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Umineko no naku koro ni è sicuramente una delle serie più particolari e originali presenti nel mercato giapponese, e spesso la trama può trarre in inganno, essendo la prima parte della serie solo un’introduzione.
La famiglia Ushiromiya decide di ritrovarsi al completo sull’isola di Rokkenjima dove si discuterà una volta per tutte la divisione del patrimonio del padre, ormai in fin di vita. Giunti sull’isola il protagonista, Ushiromiya Battler, viene a conoscenza delle varie leggende dell’isola, secondo cui una strega avrebbe donato tonnellate d’oro al padre. La situazione si fa però tesa, la distribuzione dell’eredità non giunge a una conclusione, e le citazioni alla leggenda si intensificano. Dopo la cena inizia a susseguirsi un’inquietante catena di omicidi, apparentemente assurdi e impossibili per le persone presenti sull’isola, che finiranno per temere che l’artefice di tutto sia la strega. Soltanto Battler vorrà nonostante tutto negare l’esistenza della strega anche davanti all’evidenza.

Andando avanti con gli episodi ci si rende conto che Umineko non è né un giallo dove bisognerà scovare il colpevoli degli omicidi e né un fantasy dove bisognerà sconfiggere la strega attraverso poteri magici, ma un anime psicologico e filosofico che giocherà sul concetto di realtà, basandosi sull’idea che finché qualcosa non può essere provata, può essere considerata vera, citando nozioni come il paradosso dei corvi o il paradosso del gatto di Schrödinger, dove la scatola del gatto è in realtà l’intera isola di Rokkenjima. Il protagonista prenderà una posizione definita “Anti-fantasy” secondo cui gli basterà provare che anche un umano avrebbe potuto commettere gli omicidi per vincere contro la strega. I concetti vengono purtroppo trattati in modo superficiale nell’anime, che oltretutto ha una regia pessima, che potrebbe portare alcuni spettatori a vedere ciò che accade come una parodia più che una vicenda drammatica; anche le gag migliori fra i personaggi sono state eliminate, riducendo la serie all’osso pur di non superare i 26 episodi.

Parlo da persona che in passato rabbrividì davanti alla serie, per poi appassionarsi alla sound novel, che gode di eccezionali colonne sonore e di un’atmosfera ben più seria e drammatica, quindi in ogni caso consiglio di ripiegare sul gioco, o in extremis sul manga. La serie a mio parere è consigliabile solo a chi, dopo aver giocato alla sound novel, vorrebbe osservare le stesse scene animate.