita di tempo.