Mentre echeggia ancora l’eco di Final Fantasy XV e tutta Europa consuma il joypad su NieR: Automata e Zelda Breath of the wild, arriva nel nostro continente l’ultima creatura di casa Gust: Atelier Firis: The alchemist and the misteryous journey, che come da tradizione ormai consolidata, anche quest’anno ci permette di vestire i panni di una giovane alchimista. Gli Atelier sono un po’ le cenerentole del mondo dei videogame, belle ma che passano in sordina davanti ai titoli più famosi e appariscenti; ma Gust non molla la presa e con Atelier Firis decide di svecchiare diverse meccaniche regalandoci un titolo che oseremmo definire innovativo all’interno del suo stesso brand.
 

Diciottesimo titolo principale del brand, il tema di questo secondo capitolo (che visti i precedenti dovrebbe diventare una trilogia) della saga “Misteryous” è il viaggio. Se è pur vero che nel buon Atelier Sophie i ragazzi di Gust sembravano essersi cullati un po’ sugli allori, stavolta il team si è impegnato per produrre qualcosa di particolare che ben si sposa con il tema del viaggio. La dolcissima Firis compie dunque quel passo avanti che Sophie non si era azzardata a fare ma la strada verso la perfezione è ancora parecchio lunga.
 

Firis Mistlud vive a Ertona, una città scavata all’interno di una montagna e isolata dal resto del mondo. La porta che divide Firis dai suoi sogni avventurosi non può essere varcata se non dai cacciatori e altri adulti, poiché il mondo la fuori è troppo pericoloso. Ma la ragazzina sogna di vedere quello che sta oltre la montagna in cui è rinchiusa e i racconti di Liane, sua sorella nonché apprezzata cacciatrice, non le bastano più. L’occasione si presenta sotto le spoglie di Sophie (la protagonista di Atelier Sophie), una giovane alchimista in viaggio per poter conseguire l’esame di abilitazione che la renderà alchimista a tutti gli effetti. La ragazza diventa ben presto la maestra di Firis e le insegna le basi dell’alchimia, arte per la quale la giovane sembra avere una naturale disposizione. A dispetto del parere contrario dei genitori e appoggiata dalla sorella Liane, Firis decide di svolgere a sua volta l’esame e lasciandosi dietro Ertona inizia il suo misterioso viaggio nel mondo esterno.
 

Così come i capitoli precedenti, Atelier Firis si presenta sotto forma di una rilassata avventura in cui una giovane alchimista esplora il mondo accompagnata da diversi amici. Alla base di tutto troviamo sempre una trama abbastanza semplice e dei personaggi caratterizzati in maniera abbastanza stereotipata (moe ovunque) ma funzionali all’atmosfera dolce e rilassata che il titolo vuol far sperimentare al giocatore. Firis è carina e ingenua, Liane è più matura e responsabile ma debole davanti alla carineria della sorellina, Ilmeria è la tsundere, Drossel la tettona sbadata… insomma, tutti gli stereotipi sono serviti su un piatto d’argento ma chi conosce gli Atelier non ci farà caso più di tanto, poiché i topoi dell’animazione giapponese sono parte integrante della saga.

Il tema del viaggio è certamente interessante e permette alla storia di dipanarsi in tanti luoghi diversi offrendo interazione con molti personaggi secondari. A parte tutto però, rimaniamo ancora una volta sui binari di una storia semplice e priva di scossoni, volta più all’esplorazione che all’avventura.
Ritornano tanti volti noti visti in Sophie ed Escha & Logy, non senza qualche sorpresa che lascia piuttosto perplessi.
 

Seppur parlare di innovazione della saga sia davvero esagerato, Atelier Firis cerca di compiere un bel passo avanti proponendo alcune interessanti novità. Certe particolarità introdotte in Atelier Sophie sono state riprese e migliorate da Firis soprattutto per ciò che riguarda la sintesi alchemica e l’avanzamento del “ricettario”. Partiamo innanzitutto dal concetto che, al contrario dei precedenti Atelier, Firis non è facilmente divisibile in fasi quali combattimento, esplorazione e raccolta dei materiali e sintesi alchemica, poiché tutto stavolta è ben integrato e procede di pari passo con l’incedere del viaggio di Firis. Grazie ad una struttura (quasi) open world, vera novità del capitolo che finalmente abbandona le “stanzette” in cui muoversi per offrirci enormi spazi da attraversare, sarà possibile raccogliere materiali, combattere, interagire con gli npc e sbloccare così missioni e ricette. L’avventura è dunque fortemente integrata in tutte le sue parti, senza più quella divisione in compartimenti stagni che richiedeva di farsi commissionare missioni, esplorare/raccogliere/combattere e poi tornare alla base per elaborare il tutto.

