Recensione
Crossing Time
7.0/10
"Il treno passa, le conversazioni e gli attimi di riflessione restano: mi mancava la serie che ti mostra un modo per godere e non subire l'attesa".
Sto pensando a cosa scrivere su questa serie e mi è venuto in mente l'advertisement degli anni '60-70 del famoso liquore a base di carciofo con Ernesto Calindri e il suo celeberrimo "Contro il logorio della vita moderna".
Ecco, "Crossing Time" diventa il pulsante "pause" nel continuo, incessante e sempre più veloce fluire della vita. Un momento obbligato, dovuto e visto spesso come un fastidio dai più che, consultando l'orologio con ansia da prestazione, non vedono l'ora che il treno transiti e la sbarra si alzi per riprendere di nuovo a correre verso l'obiettivo prefissato. Raramente si pensa a quel momento di pausa in cui la mente, lo sguardo, l'udito, l'olfatto il tatto tornano per un attimo "attivi" su ciò che circonda e non sopraffatti dalla meta da raggiungere o dall'obiettivo del momento.
In un certo senso "Crossing time" mi è sembrata in prima battuta una serie nostalgica: i passaggi a livello sono un retaggio del passato, attraversamenti in via di estinzione perché rappresentano un ostacolo sia alla circolazione dei treni sia a quella di coloro che devono attraversare i binari e trovarne oggi di attivi non è più così comune come parecchi anni fa, soppiantati da sottopassaggi o ponti o passerelle a scavalco o, semplicemente, perché le linee ferroviarie sono state soppresse.
Ma, leaving that aside, i passaggi a livello hanno rappresentato spesso il set significativo di tante serie anime (mi vengono in mente "5 cm al secondo", "Slum Dunk", "Your name", "La ragazza che saltava nel tempo", "Erased" tra quelle che ricordo) e anche di film celeberrimi (chi non si ricorda del passaggio a livello di "Non ci resta che piangere"?), ma non mi era mai capitato che assurgesse a diventare suo malgrado il protagonista poiché ogni episodio è uno "spaccato di vita" incentrato su situazioni e conversazioni che avvengono tra persone che aspettano che il treno passi.
Il primo elemento che contraddistingue questa serie di episodi cortissimi (mediamente tre minuti inclusa la sigla) è proprio la calma, il fermarsi, l'attesa.
Non è la calma da meditazione ma quella da pausa forzata che si trasforma in una situazione inclusa tra due parentesi che interrompono l'azione dei vari personaggi che si susseguono negli episodi. Ogni episodio è un piccolo sipario che si apre su un incontro, una riflessione o un malinteso, e poi si richiude quando il treno passa, in un movimento diametralmente opposto a quello delle sbarre che prima impediscono e poi consentono nuovamente il passaggio.
Chi ha ideato questa serie, sembra voler trasmettere un semplice messaggio: osserva, ascolta, prendi consapevolezza di ciò che ti circonda e se del caso sorridi. "Crossing time" dimostra in alcuni episodi il dono di trasformare l'ordinario in qualcosa di tenero, inquietante, malinconico o ironico, sebbene alcune situazioni sembrano un po' surreali ed estremizzate tanto da sembrare delle parodie più o meno riuscite dei soliti cliché delle opere giapponesi.
Di certo la serie non ambisce a sviluppare introspezione dei vari personaggi né a insegnare una lezione morale o disquisizioni di vita e filosofia. Piuttosto, nel suo approccio puramente "slice of life", la serie sembra suggerire il concetto che anche i momenti più banali possono contenere una piccola epifania di aspetti inattesi ed interessanti, se solo si ha la volontà di prestare attenzione.
Infatti La struttura episodica è al tempo stesso il più grande pregio e la più evidente limitazione. Ogni episodio è autosufficiente, una miniatura narrativa che si concentra su un singolo frammento di vita, sebbene alcune situazioni vengono poi riprese e sviluppate in un episodio successivo anche non consecutivo. E' un format per coloro che preferiscono le storie brevi e compiute. D'altro canto, la natura antologica è sostanzialmente frammentaria, senza archi narrativi che si sviluppano e si approfondiscano nel corso degli episodi, con il rischio quasi certo di restare al termine della visione con la sensazione di aver visto tante belle istantanee di qualcosa che non ha né un incipit né una fine. Manca sostanzialmente la continuità emotiva e di narrazione, restando lasciata più all'immaginazione dello spettatore.
I personaggi sono tratteggiati anche bene in quel particolare momento: sono persone comuni con le loro piccole manie, speranze, aspirazioni, timidezze, questioni irrisolte, ricordi malinconici o dolorosi. Non c'è alcuna pretesa di svelare caratteri complessi e sfaccettati: si tratta di scorci che invitano lo spettatore a completare il quadro.
Di sicuro il leit motiv di "Crossing Time" è l'attesa che non è solo un espediente narrativo ma assurge a metafora di un breve momento dell'esistenza in cui si manifestano opportunità, si prendono o si rimandano le le decisioni, come se l'attesa diventasse un piccolo universo di possibilità, incontri, pensieri e rimpianti.
E così la serie riesce a trasformare l'attesa e la conseguente noia in un momento poetico. La descrizione di un attimo in cui si cerca di narrare l'essenza di un momento fugace anche carico di emozioni e cambiamenti.
Al netto dei limiti che un'architettura e sceneggiatura del genere possono soffrire (l'episodicità e la prevedibilità nonché la variabilità del risultato offerto - non tutti gli episodi riescono ad offrire appieno il potenziale emotivo dell'attesa), "Crossing Time" resta comunque un'opera anche sorprendente per delicatezza, ironia e poesia in cui si celebra l'istante. Non è sicuramente per tutti ma se si è disposti a sorvolare sui limiti evidenti del format, diventa una sorta di piacere in cui tutto per un attimo sembra possedere un senso.
