logo GamerClick.it

-

Profondo blu

A cent'anni dalla nascita di Osamu Dazai (1909-1948) Madhouse dedica una serie TV di dodici episodi al grande scrittore adattando in versione anime sei classici moderni della letteratura nipponica: "Non più umano" e "Corri, Melos!" dello stesso Dazai, "Sotto la foresta di ciliegi in fiore" di Sakaguchi Ango (1906-1955), "Estate" di Soseki Natsume (1867-1916), "Il filo del ragno" e "Ritratto infernale" di Ryūnosuke Akutagawa (1892-1927).
Il delicato passaggio dalle parole alle immagini è affidato all'estro creativo di tre talentuosi character-designer - Takeshi Obata, Tite Kubo e Takeshi Konomi - nell'ardito tentativo di trasformare in disegni e animazioni le suggestioni e le inquietudini che pervadono questi sei capolavori di 'letteraratura blu'.
L'attore e doppiatore Masato Sakai introduce ogni puntata con aneddoti sulla vita e le opere degli scrittori che di volta in volta ci vengono presentati.

La poetica di Dazai è impregnata di profondo pessimismo esistenziale e i suoi romanzi descrivono la perdita e il declino dei valori tradizionali nel Giappone vinto e umiliato dalla guerra. Nel suo messaggio di desolazione spirituale e disperata rivolta si identificò l'intera generazione che visse il disordine e lo smarrimento del dopoguerra. La sua sofferenza interiore e il suo istinto di autodistruzione sfociarono nel suicidio per annegamento avvenuto nel '48 presso il lago Tamagawa a Tokyo.
"Non più umano" narra la storia del bello e maledetto Youzou, un pittore perennemente combattuto tra il rifiuto delle convenzioni sociali e il senso di colpa per l'incapacità di adeguarsi ad esse. Rifiutato dalla famiglia e rifugiatosi in una condizione esistenziale di estrema solitudine, Youzou, per poter "sopravvivere" tra i suoi simili comincia a inscenare "pagliacciate", finge di dedicarsi alla causa politica e allaccia problematici e tormentati rapporti con le donne, mentre la sua vocazione all'autolesionismo lo rende succube del demone dell'alcol e protagonista di patetici tentativi di suicidio. Ne emerge un disperato ritratto in cui si riflette in modo autobiografico la figura dello stesso autore.
Lo stile dei disegni di Obata è ricercato e seducente, e i suoi colori freddi patinati di grigi imprimono un'atmosfera di inquieta e lunare malinconia che aderisce in modo convincente allo spirito cupo del romanzo.

I fiori di ciliegio sono un simbolo di bellezza, ma nella loro caducità evocano la transitorietà dell'esistenza e un alone di mistero e inquietudine, una vaga attesa di morte accompagna il loro splendore. La favola nera "Sotto la foresta di ciliegi in fiore" di Sakaguchi Ango, la cui vita disordinata e percorsa da tendenze autodistruttive può ricordare quella del suo quasi coetaneo Dazai, esprime in modo mirabile questo aspetto angoscioso e sinistro che si nasconde dietro tanta grazia. Il racconto, dal sapore leggendario e mitico, mescola un'incredibile forza immaginativa con il gusto del grottesco e del macabro.
Un feroce brigante, ossessionato dai 'sakura' in piena fioritura, rapisce una bellissima sconosciuta onde arricchire il proprio harem. Ma la donna usa il proprio fascino ammaliante per soggiogare l'uomo e spingerlo ad uccidere tutte le sue mogli. Da quel momento la torbida 'femme fatale' rivelerà un'insaziabile sete di sangue istigando il bandito a commettere efferati delitti sempre più numerosi e la sua bellezza si trasformerà in mostruosità demoniaca…
I due episodi sono un distillato di raffinata brutalità e la tecnica grafica di Tite Kubo alimenta la vena di crudeltà estetizzante e grandguignolesca con uno stile dinamico e visionario, saturo di colori acidi e abbaglianti.