Tutto ciò è possibile grazie alla possibilità di costruire il proprio campo base in determinati punti delle zone in cui ci muoviamo: grazie ad una speciale tenda infatti, Firis potrà accamparsi nelle numerose zone apposite sparse nel territorio e accedere al proprio atelier per portare a termine la sintesi alchemica, riposare, interagire con i membri del party (e migliorare il livello di amicizia) ed equipaggiare tutto ciò che nell’atelier è ben conservato. Gli atelier sono utili anche per recuperare gli LP, dei punti che Firis perde camminando (tornerete spesso alla tenda per ricaricare quelli più che per altre cose). Eliminata quindi il fastidioso obbligo di tornare sempre in città per far tutto ciò, la giovane sarà libera di proseguire la sua avventura senza perdere tempo prezioso. E a proposito di tempo, eccoci ad un altro elemento che subisce un sostanziale cambiamento.
 

Nei capitoli più vecchi era necessario svolgere gli obiettivi principali della trama entro una certa scadenza, facendo sì che il giocatore dovesse gestire al meglio i giorni a disposizione (camminare, raccogliere oggetti, sintetizzare, combattere… tutto portava via minuti preziosi), ma nei capitoli precedenti era stato eliminato (Shallie) o utilizzato solo per le missioni secondarie (Sophie). Stavolta l’elemento tempo servirà solo nella fase principale, quella che porta all’esame per l’abilitazione degli alchimisti, difatti, avrete 365 giorni di tempo per raccogliere 3 lettere di raccomandazione di alchimisti già affermati e giungere alla città in cui si svolgerà l’esame (non senza qualche grosso inconveniente a bloccare il vostro cammino). L’anno a disposizione è più che abbondante, ma la possibilità di perdersi per mesi e mesi ad esplorare i vasti territori a disposizione è davvero alta, per cui, sempre occhio all’orologio!
Una volta concluso l’esame (si tratta invero del focus della trama) potrete continuare il vostro viaggio senza limiti di tempo.

Per quanto riguarda la sintesi alchemica, vengono ripresi gli elementi già visti in Sophie, quindi torna la struttura “a tetris” del calderone e l’avanzamento del ricettario grazie all’interazione con personaggi e ambienti circostanti. Stavolta però è tutto più semplice e leggibile, anche perché i suggerimenti per le ricette sono più chiari, inoltre è possibile svelarle usando i punti idea, che accumuleremo portando a termine svariate missioni che spaziano dall’eliminazione di nemici, alla raccolta di materiali al ritrovamento di oggetti.
Gli oggetti sintetizzati possono migliorare non solo in base ai materiali utilizzati ma anche in base al livello di crescita dell’oggetto stesso: più si sintetizza, più l’oggetto acquisirà efficacia.
 

Viene migliorato anche l’elemento del tempo atmosferico (oltre alla pioggia adesso troveremo anche la fastidiosissima nebbia mattutina e i nostri LP si consumeranno in modo diverso a seconda che piova o meno) e l’alternanza del ciclo giorno/notte, permettendo a Firis di svolgere missioni, affrontare nemici e recuperare materiali diversi a seconda dell’ora e del clima.
Tornando in tema di novità, a seconda del luogo in cui ci muoveremo la piccola Firis avrà un abbigliamento diverso adatto al contesto che migliorerà diversi parametri.
Le cose da fare sono davvero tantissime, vi ritroverete continuamente sommersi di quest secondarie, alcune delle quali, se portate a termine, daranno vita ad altre missioni con una vera e propria reazione a catena.

Per finire parliamo del battle system, forse la zona meno pregna di novità e anzi, a dirla tutta forse un po’ troppo stantia.
Durante il nostro viaggio arruoleremo molti combattenti diversi e potremo utilizzarne 4 per volta schierandoli in una formazione che vede Firis nelle retrovie e i più forzuti avanti in sua difesa. Il combattimento è a turni e sarà possibile scegliere di porsi a difesa dell'alchimista grazie ad una barra che si consuma ad ogni difesa ma che, se riempita, permette a tutti i membri del party di combinare l’uso degli oggetti o delle skills, creando una reazione a catena che procurerà ai nemici danni copiosi, specie perché, arrivando al 130%, si attiveranno le tecniche speciali dei singoli personaggi. Un passo avanti rispetto a Sophie, il cui sistema era troppo statico, ma che non brilla comunque per dinamismo come succedeva in Escha & Logy e Shallie.
I nemici abbondano e sono ben visibili sulla mappa.
Ci vorranno una trentina di ore per completare la trama principale ma non pensate che dopo i titoli di coda sia tutto finito, poiché il viaggio di Firis riprende e senza alcun limite temporale!
 

