logo GamerClick.it

9.0/10
-

Matsumoto e Sawako si amano, ma per cause economiche e pressioni familiari il primo decide di sposare un'altra ragazza. Sawako in preda al dolore decide di suicidarsi assumendo dei medicinali, viene però salvata, ma non è più in grado di ragionare, anzi lo fa come una bambina. Quando Matsumoto scopre dell'accaduto, scappa dal suo matrimonio e corre dalla sua amata, la "raccoglie" e la porta con sé. Dopo essersi legati con una corda rossa inizieranno a camminare fino alla loro "fine".
Ryoko, sebbene siano passati molti anni, ama ancora un ormai vecchio boss della Yakuza, che frequentava da giovane, e da cui fu costretta a separarsi, non senza fare prima una promessa che manterrà forse fino alla fine dei suoi giorni. Quando i due stanno per riavvicinarsi, lui viene ucciso, senza che riesca prima a svelarsi.
Haruna è una giovane idol che, a causa di un incidente che la sfigura, deve interrompere la sua carriera. Sarà però un suo grande fan che si accecherà per vederla, a condividere con lei alcune belle emozioni, prima di essere trovato morto.
Sono queste fondamentalmente le tre storie che si intrecciano nell'opera di Kitano del 2002.

«Fondamentalmente Dolls è un film sulla morte. Così come ciascuno dei miei film. La morte è il mistero più grande, la forza più potente che ci sia. Molto più forte dell'amore.»

Con queste osservazioni Kitano esordisce in un'intervista alla 59ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, dove nel 2002 viene presentato il suo decimo lavoro. Eppure 'Dolls' è basato proprio su tre vicende d'amore, ma forse i profondi simbolismi che pervadono la stupenda fotografia di Katsumi Yanagishima nascondono proprio una surreale, ma veritiera considerazione della morte, quella dell'amore, come quella di un essere vivente. Il dramma amoroso si consuma, sembra, senza inizio né fine, ma l'infinita tristezza che tutti i protagonisti fronteggiano a causa del loro strano, ma non tanto (come dice lo stesso Kitano) destino è anche la più grande gioia di colori rappresentabile in un film. L'autore, infatti, rappresenta le vicende amorose, nell'arco di tempo delle quattro stagioni, da sempre importanti nella letteratura giapponese, e da sempre collegate proprio a quell'amore quasi sempre irraggiungibile.

Ma vi è molto altro ancora collegato alle antiche arti giapponesi. Come viene fuori dall'incipit dell'opera, nonché dal titolo, infatti, 'Dolls' si ricollega al teatro Bunraku. Se l'opera si apre e si chiude proprio con delle scene riprese da quest'arte, in particolare da una tragedia classica di Chikamatsu Monzaemon del 17°secolo, i protagonisti stessi del film, nessuno escluso, divengono a loro volta marionette del loro destino, incapaci di sfuggire da decisioni che loro stessi hanno preso, che li portano alla pazzia, alla morte, ma che non vogliono assolutamente cambiare fino alla fine. Destino che Kitano rappresenta con il famoso "filo rosso" che non solo collega i due protagonisti di una delle tre storie, ma anche le tre storie stesse, vediamo infatti che i protagonisti della prima, durante il loro infinito cammino, incrociano le altre coppie. Ciò dimostra ancora una volta che le storie rappresentate trascendono lo spazio e il tempo, per approdare all'unica considerazione finale sull'amore, che l'autore non vede quasi più realizzabile.

'Dolls' è un film fatto di pause e lunghi silenzi, ma che in realtà parla davvero tanto, un'opera che ci mostra la società giapponese sotto molte sfumature; tre storie diverse, che mettono in mostra temi come l'ancora attuale matrimonio combinato, distruzione di molti possibili veri amori, se vogliamo il fenomeno della Yakuza, accennato quel poco che basta per fare capire di che si tratta, e il "nuovo" (se anche iniziato negli anni '70) fenomeno delle idols, ragazze che raggiungono l'apice del successo in poco tempo, e che possono perderlo in altrettanto poco, come dimostrato. I personaggi stessi delle storie sembrano muti, ma in realtà urlano le loro angosce attraverso gesti meccanizzati, controllati, ripetitivi, rivelando le proprie ansie e ossessioni attraverso i loro atti estremi, le loro espressioni o i loro silenzi, forse l'ennesimo tentativo dell'autore di mostrare il modo di essere di una società, quella giapponese, in cui la comunicazione è bastata su gesti, simboli, sguardi, molto lontana dalla "rumorosa" civiltà occidentale.
'Dolls' non è altro che un'opera d'arte visionaria che Kitano ha regalato al mondo, ma prima di tutto alla sua gente, che ritiene intrappolata in un flusso vitale sociale, da cui è impossibile liberarsi. In definitiva quella che può sembrare superficialmente un'allegoria sull'amore, ne è invece una celebrazione, come è celebrazione di vita, di morte, della natura.