Ideato da Hisaya Yabusaki e sviluppato da Taito nel 1986, il primo Kiki Kaikai fu uno dei tanti successi della compagnia giapponese di quegli anni, che raccolse consensi prima in sala giochi e poi con le conversioni per MSX, Famicom Disk System e PC Engine. L’idea di Kiki Kaikai (traducibile grosso modo in “misterioso mondo dei fantasmi”), come di consueto per quel periodo, è in realtà molto semplice, di fatto prende la formula sparatutto con visuale dall’alto di Senjō no ōkami (Commando), il divora-gettoni di Capcom dell’anno precedente, per trapiantarla in un Giappone mitologico, popolato da youkai e divinità di ogni genere. Invece del tipico soldato tutto muscoli e proiettili, dunque, nel gioco Taito impersoniamo la Miko di nome Sayo-chan, che armata di talismani da lanciare (gli o-fuda) e del suo Ōnusa, il bastone purificatore, per gli attacchi ravvicinati, si fa largo nei livelli tra decine di nemici per salvare le Sette Divinità della Fortuna, rapite da un gruppo di demoni malvagi capitanati da Yamata no Orochi.
 

Il primo gioco della serie rimane inedito in occidente, almeno fino al 2006, quando viene incluso nella raccolta Taito Legends 2, per poi essere ripubblicato in anni più recenti nella linea Arcade Archives. Le avventure della giovane miko debutteranno infatti al di fuori del Giappone nel 1992 con il sequel KiKi KaiKai: Nazo no Kuro Manto (“Il Misterioso Mantello Nero”), per il Super Nintendo, rinominato nei mercati occidentali Pocky & Rocky, così come i due protagonisti giocabili, Sayo-chan e il tanuki Manuke, suo avversario nel primo gioco. Questo sequel evolve la formula del precedente introducendo la possibilità di giocare in due in cooperativa, dei negozi nascosti in cui è possibile acquistare potenziamenti tramite i soldi rilasciati dai nemici e ovviamente un gameplay molto più frenetico e rifinito, con boss di fine livello sempre più spettacolari. A cambiare è anche il publisher, a partire da questo capitolo sarà infatti Natsume a prendere le redini della serie, che realizza subito un sequel, Kiki Kaikai: Tsukiyo Soushi (Pocky & Rocky 2, 1994), sempre per Super Nintendo, il quale aggiunge due ulteriori personaggi giocabili e altre piacevoli novità; tuttavia, come per molte altre serie, con il tramonto dell’era 16 bit le avventure di Sayo-chan subiscono una frenata, registrando solo una fugace apparizione su Game Boy Advance, con Pocky & Rocky with Becky (2001), più simile in realtà al capostipite arcade che non ai due capitoli per SNES, e l’apocrifo Yukinko Daisenpuu - Sayuki to Koyuki no Hie-Hie Daisoudou (Legend of Sayuki, 2007) per PS2 e Wii.
 

Ad un mese di distanza dall’uscita di Cotton Fantasy siamo quindi pronti ad accogliere un altro gradito ritorno; annunciato quasi due anni fa per PS4 e Switch, il titolo originale Kuro Manto no Nazo, non poco simile a quello del 1992, faceva inizialmente presupporre ad un suo remake, salvo poi scoprirsi in realtà come un’avventura del tutto nuova del duo Pocky e Rocky. Sviluppato da Tengo Project, già artefici di Wild Guns Reloaded e The Ninja Warriors; Return of the Warriors, Pocky & Rocky Reshrined viene distribuito anche in versione fisica da ININ Games e si presenta sotto una veste grafica in pixel art curata al dettaglio e alquanto gradevole.

