Recensione
With You and the Rain
8.0/10
Recensione di Johnny Ryuko
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Attenzione, la recensione contiene spoiler.
"Quando ero piccola amavo i libri. Ora che sono adulta li amo ancora. Però... non amo scrivere. Perché l'amore non basta".
Sta tutto qui With you and the rain, uno degli slice of life più puri che abbia visto negli ultimi anni. E che ci regala una profonda riflessione sul lavoro creativo e su come vi sia una falsa percezione: può essere una passione, sì, ma può anche non esserlo. Come sviluppare la creatività in qualcosa che, in fondo, non amiamo?
Fuji, la protagonista di questo anime, è una giovane e bella donna, che da qualche anno fa la scrittrice. Nel presente e nei flashback ci viene raccontata come una persona solitaria, malinconica, sin dall'inizio della storia si legge nei suoi gesti anche un velo di depressione. Agli occhi della gente la sua può sembrare un'esistenza facile, ne percepiamo però la fragilità, l'insicurezza.
La storia prende il via in un giorno di pioggia, quando Fuji rientra verso casa e decide di regalare il proprio ombrello a una nonna e una nipote rimaste senza. "A me non serve più", dice loro. Cosa significa? Lo scopriremo, ma solo in parte, nell'episodio 0, che chiude la serie. L'immediata sensazione è che sia una persona sul punto di gettare la spugna, in qualsiasi senso vogliate interpretarlo. Ed eccolo lì, un... cane? Che chiede con un cartello di essere adottato? La nostra protagonista si porta a casa quello che è chiaramente un tanuki e sull'identità dell'animale la serie ci scherza più e più volte sopra. Come viene accettata la sua paradossale capacità di scrivere su un taccuino per interagire con Fuji e con gli altri personaggi.
Per una lunga frazione l'anime è, come detto, uno slice of life purissimo. Attraverso le puntate conosciamo il ristretto universo che ruota attorno a Fuji. Kii, la piccola vicina di casa tedesco-giapponese, i genitori della protagonista con il padre esuberante, le amiche del liceo Mimi e Ren. Di fatto non accade quasi nulla che faccia progredire la storia. L'episodio 7 è emblematico sin dal titolo, "Niente di che". Uno collage di micro episodi, alcuni di poche decine di secondi. Insinuano sotto pelle, nello spettatore, una sottile irritazione. È l'impressione estemporanea che ne ho avuto ma, a posteriori, non è proprio quel che accade quando ci accorgiamo di far scorrere via le giornate? Non ci irritiamo? È questa la vita che conduce Fuji, che tende a isolarsi dal mondo e a riempire la sua esistenza di inezie.
A piccoli passi però entriamo nel suo sentire. Viene ingaggiata per scrivere un manga, riconoscendo nell'autrice dei disegni una ragazza simile a lei, sebbene non abbiano mai un confronto intimo e diretto. E poi, per puro caso, ritrova Hiura e Hojo, suoi compagni delle elementari. Lui è un regista di anime e lei il suo braccio destro. Subito le viene chiesto di scrivere la sceneggiatura per un film animato. Leggiamo, ancora una volta, la titubanza di Fuji. In un recente passato forse avrebbe rifiutato, eppure si può ben credere che il tanuki, che le ha fornito un punto fermo in una vita decisamente poco inquadrata - al contrario per esempio delle sue amiche, che svolgono lavori "normali" - le dia il coraggio per lanciarsi. È qui che arriva la rivelazione, la battuta che ho riportato all'inizio di questa recensione. Fuji non ama scrivere, ha vergogna che i suoi conoscenti leggano le sue creazioni - Mimi e Ren, capendolo, non hanno mai letto le sue opere o almeno è quello che fanno intendere - e deve vincere la ritrosia nel concedere i suoi testi al pubblico. Scrivere, creare, necessita impegno, è un lavoro che ti isola, che ti incastra in maniera totalitaria quando il processo ti mette in difficoltà. Non c'è un orario di inizio e di fine.
L'episodio 0, che a metà del 12 ci riporta all'inizio della storia, ci fornisce una chiave di lettura più chiara. Nelle ore precedenti l'incontro con il tanuki, Fuji si trova a osservare i suoi vestiti che ruotano nell'asciugatrice di una lavanderia a gettoni. Dalla finestra nota una sagoma strana. Rientra a casa dei genitori e, per la loro sorpresa - in realtà dell'istrionico padre - si è tagliata i capelli a caschetto, abbandonando la lunga chioma che la contraddistingueva si dai tempi della scuola. L'anime non ha bisogno di esplicitare la situazione, basta leggere nelle battute dei personaggi. Fuji è in difficoltà, deve consegnare un lavoro, l'editor la pressa e lei si rifugia per un paio di giorni, senza preavviso, a casa dei genitori quando si sente sopraffatta. Tutto lascia intravedere la sua insoddisfazione: il linguaggio del corpo, il tono della voce, la "fuga" senza neanche pranzare. Quindi l'incontro con la nonna e la nipote alla fermata del bus e, mentre si sta quasi trascinando verso il proprio appartamento, l'incontro con il tanuki. Uno spirito guida, uno yokai che, in maniera "silenziosa", la rimetterà sulla strada giusta.
