Asha è una giovane ragazza dai capelli verdi in grado di avvertire presenza dei quattro spiriti. Sentendo le loro suppliche di aiuto, decide intraprendere un viaggio per trovarli e aiutarli. La aiuteranno un genio in grado di trasportarla nei vari angoli del regno e un essere volante blu noto come Pepelogoo.
 

Magari Asha potrebbe anche offendersi vedendosi affibbiata il titolo di “Wonder Boy”, va bene le ragioni di marchio, ma di “boy” qui ovviamente non vi è traccia, a prendersi la scena questa volta è infatti una ragazzina dai capelli verdi di poche parole ma dall’animo gentile. Nonostante Matt Bozon attribuisca al telefilm Dream of Jeannie (Strega per amore) la maggior ispirazione per il personaggio di Shantae, per noi è assolutamente impossibile non trovare un’assonanza tra Asha e l’ormai famosa mezzo-genio di Wayforward; il genere, il platform adventure, è il medesimo, l’ambientazione orientaleggante pure, la parentela per un fan del genere viene quasi naturale, e quale occasione migliore dunque per riscoprire anche questo classico degli anni novanta rimasto a lungo esclusiva del mercato giapponese? La saga di Wonder Boy sembra attraversare una fase di grande spolvero, grazie al remake di Dragon’s Trap ad opera di Lizardcube e soprattutto all’apprezzato “sequel ufficioso” Monster Boy and the Cursed Kingdom del 2018 (decisamente da evitare invece Wonder Boy Returns remix), entrambi i progetti sono riusciti ad incanalare lo spirito della mai dimenticata serie avventurosa pubblicata ai tempi da Sega.
 

L’ultimo arrivato di questo movimento revisionista è quindi Wonder Boy: Asha in Monster World, remake del Monster World IV del 1994 sviluppato questa volta da Studio Artdink, team giapponese da non confondere con il quasi omonimo e più anziano Artdink (artefice di Sword Art Online: Lost Song). A differenza di quanto attuato dai francesi di Lizardcube per il remake di Dragon’s Trap, Studio Artdink opta per una rievocazione dell’originale Westone tramite una nuova veste grafica 3D mantenendone però intatto il gameplay bidimensionale, uno stile che rimanda più alla stagione dei “2.5D” dell’epoca PS1 (Klonoa, Tomba) che non effettivamente a quella dei 16-bit. La scelta è coraggiosa giacché l’originale Monster World IV possiamo considerarlo come uno dei giochi esteticamente più belli che il Mega Drive abbia offerto, un trionfo di colori e animazioni ancora oggi in grado di abbagliare con la sua vivacità.
Il remake si prende quindi i suoi rischi e infatti il primo trailer non aveva convinto del tutto, ma il risultato finale, pur non nascondendo una certa povertà nel conteggio poligonale, risulta comunque gradevole. Certo verrebbe da chiedersi come mai colombiani e australiani se ne escano con cose come Cris Tales e Hollow Knight mentre per i giapponesi il puro 2D sembra sia diventata una chimera, ma quantomeno questo remake si adopera con cura nel mantenere una certa aderenza all’originale, il quale, dopo il fantasy dei precedenti Wonder Boy, proponeva questa piacevole atmosfera da Mille e una Notte, verso cui molti developer giapponesi sembravano in quel periodo essersi invaghiti sulla scia del film Disney Aladdin (l’RPG Arabian Nights: Sabaku no Seirei-ō e i beat ‘em up Arabian Magic e Arabian Fight, per citarne alcuni). Lo stesso discorso è valevole per il character design di Maki Oozora, che rimane fortunatamente intatto, e anche le animazioni di Asha sono discrete, mettendo però in conto un labiale sostanzialmente assente durante le cutscene.
 

Parlando del gioco in sé, per chi non è avvezzo alla serie Monster World IV eredita la struttura tipica di questo genere di adventure (come il già citato Shantae), che prevede una città/hub centrale (Rapadagna) da cui si diramano le varie zone del regno raggiungibili tramite viaggi rapidi. Per aprire i quattro portali Asha avrà bisogno di un medaglione da trovare all’interno di Rapadagna, dove potrà inoltre parlare con gli abitanti, acquistare nuove armi e recuperare energia pregando all’altare.
Il potenziamento di Asha è determinato comunque al raccoglimento dei Life Drop, ossia delle gocce blu disseminate in città come nei dungeon che aumentano l’energia di un cuore una volta raccolte 10, fino ad un totale di 200. Essendo di fatto l’elemento collezionabile principe del gioco, coloro che desiderano finirlo al 100% devono tenere in mente di raccogliere almeno quelle della prima fase (ovvero fino alla Torre del Silenzio), poiché è l’unica zona che non è possibile tornare a visitare una volta messo piede a Rapadagna.
 

La libertà esplorativa e le regioni interconnesse del precedente Wonder Boy V: Monster World III lasciano qui il posto ad una più marcata linearità, compensata però da un dungeon design decisamente ricercato. Per superare gli ostacoli e gli enigmi presenti all’interno di questi luoghi Asha si affiderà a Pepelogoo, l’animaletto volante blu grazie al quale è possibile effettuare doppi salti e planate, permettendo alla ragazza di raggiungere altezze altrimenti precluse; ma non solo, Pepelogoo non si farà problemi a farsi calpestare, a soffiare per spingere una zattera, a proteggere Asha dal fuoco o a farsi congelare per creare un blocco di ghiaccio, un vero e proprio tuttofare, garantendo al gioco una certa varietà di situazioni.
Le battaglie contro i boss, che non richiedono chissà quali strategie né tantomeno l’impiego di Pepelogoo, sono forse l’unico elemento “debole” di un’avventura ancora oggi piacevolissima da affrontare, la cui longevità si attesta sulle quattro ore, grazie anche ad una difficoltà ben calibrata, rendendolo adatto anche ai non esperti del genere.

Il semplice lifting 3D attuato su un’opera che già di per se aveva un 2D splendido potrebbe non essere un’attrattiva sufficiente per coloro che hanno amato l’originale, ma tutti gli altri hanno occasione tramite questo remake per riscoprire un classico a lungo ingiustamente dimenticato in favore dei suoi più famosi predecessori.
ININ Games porta Wonder Boy: Asha in Monster World munendolo di traduzione in italiano, mentre la scelta di includere l’originale Monster World IV solo con l’edizione fisica, precludendola a chi decide di supportare l’acquisto digitale, è un po’ discutibile, considerato il prezzo di lancio.

Versione testata: PlayStation 4. Disponibile anche per Nintendo Switch e PC (dal 29 giugno).
 
 
Non sarà forse il remake più imprescindibile di questo mondo, ma Asha in Monster World, anche sotto questa veste multistrato 3D, è capace di preservare il ricordo degli antenati illustri, senza mai perdere la raffinatezza nonostante (o forse grazie a) un certo retrogusto di doujin a basso budget. Buona parte del lavoro era invero già fatto dato che già l'originale di Nishizawa, come gli altri Monster World, è stato a suo tempo materia di studio del platform adventure, nonostante sia rimasto a lungo colpevolmente appannaggio dell’utenza nipponica (e degli emulatori) ma riesumato dall'oblio grazie a questo gradevole remake.