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Per quanto mi riguarda, la prima stagione di “Blue Orchestra” fu una mezza delusione. Ricordo molto bene che approcciai alla serie nella speranza di trovarmi dinanzi alla reincarnazione animata di “Your Lie in April”; mentre, invece, dovetti fare i conti con un’opera che puntava tanto sulla musica – in particolar modo, quella classica – e molto poco sulla componente romantica, nonostante si professasse anime scolastico-sentimentale. La moderata delusione che si accompagnò al finale di stagione è tornata a galla quando ho iniziato “Blue Orchestra 2”, portandomi a credere che non avrei assistito a nulla di nuovo o stabiliante. A differenza dell’altra volta, le mie aspettative erano inesistenti; eppure, ancora una volta, questa serie è riuscita a stupirmi, per fortuna in positivo.

Per chi non lo ricordasse, la storia segue le vicende di Hajime Aono, un ex violinista prodigio, che ha smesso di suonare il violino per motivi personali. All’inizio della storia – prima stagione, Aono frequenta il terzo anno delle medie e fatica a decidere quale percorso accademico intraprendere. Un giorno, incontra a scuola Ritsuko Akine, una violinista alle prime armi dalla testa calda che vuole iscriversi a una scuola superiore che abbia un'orchestra di rilievo. Hajime, a poco a poco, si avvicina a Ritsuko e, contagiato dal suo entusiasmo, viene riportato nel mondo della musica e del violino, realizzando finalmente che il tempo ha ripreso a scorrere anche per lui.

"Ci sono cose che non si dimenticano".

La stagione si attesta su un buon livello per tutta la sua durata – ventuno episodi, migliorandosi decisamente rispetto alla precedente. A mio avviso, sono tre gli elementi che alzano il livello. Innanzitutto, la serie mostra finalmente il suo lato romantico, seppur servendosi di alcuni grandi cliché del genere. I sentimenti, in particolar modo quelli dei protagonisti del triangolo amoroso, cominciano a venire a galla, preannunciando risvolti intriganti per il futuro – semmai ce ne sarà uno. Tra chi rimane nell’immobilismo più totale, chi non sembra neanche accorgersi dei propri sentimenti e chi si fa intraprendente contro ogni più rosea aspettativa, questa stagione mi ha dato ciò che la precedente aveva quasi abolito, facendomi provare una gioia inaspettata. In secondo luogo, questa stagione, più della precedente, dà notevole spazio ai comprimari, ad alcuni dei quali vengono dedicati interi episodi o flashback piuttosto impattanti. In particolar modo, ricordo in maniera molto vivida la drammatica vicenda della senpai Takimoto e l’interessante approfondimento sul personaggio di Saeki, che scopriamo essere ancor più sfaccettato e complesso. Infine, “Blue Orchestra 2” ha avuto un finale degno di questo nome, che mi ha stupito per due ragioni: la prima è che, quando ho iniziato la ventunesima puntata, non mi ero accorto fosse l’ultima; la seconda risiede proprio nel modo in cui l’episodio è stato pensato e costruito. Il finale di stagione è volutamente nostalgico, dai toni piuttosto malinconici e, infatti, mi ha strappato più di una lacrima. Per tale ragione, non ho remore nell’affermare che l’ultimo episodio di questa seconda stagione, dal titolo “Il diploma”, è per distacco il migliore di tutta la serie.

A questo giro, l’unica nota stonata sono le animazioni, specialmente la CGI che, in diverse occasioni, è stata peggio di un pugno in un occhio e i disegni, che in alcuni episodi non mi hanno proprio fatto impazzire.

In breve: tra aspetti positivi e negativi, ritengo che questa seconda stagione di “Blue Orchestra” sia una spanna sopra la prima.