Sto pensando a cosa scrivere su questa serie e mi è venuto in mente l'advertisement degli anni '60-70 del famoso liquore a base di carciofo con Ernesto Calindri e il suo celeberrimo "Contro il logorio della vita moderna".
Ecco, "Crossing Time" diventa il pulsante "pause" nel continuo, incessante e sempre più veloce fluire della vita. Un momento obbligato, dovuto e visto spesso come un fastidio dai più che, consultando l'orologio con ansia da prestazione, non vedono l'ora che il treno transiti e la sbarra si alzi per riprendere di nuovo a correre verso l'obiettivo prefissato. Raramente si pensa a quel momento di pausa in cui la mente, lo sguardo, l'udito, l'olfatto il tatto tornano per un attimo "attivi" su ciò che circonda e non sopraffatti dalla meta da raggiungere o dall'obiettivo del momento.
In un certo senso "Crossing time" mi è sembrata in prima battuta una serie nostalgica: i passaggi a livello sono un retaggio del passato, attraversamenti in via di estinzione perché rappresentano un ostacolo sia alla circolazione dei treni sia a quella di coloro che devono attraversare i binari e trovarne oggi di attivi non è più così comune come parecchi anni fa, soppiantati da sottopassaggi o ponti o passerelle a scavalco o, semplicemente, perché le linee ferroviarie sono state soppresse.
Ma, leaving that aside, i passaggi a livello hanno rappresentato spesso il set significativo di tante serie anime (mi vengono in mente "5 cm al secondo", "Slum Dunk", "Your name", "La ragazza che saltava nel tempo", "Erased" tra quelle che ricordo) e anche di film celeberrimi (chi non si ricorda del passaggio a livello di "Non ci resta che piangere"?), ma non mi era mai capitato che assurgesse a diventare suo malgrado il protagonista poiché ogni episodio è uno "spaccato di vita" incentrato su situazioni e conversazioni che avvengono tra persone che aspettano che il treno passi.
Il primo elemento che contraddistingue questa serie di episodi cortissimi (mediamente tre minuti inclusa la sigla) è proprio la calma, il fermarsi, l'attesa.
Non è la calma da meditazione ma quella da pausa forzata che si trasforma in una situazione inclusa tra due parentesi che interrompono l'azione dei vari personaggi che si susseguono negli episodi. Ogni episodio è un piccolo sipario che si apre su un incontro, una riflessione o un malinteso, e poi si richiude quando il treno passa, in un movimento diametralmente opposto a quello delle sbarre che prima impediscono e poi consentono nuovamente il passaggio.
Chi ha ideato questa serie, sembra voler trasmettere un semplice messaggio: osserva, ascolta, prendi consapevolezza di ciò che ti circonda e se del caso sorridi. "Crossing time" dimostra in alcuni episodi il dono di trasformare l'ordinario in qualcosa di tenero, inquietante, malinconico o ironico, sebbene alcune situazioni sembrano un po' surreali ed estremizzate tanto da sembrare delle parodie più o meno riuscite dei soliti cliché delle opere giapponesi.
Di certo la serie non ambisce a sviluppare introspezione dei vari personaggi né a insegnare una lezione morale o disquisizioni di vita e filosofia. Piuttosto, nel suo approccio puramente "slice of life", la serie sembra suggerire il concetto che anche i momenti più banali possono contenere una piccola epifania di aspetti inattesi ed interessanti, se solo si ha la volontà di prestare attenzione.
Infatti La struttura episodica è al tempo stesso il più grande pregio e la più evidente limitazione. Ogni episodio è autosufficiente, una miniatura narrativa che si concentra su un singolo frammento di vita, sebbene alcune situazioni vengono poi riprese e sviluppate in un episodio successivo anche non consecutivo. E' un format per coloro che preferiscono le storie brevi e compiute. D'altro canto, la natura antologica è sostanzialmente frammentaria, senza archi narrativi che si sviluppano e si approfondiscano nel corso degli episodi, con il rischio quasi certo di restare al termine della visione con la sensazione di aver visto tante belle istantanee di qualcosa che non ha né un incipit né una fine. Manca sostanzialmente la continuità emotiva e di narrazione, restando lasciata più all'immaginazione dello spettatore.
I personaggi sono tratteggiati anche bene in quel particolare momento: sono persone comuni con le loro piccole manie, speranze, aspirazioni, timidezze, questioni irrisolte, ricordi malinconici o dolorosi. Non c'è alcuna pretesa di svelare caratteri complessi e sfaccettati: si tratta di scorci che invitano lo spettatore a completare il quadro.
Di sicuro il leit motiv di "Crossing Time" è l'attesa che non è solo un espediente narrativo ma assurge a metafora di un breve momento dell'esistenza in cui si manifestano opportunità, si prendono o si rimandano le le decisioni, come se l'attesa diventasse un piccolo universo di possibilità, incontri, pensieri e rimpianti.
E così la serie riesce a trasformare l'attesa e la conseguente noia in un momento poetico. La descrizione di un attimo in cui si cerca di narrare l'essenza di un momento fugace anche carico di emozioni e cambiamenti.
Al netto dei limiti che un'architettura e sceneggiatura del genere possono soffrire (l'episodicità e la prevedibilità nonché la variabilità del risultato offerto - non tutti gli episodi riescono ad offrire appieno il potenziale emotivo dell'attesa), "Crossing Time" resta comunque un'opera anche sorprendente per delicatezza, ironia e poesia in cui si celebra l'istante. Non è sicuramente per tutti ma se si è disposti a sorvolare sui limiti evidenti del format, diventa una sorta di piacere in cui tutto per un attimo sembra possedere un senso.