La campagna principale propone otto livelli intervallati da scene di dialogo, che porteranno Pocky e gli altri personaggi attraverso varie ambientazioni in un mitologico Giappone feudale (ma non solo) popolato come da tradizione da youkai, bakemono (oggetti animati) e fantasmi, alcuni decisamente familiari, in particolare nella prima parte, e altri del tutto nuovi. Pocky potrà nuovamente fare affidamento ai talesmani da lancio e al suo bastone per far fronte alle orde nemiche, oltre ad un tipico attacco-bomba atto a ripulire l’area, ma in questo capitolo la miko acquisirà anche nuovi poteri dalla divinità Ame-no-Uzume: questi sono una barriera in grado di respingere gli attacchi, e degli speciali specchi che, una volta posizionati, hanno la facoltà di riflettere i nostri attacchi proiettile andando ad allargare sensibilmente il loro raggio d’azione, una tecnica particolarmente efficace contro i nemici volanti. Il dash, effettuabile in qualsiasi direzione, si dimostra provvidenziale per schivare gli attacchi nei momenti più concitati, Pocky & Rocky Reshrined infatti non scherza affatto, è un gioco vecchia scuola duro e puro, i nemici sono forti e alle volte imprevedibili, i livelli sono caotici ed è necessario conoscerli a fondo per superarli indenni, e se è pur vero che i crediti sono infiniti, presentando anche dei checkpoint prima dei temibili boss, il giocatore hardcore vorrà ovviamente raccogliere la sfida di finirlo senza imbattersi nel Game Over e registrare il suo punteggio online.
 

La conclusione della storia sbloccherà la modalità free, che permette di ripercorrere l’intero gioco scegliendo uno fra i personaggi disponibili (nella campagna tale scelta è predeterminata dal livello), oltre al duo protagonista è possibile impersonare la già menzionata Ame-no-Uzume, l’agile yokai donnola Ikazuchi e la guerriera Hotaru Gozen, ognuno con le sue caratteristiche e tecniche speciali. Il fatto che sia necessario prima completare l’avventura in solitario per rendere disponibile questa modalità, percorribile in cooperativa, e raccogliere un certo numero di monete per sbloccare la difficoltà Easy, palesa l’intenzione degli sviluppatori di voler comunque spronare ad imparare ben il gioco, seguendo la filosofia del leone che getta il cucciolo nel burrone, prendendosi il rischio di scoraggiare il curioso occasionale, che si ritrova buttato nell’azione in un modo forse anche più brusco rispetto al 1992. Pocky & Rocky Reshrined ha un ritmo più lento degli originali per Super Nintendo, alcuni nemici, come i serpenti di fuoco, oppure i ponti del livello del dirigibile, sembrano appositamente posizionati per rallentarti, farti rannicchiare in un angolino non raggiunto dal fuoco nemico in cui ragionare sul metodo giusto per ripulire l’area, prima di proseguire; rispetto ai classici, che erano molto più arcade e frenetici, questo non è un gioco adatto ad un approccio mordi e fuggi. Oltre a ciò Reshrined non ha molto altro da offrire, sarebbe stata gradita ad esempio una modalità training che permettesse di giocare un livello a scelta senza il bisogno di rifarli tutti da capo, come quella presente in Cotton Fantasy.
Francamente è difficile dire se Pocky & Rocky Reshrined sia migliore o peggiore, più facile o più impegnativo del Pocky & Rocky del 1992, ma le sue peculiarità sono tali da renderlo stimolante anche e soprattutto per coloro che hanno sviscerato l’originale, mentre per tutti gli altri, attratti magari dalla splendida grafica 2D, sarà un modo per riscoprire una serie che mancava dalle scene da troppo tempo.
 
 
Pur riproponendo luoghi e meccaniche riconoscibili, Pocky & Rocky Reshrined scinde qualsiasi volontà di ricalco 1:1, proponendosi piuttosto come una continuazione delle atmosfere del tempo, scegliendo l’effetto vintage della forma differenziandosi però nelle strategie di difesa, nella gestione degli spazi, e nei nuovi personaggi che si affiancano alla giovane miko. Natsume dunque opta per un’azione impegnativa, movimentata e profondamente affinata, cosciente di voler portare su schermo un gioco in grado di rapire l'occhio, restituendo un mondo bidimensionale mitologico e affascinante.