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Fra i titoli più discussi del 2012, "Sword Art Online" è ambientato all'interno di un gioco online da cui è impossibile uscire e in cui la morte virtuale equivale alla morte reale; l'unico modo per disconnettersi è completare il gioco.

La trama, se non propriamente originale, è almeno potenzialmente interessante; inoltre, l'anime può contare su un ottimo comparto tecnico: sia la grafica che il comparto sonoro sono di alto livello. A questo si aggiunge un primo episodio veramente eccezionale, cui fa seguito un secondo che, sebbene non all'altezza del precedente, si attesta su un buon livello. Tutto bene quindi? Purtroppo no: infatti, dal terzo episodio in poi tutte le buone speranze che questa serie mi aveva suscitato svaniranno progressivamente.

Partiamo dai problemi generali che contrassegnano l'intera serie: in cima a tutto c'è la caratterizzazione dei personaggi, molto piatti e stereotipati. E' assente qualsiasi approfondimento psicologico di un qualche spessore, i due protagonisti Asuna e Kirito non hanno una personalità propria ben definita, ma, di volta in volta, agiscono nel modo che più può attrarre ed entusiasmare lo spettatore inesperto: timidi e sdolcinati nelle scene (pseudo)romantiche, decisi e coraggiosi in quelle d'azione, disperati e patetici in quelle più drammatiche... e al diavolo ogni coerenza comportamentale (Asuna, che si spaventa per dei mostriciattoli ridicoli e poi non esita a lanciarsi contro mostri enormi e potenzialmente mortali, ne è un buon esempio). C'è poi l'elemento ecchi-harem: infatti, praticamente tutte le ragazze incontrate da Kirito finiranno per innamorarsi di lui (senza che egli se ne accorga, ovviamente). Ma l'anime non doveva essere di genere azione/combattimento? A peggiorare il tutto c'è una certa banalità di fondo che sottende tutto l'anime; tutto o quasi sa di già visto, di scontato. Nonostante la presenza di alcune belle scene e bei combattimenti (anche grazie all'ottima colonna sonora in sottofondo), manca qualcosa che caratterizzi "Sword Art Online" in modo proprio, che lo distingua da tante altre serie.

L'anime risulta diviso in due saghe: la prima va dall'episodio 1 al 14, mentre i restanti episodi formano una seconda saga, nettamente distinta dalla prima. La più interessante, e nel complesso la meglio realizzata, è la prima, che però perde molto a causa dei troppi filler (quasi la metà delle puntate!) assolutamente inutili e, nel caso di quello di Yui, addirittura insopportabili. Inoltre, non è presente quasi per nulla l'angoscia di trovarsi in un gioco che può portare alla morte e di non poter uscire da esso, elemento che secondo me doveva costituire la parte centrale dell'anime, ciò che più lo caratterizzava, e che invece viene tralasciato per gran parte del tempo, per affiorare solo quando è richiesto far spuntare la lacrimuccia allo spettatore.
La seconda saga, che comprende i restanti episodi, rispetto alla prima ha il merito di essere più concisa e diretta, ossia di non avere filler. Purtroppo, questo è il suo unico aspetto positivo; per il resto tutto (a parte la grafica) lascia a desiderare e la storia cade veramente in basso, con anche diverse trovate di cattivo gusto.

Insomma, il quadro finale non lascia molte speranze e questo è un peccato: se l'anime si fosse concentrato solo sulla prima saga, magari riducendo gli episodi a tredici o dodici, diminuendo i filler e approfondendo meglio l'ambientazione e i personaggi, io credo che sarebbe potuto uscire un prodotto di maggior livello. Invece, si è scelto di fare un anime molto commerciale, banale e nel complesso spersonalizzato, privo di elementi che lo facciano emergere tra tante altre serie. Un anime tecnicamente eccelso, ma mediocre per tutto il resto. Un anime che sarà apprezzato dagli spettatori casuali, ma che lascerà insoddisfatti quelli anche solo un poco più attenti o esigenti. Se il voto finale non è una bocciatura completa è perché certe scene sono comunque riuscite a emozionarmi e perché, come già accennato, può essere una piacevole visione per chi è nuovo all'animazione.