logo GamerClick.it

-

<b>ATTENZIONE! CONTIENE SPOILER!</b>

Spesso si tende a confondere o ad associare la pietra miliare e il capolavoro, senza accorgersi che raramente i due termini coincidono. Questo è solo uno dei numerosi casi in cui l'aspetto artistico impallidisce di fronte alla portata storica, sebbene questa, nell'immaginario collettivo, sia oscurata dal ben più noto Capitan Tsubasa.
L'anime è tanto datato a livello grafico, con animazioni poverissime in funzione di un tratto a dir poco grezzo e sporco, quanto più efficace a rendere palpabile l'atmosfera post-bellica, con tutti quei fondali scarni, tra terreni sterili e scuole appena cementate resi paradossalmente più tetri e vuoti dalla costante del tramonto.

Superato l'aspetto tecnico, i primi reali limiti del prodotto si manifestano nel clamoroso appiattimento dei personaggi. Come dimenticare l'arroganza e il cinico umorismo di Shingo, l'austerità beffarda di Mazuki, la furia cieca di Oyra, la pseudo-saggezza del padre adottivo di Tamai e l'irritante presenza di Ryoko. Tutte caratteristiche soppresse nel giro di una decina di episodi, dopo i quali Shingo si sottomette con una riverenza inspiegabile a Mazuki, Oyra si trasforma in una spalletta debole e sensibile, Mazuki interviene solo per divulgare massime e Ryoko, dopo il lifting, perde completamente di rilievo.

Anche il ritmo della sceneggiatura cala inaspettatamente d'intensità, tanto che, chiuse le memorabili parentesi dei fratelli Kamioka e della frattura e rispettiva crisi di Shingo, la visione prosegue soltanto per conoscere il paio di nuovi colpi segreti e allenamenti speciali, che quantomeno strappano quattro risate in compagnia. Complice di questo declino è anche lo scarso carisma - in antitesi al notevole impatto iconografico, per esempio i trascuratissimi gemelli sono divenuti soggetto d'imitazione - degli avversari e successivi compagni di squadra. Tanto che, se si escludono i Kamioka, nessuno è stato sviluppato, sotto il profilo psicologico, in maniera tale da affezionarsi a loro.

Rimane comunque intatto e impresso lo spirito antisportivo delle prime puntate, in cui si mostra una visione del calcio nipponica creativa, anarchica e narcisista. Visione che, da antisportivo quale sono, ho sempre adorato.
Concludendo, Arrivano i Super Boys è una produzione mediocre che funge da antenato, è fondamentale per la memoria storica più di una qualsiasi altra produzione anni luce più curata. E questo fa e deve fare riflettere.