Nello struggente "Estate" uno studente, aspirante maestro, stringe un legame sempre più stretto con la giovane figlia della sua padrona di casa. La comparsa di K., uno schivo e introverso asceta, amico dello studente e da lui stesso invitato, rompe l'atmosfera di armoniosa e idilliaca routine. Sarà l'inizio di un tormentato rapporto fra i tre protagonisti in cui passione, sentimento e amicizia si intrecceranno in una spirale che culminerà in tragedia.
Il contrasto violento tra tradizione e modernità nel Giappone del primo Novecento è espresso in modo memorabile nei ritratti dei personaggi che sono studiati nel loro lato più introspettivo e intimista.
In questi due episodi i colori di Obata si fanno più vividi e solari, in stridente contrasto con i risvolti drammatici della vicenda, mentre il tratto del disegno si attesta su un livello di raffinata eleganza.

"Corri, Melos!" è un racconto sull'amicizia ispirato da una poesia di Friedrich Schiller che nell'anime si unisce ad un frangente della vita di Dazai.
Si narra di un commediografo che, nello scrivere una sceneggiatura, decide di usare la storia della sua amicizia con un attore che lo ha tradito. La pièce teatrale, infatti, dovrebbe descrivere la storia di una leggendaria amicizia ambientata in epoca romana, quella di Melos, un pastore che, rimanendo coinvolto in un intrigo ai danni del tiranno Dionisio, chiede di posticipare la sua esecuzione per poter assistere alle nozze dell'amata sorella. Ma il crudele sovrano gli concede solo tre giorni di tempo, dopo di che giustizierà il suo migliore amico Selinuntius. Sarà l'inizio di una disperata corsa contro il tempo e il valore dell'amicizia verrà messo a dura prova…
La regia di Ryūtarō Nakamura è complessa e sofisticata, la narrazione procede su due binari paralleli che si intrecciano e si influenzano a vicenda: da un lato segue le avventure di Melos e dall'altro quelle del commediografo, il quale, nello sviluppare la trama, infonde a tal punto i propri sentimenti fra le pagine da confondere il piano del reale con quello della sua stessa scrittura, in una suspense che lascia lo spettatore nel dubbio sulla sorte dei due amici fino alle scene finali.

Gli episodi che chiudono il ciclo sono tratti da due romanzi di Ryūnosuke Akutagawa e sono ambientati nell'antico Giappone feudale esplorato con un moderno punto di vista psicologico.
"Il filo del ragno" narra del criminale Kandata la cui unica buona azione è stata di salvare un ragno. Una volta catturato e giustiziato si ritrova agl'inferi a causa dei suoi delitti, fra indicibili torture e sofferenze. Ma un sottile filo che scende dal cielo sembra regalargli un'ultima speranza…
Il febbrile "Ritratto infernale" esamina la possibilità di infrangere gli imperativi morali per soddisfare i propri obbiettivi artistici, riprendendo l'idea di usare un pittore come veicolo dell'orrore già usata da LeFanu e Poe.
Il sublime pittore Yoshihide, incaricato di affrescare le pareti del mausoleo di un sanguinario tiranno, decide di rappresentare la crudeltà e la ferocia del suo signore dipingendo un terrificante inferno buddista. Indispettito, il tiranno tramerà una sordida e spietata vendetta…
Lo stile visionario dei disegni di Tite Kubo si fa ancora più allucinato e lisergico in un delirio di colori e forme che esaltano all'ennesima potenza le atrocità messe in scena.

"Aoi bungaku" è una serie complessa e sfaccettata che ha una visione cupa e pessimistica di fondo come elemento unificante. L'estrazione letteraria dona a questo ciclo un'aura di sofisticato e sottile intellettualismo e i cultori dell'estetica 'dark' troveranno in quest'anime una nuova perla di torbida e morbosa bellezza.