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Ho cominciato la serie tra dubbi e timori per il design dei personaggi e la componente visiva decisamente fuori tono.
Già dal primo episodio però le cose si sono trasformate grazie a una sceneggiatura ruffiana ma piacevolmente a fuoco. Arago non c'è più, e c'è una nuova era di potenziali nuovi samurai capeggiata da Ambra, che in originale si chiama Nasty (e fa un po' già ridere così). Eppure, il tono dell'opera si distingue sin dall'inizio, gli esseri umani muoiono, tradiscono e persino si dichiarano falsi nuovi samurai. Passata la fase iniziale di presentazione dei nuovi eroi, di fatto resta un bel tocco il nuovo emissario del fuoco, che ha uno spessore ben diverso dal perfetto e preciso Ryo a cui tutti noi eravamo affezionati.

Allora, la serie gioca con i fan, ci dà dei bambini viziati e anche un po' imbolsiti, trasformando Danny in un nerd sovrappeso che voleva salvare tutto e tutti, ma si perde a criticare e si chiude nel suo mondo. È un invito agli spettatori stessi a togliersi dal canovaccio del passato e accettare che le generazioni sono passate: Ramaga, il nuovo imperatore malvagio, è tosto e tutto, non è più come prima, perché persino i buoni sono stati sconfitti o sono appunto fuori forma. Allora si continua in un turbinio di rivelazioni, veloci combattimenti e persino nel recupero sia di Fiamma Bianca, che resta ancora la nostra tigre preferita insieme a Kringer, e si rivede all'orizzonte persino l'armatura bianca. Il finale rocambolesco e volutamente aperto gioca con il cuore e la nostalgia fino in fondo, e sprona chi visiona l'opera ad aprirsi a un secondo capitolo potenzialmente libero dal passato, almeno in parte: con grandi ritorni, veloce e forse persino troppo affrettato, ma godibile, lascia anche villain potenzialmente interessanti da sviluppare e tante cose che potrebbero funzionare. Se nel secondo corso infatti osassero, potrebbero persino portarla a casa come cult in futuro.

Resta solo il pessimo character design a minare la visione, mentre alla CG delle armature ci si abitua, e migliora persino un po' nel finale. Una gran partita ai pupazzetti come si faceva da piccoli, che però non solo non mi ha deluso, ma mi ha incuriosito e mi spinge ad avvicinarlo alla serie di "Jeeg" come concezione, dove si voleva avvicinare il nuovo al vecchio, e aveva persino funzionato. Come lo fa qui.
Astenersi bambini imbolsiti che vogliono rivedere lo stesso identico anime di trent'anni fa... questo è un seguito moderno, e se aprite un po' gli orizzonti, potrebbe decisamente stupirvi!