Il franchise di One Piece, il celebre manga di Eiichiro Oda che da anni infrange ogni record di vendite in Giappone e non solo, è stata utilizzato in diversi adattamenti oltre la saga di fumetti e le varie serie animate e in particolare i personaggi della saga sono diventati i protagonisti di diversi titoli picchiaduro. Anche se l’ultima interazione videoludica, One Piece World Seeker, non si era dimostrata all’altezza dell’idea originale di open world, Bandai Namco ripropone una delle serie più apprezzate dai fan, One Piece: Pirate Warriors 4.

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Uscito in questi giorni per PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch e PC, One Piece: Pirate Warriors 4 è l’ultima new entry della serie musou sviluppata da Omega Force e Koei Tecmo. Una saga che si è da subito contraddistinta per l’estrema azione in cui è coinvolto il giocatore che spesso si trova ad affrontare e abbattere senza pietà migliaia di nemici, ma che spesso è stata criticata per un’eccessiva ripetitività del gameplay.

Sarà riuscita Omega Force a rivoluzionare il sistema di gioco?

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Il primo cambio di rotta rilevante rispetto alle passate edizioni riguarda il “diario narrativo”, ovvero la modalità storia che non copre tutti gli archi narrativi del manga come successo nel terzo capitolo uscito nel 2016. L’aumento dei volumi e delle storie raccontate da Oda ha spinto gli sviluppatori a scegliere sei archi narrativi che seguono un filo logico verso le ultime proposte dal mangaka. Così a inizio gioco ci troviamo catapultati nel Regno di Alabasta per poi saltare a Water Seven, Sabaody/Marineford, Dressrosa fino ad arrivare alle più corpose, ovvero Whole Cake Island e il paese di Wa, dove i pirati di cappello di paglia si trovano ad affrontare il temibile Kaido. In Giappone quest’arco è ancora in corso di serializzazione su Shonen Jump ed è quindi stato in parte reinventato dagli sviluppatori. Per non lasciare l’amaro in bocca agli appassionati le avventure escluse, come Skypiea, Punk Hazard e l’isola degli uomini pesce, sono raccontate brevemente attraverso degli esaustivi intermezzi animati.

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Questa scelta premia gli sviluppatori che propongono una modalità storia più snella e senza fronzoli attraverso 34 mappe diverse a cui si aggiungono il Diario Libero e, soprattutto, il Diario del Tesoro che propone oltre 100 missioni secondarie che metteranno a dura prova qualsiasi appassionato del genere musou ma che sapranno ricompensare adeguatamente coloro che porteranno a termine quelle più difficoltose.

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Il gameplay rimane quello storico con il giocatore che, all’interno di una mappa libera, deve compiere determinate missioni per poi arrivare al relativo boss. Durante ogni capitolo della storia si possono conquistare le aree di gioco, compiere missioni secondarie e soprattutto divertirsi ad eliminare le migliaia di nemici che ci si parano di fronte noncuranti di essere una specie di “carne da macello” a causa delle potenti mosse a nostra disposizione. Oltre ai classici attacchi con diverse combo da sperimentare, il giocatore ha a disposizione quattro colpi speciali dai differenti effetti e che permettono anche di attivare le forme più avanzate come il Gear Fourth di Rufy o lo Sky Walk di Sanji. Rispetto ai precedenti capitoli si può notare l’impegno da parte di Omega Force di creare missioni con un minimo di varietà, aiutati anche da un roster ricchissimo che conta 40 personaggi giocabili divisi in quattro differenti classi, ognuno con le proprie mosse a disposizione. Omega Force ha finalmente corretto uno dei principali difetti della saga ovvero l’aumento di livello dei personaggi: se prima solo il personaggio controllato dal giocatore acquisiva esperienza, ora anche quelli coinvolti nel capitolo completato aumentano di livello evitando lunghe e infinite partite per cercare di aumentare ad un livello accettabile anche i personaggi minori. Inoltre, le caratteristiche di ognuno di loro sono state minuziosamente riportate seguendo le indicazioni del manga: ad esempio Big Mom può essere colpita con efficacia solo quando sferra un attacco mentre Sanji si trova in difficoltà ad affrontare i personaggi femminili.

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Ogni personaggio ha inoltre due mappe delle abilità (oltre alla mappa comune che vale per tutti i personaggi) da sbloccare utilizzando soldi e monete rilasciate mano a mano che si prosegue nell’avventura. Alcune di queste abilità, che comprendono mosse speciali e aumento delle statistiche, si possono sbloccare solo proseguendo nella modalità storia e acquisendo le speciali monete d’oro.

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I modelli poligonali sono stati completamente rinnovati e rappresentano un ottimo passo in avanti rispetto a Pirate Warriors 3, mentre i fondali risultano ancora un po’ piatti e ripetitivi. Nella versione da noi testata su PlayStation 4 si raggiungono i 30 fps costanti anche nelle situazioni più concitate ma permangono i problemi relativi alla telecamera che spesso si trova in costante difficoltà a seguire i nostri movimenti, specie negli scontri con i maestosi giganti.

 
One Piece: Pirate Warriors 4 è senza ombra di dubbio il miglior musou in circolazione in quanto molti aspetti negativi delle passate edizioni sono stati limati e perfezionati, come il livellamento dei personaggi e l’enorme quantità di contenuti extra. Purtroppo rimangono alcune imperfezioni come la telecamera che impazzisce nelle scene più concitate e la ripetitività di alcune missioni.

La scelta di limitare a sei archi narrativi la modalità storia potrebbe far storcere il naso agli amanti del manga, ma le isole a disposizione sono ricchissime di missioni da affrontare e risultano molto più dettagliate e travolgenti. In particolare l'isola di Wa presenta una storia che per ovvi motivi non segue il manga, ciononostante è molto godevole e ricca di colpi di scena.