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3.0/10
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"Elfen Lied" è un anime di 13 episodi tratto dall'omonimo manga (pubblicato sul famoso Weekly Shounen Jump) di Lynn Okamoto, mangaka divenuto famoso soprattutto per questo prodotto. La storia ruota attorno a Lucy, mutante dalle inclinazioni omicide che, fuggita dal laboratorio in cui è stata reclusa, cerca di inserirsi in una famiglia "normale"… Fino a che il suo traumatico passato, adombrato da una mai più provvidenziale amnesia, non viene a galla.

Non avete idea dello sforzo che ho fatto per stendere un'introduzione decente per la recensione.
Ho deciso di esprimere un giudizio solo a seguito della visione dell'ultimo episodio, in modo tale da averne il pieno diritto. Adesso posso dire senza la minima riserva che si è trattata di una grande e grossa perdita di tempo. A parte le idee di base, l'opening e la prima scena (tutto ciò che è iniziale, insomma) è tutto cestinabile. Dalla trama alla realizzazione tecnica, alla sceneggiatura, alla caratterizzazione dei personaggi. Una vera schifezza, con la "s" maiuscola.
Sembra che l'autore abbia preso tante belle cose e le abbia mescolate insieme, tutte in un unico calderone (il tema fantascientifico dell'umanità in evoluzione, la discriminazione, il trauma infantile, il peccato, il rimpianto, l'amore), e abbia ottenuto nientepopodimeno che... No, non posso dire questa parola o rischio la censura. Gli ingredienti di per sé erano buoni, ma l'autore li ha mescolati nel senso sbagliato, li ha aggiunti con le tempistiche sbagliate e nelle quantità sbagliate.

Tutti i personaggi, inoltre, sembrano falsi. Non trasmettono nulla. Come ho già accennato, le idee di base sono buone, ma mal gestite. Anche quelle che riguardano Lucy. L'amnesia è un pretesto per creare delle situazioni al limite della forzatura. Perfino la cosiddetta "scena del cane" è falsissima, artificiosa, costruita. Non sto dicendo che non debba esserlo - tutte le scene di tutti i film/anime/manga/telefilm sono per forza "costruite" -, ma in "Elfen Lied" è evidente. Non mi ha trasmesso nulla. Apatia totale.

Avete presente quello che succede durante gli spettacoli in vista, teatrali o televisivi, dove la macchina da presa non inquadra il tizio che ogni tanto appare con un cartello con su scritto "applauso"? Bene. L'autore è il tizio. Io sono il pubblico.
Deludente, ridicolo, sprecato, non so come si faccia a gridare al capolavoro di fronte a un prodotto scadente (anche graficamente) come questo.
Gli assegno un 3, e non un 2, soltanto grazie all'opening in latino e alla primissima sequenza. E perché 2 è il foglio consegnato in bianco. Qui qualche soldo ce l'hanno speso, e io di solito non spendo parole sul nulla.