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Attenzione: la recensione contiene spoiler

Partiamo subito dalla trama: Eun-soo scopre che la sua amica Hee-soo è vittima di violenza domestica da parte del marito, Jin-pyo.
Vedendo Hee-soo intrappolata in un incubo da cui non c’è via di scampo, Eun-soo matura l’idea di uccidere Jin-pyo.

La parola chiave per descrivere questa serie TV coreana è semplicemente una sola: lentezza.
Fin dall’inizio la storia prende il via molto lentamente, tanto che dopo solo mezz’ora cominciavo ad annoiarmi perché non c’era stato ancora nulla degno di nota, con i personaggi immersi in futili chiacchiere.
La serie stessa sembra rendersi conto di essere lenta e, per non perdere spettatori, fa terminare ben due puntate mostrando la morte di Jin-pyo.
Peccato che fossero solo fantasie di Hee-soo, che immaginava di uccidere il marito.
Dopo due volte con quelle che si rivelano morti finte, lo spettatore comincia a chiedersi se, effettivamente, Jin-pyo morirà mai.

Nonostante ciò, la storia tiene banco e prosegue tra scene molto forti di violenza sia fisica che mentale, fino a che tutto non cambia completamente con le ultime tre puntate, dove la logica viene gettata nel cestino soltanto per creare scene di suspense e terrore per tenere lo spettatore incollato allo schermo.
Ma è proprio qui che la storia arranca ancora di più, portandomi a chiedere se otto episodi da un’ora ciascuno non fossero un po’ troppi.
Anche solo un episodio in meno, con una durata leggermente ridotta, avrebbe permesso alla storia di scorrere più snella.

Se la storia regge fino a un certo punto, certi aspetti invece non mi hanno convinta del tutto, lasciandomi diversi dubbi:

– Già dalla prima puntata ho trovato strano che Eun-soo avesse a che fare con tre persone vittime di violenza domestica (la madre, l’amica e la donna morta, sua conoscente).
Perché far sì che Eun-soo sapesse cosa volesse dire essere testimone in prima persona di violenza domestica?
Per farla empatizzare meglio con la sua amica?
Questo dettaglio che caratterizza Eun-soo non mi ha convinta del tutto, complice anche il fatto che, pur sapendo che la mamma è ancora vittima del marito, Eun-soo non è che faccia poi molto.
Si limita semplicemente a minacciare il padre di non fare mai più una cosa del genere, perché poi la trama gira tutta sulla sua amica e sull’omicidio compiuto.

– Jang Kang, l’uomo cinese.
Da immigrato illegale timido, remissivo e ben attento a non incappare nella polizia, si trasforma in uno psicopatico dedito alla violenza, che si comporta come se tutto gli spettasse perché ha capito che le due donne hanno ucciso Jin-pyo e quindi può ricattarle per avere ancora più soldi.
Questa sua decisione di tornare in Corea non trova un senso logico.
Ha colto l’occasione per tornare in Cina dalla sua famiglia, ricevendo un sacco di soldi (che sicuramente gli sono anche avanzati), e torna indietro per chiederne altri?
Almeno fosse tornato tenendo un basso profilo, la cosa avrebbe avuto più senso; invece, comportandosi come ha fatto, ha attirato subito su di sé l’attenzione.
Senza contare il fatto di essere uguale spiccicato a Jin-pyo.
Avrebbe avuto molto più senso se ci fossero state piccole imperfezioni a distinguerli, invece che renderli praticamente due gemelli.

Ci sarebbero altri dettagli che non mi hanno convinta (tra cui il motivo per cui Jin So Baek aiuta le due donne e il fatto che la madre di Jin-pyo uccida a sangue freddo l’uomo identico a suo figlio trovato rinchiuso in una stanza), ma elencarli tutti allungherebbe fin troppo la recensione.

In sostanza, la storia tratta un argomento molto importante e molto spesso ignorato, dimostrando che la violenza domestica vive anche in persone benestanti, che hanno avuto tutto dalla vita.
Le pecche di cui soffre questa serie sono l’eccessiva lentezza e l’improvvisa svolta negativa che la storia prende, dando origine a situazioni improbabili (che difficilmente accadrebbero nella realtà) e a personaggi che si ritrovano completamente snaturati soltanto per motivi di sceneggiatura.