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Il film del 1985 "Majo no Takkyuubin", diretto da Hayao Miyazaki, narra la storia di Kiki, strega principiante che, per compiere il suo noviziato, giunge presso una cittadina del nordeuropea a bordo della sua scopa volante e qui vive le sue avventure.

Questa dovrebbe essere la "trama". In realtà pare che in "Kiki Delivery Service" il globalmente acclamato regista abbia deciso di trattare solo una parentesi del noviziato, ovvero quella che riguarda l'inizio del percorso della protagonista verso l'indipendenza: la consegna a domicilio, per l'appunto. Se Miyazaki avesse dichiaratamente proposto il film come un delicato siparietto sulla salita verso l'età adulta, l'avrei apprezzato maggiormente. Invece ha dovuto inserire il suo solito soggetto, quello magico, ed è stato perfino "costretto" a demitizzare il volo e la stessa magia: questo nella perdita della capacità di volare di Kiki, riascquistata solo nel finale in una ciclicità quasi non-sense, e nella perdita della capacità di parlare del gatto Jiji.
Più che buono - non c'era da aspettarsi diversamente, sbalorditive le panoramiche sul traffico cittadino - dal punto di vista tecnico, il lungometraggio presenta purtroppo diversi aspetti irrisolti. Davvero Jiji non tornerà mai più quello di una volta? Dov'è finito l'amore per Tombo? Con che risultati Kiki ritornerà al paese natio?. E questo incide pesantemente sulla mia valutazione.

Non è un prodotto da buttare, ma non è nemmeno lontanamente paragonabile agli altri lavori di Hayao.
Insomma, tolta l'analisi del plot, cosa resta allo spettatore medio? La noia. O risate convulse.