With you and the rain è sorretto da una più che buona realizzazione tecnica. Un plauso deve essere fatto in particolare alla sigla di apertura, un brano ritmato che accompagna un originale montaggio della quotidianità di Fuji. Scelte cromatiche e registiche non convenzionali, che denotano la cura nella realizzazione dell'opera. Belle le musiche, particolarmente azzeccato il main theme, che risuona nei momenti clou della storia.
Solo elementi positivi, quindi? Ni. With you and the rain non è un anime perfetto e non è per tutti, però. Il progresso della storia, se se ne può individuare uno, è nettamente sbilanciato verso la seconda metà, in particolare negli ultimi episodi, mentre la prima parte può risultare - anche per me è stato così - a una visione iniziale fine a se stessa. Come detto, non accade granché, piccoli frammenti di giornate. Acquisisce maggior senso quando la serie è conclusa ma, è chiaro, può annoiare, senza usare mezzi termini. Ecco perché non è un anime per tutti. Non è una serie classica, non accade niente, non ci sono colpi di scena o mutamenti di sorta. La vita di Fuji non cambia, se non per la presenza del tanuki che le dà quella serenità che cercava. With you and the rain è una grande metafora. Esistono piccoli e grandi problemi oggettivi. E poi esistono le persone. Ciascuna con le sue esigenze, peculiarità, difficoltà.
Fuji, nel momento in cui si rende conto che il suo lavoro avrebbe avuto il suo nome impresso sopra, ne ha avuto paura. Avvertiamo la sua rabbia quando alcune vecchie compagne di scuola, in un flashback, la invidiano e sminuiscono lo sforzo che richiede lo scrivere. With you and the rain è una storia molto personale e, credo, di difficile lettura se non si possiede una qualche vena creativa. Se la sia ha però, è inevitabile riconoscere nei demoni di Fuji anche i nostri.
Il voto oggettivo sarebbe 7,5 ma, per l'atmosfera, per il retrogusto che lascia il finale e per i temi che mi toccano in maniera abbastanza personale, merita senza dubbio un voto più alto. Consigliato a chi crea mondi infiniti sentendosi comunque irrimediabilmente solo.
"Quando ero piccola amavo i libri. Ora che sono adulta li amo ancora. Però... non amo scrivere. Perché l'amore non basta".
Sta tutto qui With you and the rain, uno degli slice of life più puri che abbia visto negli ultimi anni. E che ci regala una profonda riflessione sul lavoro creativo e su come vi sia una falsa percezione: può essere una passione, sì, ma può anche non esserlo. Come sviluppare la creatività in qualcosa che, in fondo, non amiamo?
Fuji, la protagonista di questo anime, è una giovane e bella donna, che da qualche anno fa la scrittrice. Nel presente e nei flashback ci viene raccontata come una persona solitaria, malinconica, sin dall'inizio della storia si legge nei suoi gesti anche un velo di depressione. Agli occhi della gente la sua può sembrare un'esistenza facile, ne percepiamo però la fragilità, l'insicurezza.
La storia prende il via in un giorno di pioggia, quando Fuji rientra verso casa e decide di regalare il proprio ombrello a una nonna e una nipote rimaste senza. "A me non serve più", dice loro. Cosa significa? Lo scopriremo, ma solo in parte, nell'episodio 0, che chiude la serie. L'immediata sensazione è che sia una persona sul punto di gettare la spugna, in qualsiasi senso vogliate interpretarlo. Ed eccolo lì, un... cane? Che chiede con un cartello di essere adottato? La nostra protagonista si porta a casa quello che è chiaramente un tanuki e sull'identità dell'animale la serie ci scherza più e più volte sopra. Come viene accettata la sua paradossale capacità di scrivere su un taccuino per interagire con Fuji e con gli altri personaggi.
Per una lunga frazione l'anime è, come detto, uno slice of life purissimo. Attraverso le puntate conosciamo il ristretto universo che ruota attorno a Fuji. Kii, la piccola vicina di casa tedesco-giapponese, i genitori della protagonista con il padre esuberante, le amiche del liceo Mimi e Ren. Di fatto non accade quasi nulla che faccia progredire la storia. L'episodio 7 è emblematico sin dal titolo, "Niente di che". Uno collage di micro episodi, alcuni di poche decine di secondi. Insinuano sotto pelle, nello spettatore, una sottile irritazione. È l'impressione estemporanea che ne ho avuto ma, a posteriori, non è proprio quel che accade quando ci accorgiamo di far scorrere via le giornate? Non ci irritiamo? È questa la vita che conduce Fuji, che tende a isolarsi dal mondo e a riempire la sua esistenza di inezie.