È quando si parla di grafica che casca l’asino degli Atelier: nonostante Firis sia il capitolo più curato sotto questo aspetto, purtroppo il comparto visivo non regge il passo delle buone intenzioni di Gust.
Il chara, sempre ad opera di NOCO e Yuugen è indiscutibilmente affascinante, i personaggi sono ben realizzati, dettagliatissimi e fluidi nei loro movimenti ma purtroppo carenti di espressioni facciali; ce ne sono giusto un paio e spesso non combaciano con il tono di voce dei personaggi facendoli sembrare delle marionette.
La struttura open world che tanto fa la gioia del giocatore e delle gambe di Firis ha come contrappasso un fastidioso effetto pop up che si riversa non solo nella zone in lontananza ma anche in quelle abbastanza vicine, facendo un po’ perdere la magia di questi luoghi così ampi e verdeggianti.

Le varie grotte sparse per il mondo sono purtroppo sostanzialmente tutte uguali e in generale i dettagli dell’ambiente che ci circonda non sono troppo curati.
Altra pecca sono gli npc, presi pari pari da Sophie e con una varietà che rasenta lo zero, le città inoltre, sono davvero poco popolate.
A dispetto di ciò però, il mondo esplorato da Firis è vario e pieno di vita, si passa da lande desertiche a verdi pianure, dalla cittadina di mare ai monti nevosi. Seppur la realizzazione non sia eccellente, gli intenti sono da premiare, poiché il viaggio di Firis si incentra sull’esplorazione e roba da vedere ce n’è in abbondanza ed è anche molto variegata. Abbiamo parlato di un “quasi” open world perché purtroppo i muri invisibili e la possibilità di attraversare corsi d’acqua o saltare sulle rocce che ci ostruiscono il cammino nonostante siano minuscole, esistono ancora (anche se andando avanti con l'avventura alcuni ostacoli potranno essere superati proprio grazie alle vostre capacità alchemiche).
Il gioco mantiene su PS4 un framerate piuttosto stabile con alcuni rallentamenti solo nelle zone più ricche di elementi naturali e nemici.
 

La colonna sonora di Atelier Firis non interrompe la buona tradizione degli Atelier proponendo brani dai toni quasi sempre delicati e ricchi di fiati.
La dolcissima opening è accompagnata dal splendide sequenze animate ma nell’edizione nostrana ritroviamo la versione inglese anziché quella giapponese.
E' possibile scegliere tra doppiaggio inglese e giapponese, consigliato quest’ultimo semplicemente perché combacia meglio con l’aspetto molto anime dei personaggi ma bisogna dire che le protagoniste femminili hanno voci davvero troppo acute. I testi sono in inglese ma la semplicità dei dialoghi, seppur siano molti, non dovrebbe creare troppi problemi.
 
 
Se paragonassimo Atelier Firis ad altri titoli di genere simile, esso apparirebbe un po’ troppo “vecchio” e scarsamente innovativo ma gli Atelier sono una particolare nicchia che fa storia a sé, non sono e non vogliono essere l’alternativa al Final Fantasy o al Tales of di turno.
Atelier Firis, pur soffrendo di una realizzazione non al passo con i tempi, ha abbandonato la svogliatezza di Atelier Sophie e ha proposto qualcosa che mancava al suo stesso brand, facendo un passo che, chi conosce la saga, non può che ritenere ambizioso e abbastanza ben riuscito.
Forse, piuttosto che cercare ogni volta una strada nuova, il trucco sarebbe prendere il buono di ognuno dei capitoli precedenti e mettere tutto insieme, così da creare un Atelier che possa brillare sia nella parte esplorativa che in quella della sintesi alchemica che nel gameplay.
Atelier Firis resta comunque fedele al suo brand per ciò che concerne trama, atmosfera e divertimento garantito dalla sintesi alchemica, la quale davvero non stanca mai e incita il giocatore a scoprire sempre nuove ricette, per ore e ore.
Firis non è lo studente migliore della classe ma stavolta è quello che si è impegnato di più, per cui, merita il giusto apprezzamento da parte dei veterani della saga e anche da chi vi si approccia per la prima volta.