Recensione
Dr. Slump Colpisce Ancora
6.0/10
Il nome di Akira Toriyama era solo uno specchietto per le allodole. La serie nasce da un'impostazione abbastanza precisa. L'obiettivo era lanciare la neonata V-Jump, una rivista pensata per coinvolgere i lettori in mondi collaterali come i videogiochi o i giochi di carte.
A sostegno della rinascita del brand oltre a questo Cel Comic troviamo quattro film e un anime che riprendono i colori e il look più moderno della testata, staccandosi dal manga originale.
A rendere la serie accattivante è sicuramente il formato particolare, con pagine a colori e dimensioni maggiori delle pagine, scelto proprio per avvicinarsi allo stile specifico della rivista.
Anche l'idea di non fare un remake, ma di puntare sui nomi storici per creare un sequel, si rivela vincente: riuscire ad abbracciare e recuperare i lettori del passato è sempre una strategia interessante.
La storia, tuttavia, al di là di una velata nostalgia e del formato accattivante, non offre molte novità. Si sviluppa attraverso varie gag (che a volte richiamano il target della rivista con episodi ambientati nei videogiochi) senza una struttura narrativa complessa.
Se da un lato questo approccio è vicino allo spirito originario del manga, che nasce come gag manga, dall'altro manca quella sensazione di evoluzione dei personaggi su cui Toriyama aveva lavorato, che aveva dato quella profondità in più alle storie al di là della gag di 20 pagine.
In conclusione, è una serie da recuperare più per il formato e l'effetto nostalgico che per il reale valore dell'opera; se avesse avuto un altro nome, sarebbe tranquillamente caduta nel dimenticatoio.
A sostegno della rinascita del brand oltre a questo Cel Comic troviamo quattro film e un anime che riprendono i colori e il look più moderno della testata, staccandosi dal manga originale.
A rendere la serie accattivante è sicuramente il formato particolare, con pagine a colori e dimensioni maggiori delle pagine, scelto proprio per avvicinarsi allo stile specifico della rivista.
Anche l'idea di non fare un remake, ma di puntare sui nomi storici per creare un sequel, si rivela vincente: riuscire ad abbracciare e recuperare i lettori del passato è sempre una strategia interessante.
La storia, tuttavia, al di là di una velata nostalgia e del formato accattivante, non offre molte novità. Si sviluppa attraverso varie gag (che a volte richiamano il target della rivista con episodi ambientati nei videogiochi) senza una struttura narrativa complessa.
Se da un lato questo approccio è vicino allo spirito originario del manga, che nasce come gag manga, dall'altro manca quella sensazione di evoluzione dei personaggi su cui Toriyama aveva lavorato, che aveva dato quella profondità in più alle storie al di là della gag di 20 pagine.
In conclusione, è una serie da recuperare più per il formato e l'effetto nostalgico che per il reale valore dell'opera; se avesse avuto un altro nome, sarebbe tranquillamente caduta nel dimenticatoio.