A piccoli passi però entriamo nel suo sentire. Viene ingaggiata per scrivere un manga, riconoscendo nell'autrice dei disegni una ragazza simile a lei, sebbene non abbiano mai un confronto intimo e diretto. E poi, per puro caso, ritrova Hiura e Hojo, suoi compagni delle elementari. Lui è un regista di anime e lei il suo braccio destro. Subito le viene chiesto di scrivere la sceneggiatura per un film animato. Leggiamo, ancora una volta, la titubanza di Fuji. In un recente passato forse avrebbe rifiutato, eppure si può ben credere che il tanuki, che le ha fornito un punto fermo in una vita decisamente poco inquadrata - al contrario per esempio delle sue amiche, che svolgono lavori "normali" - le dia il coraggio per lanciarsi. È qui che arriva la rivelazione, la battuta che ho riportato all'inizio di questa recensione. Fuji non ama scrivere, ha vergogna che i suoi conoscenti leggano le sue creazioni - Mimi e Ren, capendolo, non hanno mai letto le sue opere o almeno è quello che fanno intendere - e deve vincere la ritrosia nel concedere i suoi testi al pubblico. Scrivere, creare, necessita impegno, è un lavoro che ti isola, che ti incastra in maniera totalitaria quando il processo ti mette in difficoltà. Non c'è un orario di inizio e di fine.
L'episodio 0, che a metà del 12 ci riporta all'inizio della storia, ci fornisce una chiave di lettura più chiara. Nelle ore precedenti l'incontro con il tanuki, Fuji si trova a osservare i suoi vestiti che ruotano nell'asciugatrice di una lavanderia a gettoni. Dalla finestra nota una sagoma strana. Rientra a casa dei genitori e, per la loro sorpresa - in realtà dell'istrionico padre - si è tagliata i capelli a caschetto, abbandonando la lunga chioma che la contraddistingueva si dai tempi della scuola. L'anime non ha bisogno di esplicitare la situazione, basta leggere nelle battute dei personaggi. Fuji è in difficoltà, deve consegnare un lavoro, l'editor la pressa e lei si rifugia per un paio di giorni, senza preavviso, a casa dei genitori quando si sente sopraffatta. Tutto lascia intravedere la sua insoddisfazione: il linguaggio del corpo, il tono della voce, la "fuga" senza neanche pranzare. Quindi l'incontro con la nonna e la nipote alla fermata del bus e, mentre si sta quasi trascinando verso il proprio appartamento, l'incontro con il tanuki. Uno spirito guida, uno yokai che, in maniera "silenziosa", la rimetterà sulla strada giusta.
With you and the rain è sorretto da una più che buona realizzazione tecnica. Un plauso deve essere fatto in particolare alla sigla di apertura, un brano ritmato che accompagna un originale montaggio della quotidianità di Fuji. Scelte cromatiche e registiche non convenzionali, che denotano la cura nella realizzazione dell'opera. Belle le musiche, particolarmente azzeccato il main theme, che risuona nei momenti clou della storia.
Solo elementi positivi, quindi? Ni. With you and the rain non è un anime perfetto e non è per tutti, però. Il progresso della storia, se se ne può individuare uno, è nettamente sbilanciato verso la seconda metà, in particolare negli ultimi episodi, mentre la prima parte può risultare - anche per me è stato così - a una visione iniziale fine a se stessa. Come detto, non accade granché, piccoli frammenti di giornate. Acquisisce maggior senso quando la serie è conclusa ma, è chiaro, può annoiare, senza usare mezzi termini. Ecco perché non è un anime per tutti. Non è una serie classica, non accade niente, non ci sono colpi di scena o mutamenti di sorta. La vita di Fuji non cambia, se non per la presenza del tanuki che le dà quella serenità che cercava. With you and the rain è una grande metafora. Esistono piccoli e grandi problemi oggettivi. E poi esistono le persone. Ciascuna con le sue esigenze, peculiarità, difficoltà.
Fuji, nel momento in cui si rende conto che il suo lavoro avrebbe avuto il suo nome impresso sopra, ne ha avuto paura. Avvertiamo la sua rabbia quando alcune vecchie compagne di scuola, in un flashback, la invidiano e sminuiscono lo sforzo che richiede lo scrivere. With you and the rain è una storia molto personale e, credo, di difficile lettura se non si possiede una qualche vena creativa. Se la sia ha però, è inevitabile riconoscere nei demoni di Fuji anche i nostri.
Il voto oggettivo sarebbe 7,5 ma, per l'atmosfera, per il retrogusto che lascia il finale e per i temi che mi toccano in maniera abbastanza personale, merita senza dubbio un voto più alto. Consigliato a chi crea mondi infiniti sentendosi comunque irrimediabilmente solo.