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In mezzo alle diverse serie della stagione estiva, ve n'è una che spicca su tutte le altre per originalità e freschezza. Si tratta, come avrete capito, di "Uchoten Kazoku".

L'anime segue le vicende quotidiane di un giovane tanuki, Yasaburo, terzogenito della famiglia Shimogamo. Non esiste, almeno fino alle ultime puntate, una vera trama, ma particolare attenzione viene data al rapporto tra il protagonista e gli altri personaggi: l'ambigua Benten, l'altezzoso maestro, l'amorevole madre, i tre fratelli, l'odioso e ambizioso Soun Ebisugawa, i suoi due figli e la misteriosa Kaisei. Questi i componenti principali di un cast composto da tengu, umani e tanuki, che si muovono sullo sfondo di una Kyoto insieme reale e fantastica.
Pur non essendoci una vera e propria trama, sono presenti dei temi che sottintendono tutto l'anime: la famiglia, le tradizioni, la delicata convivenza tra tengu, umani e tanuki e, infine, la morte, nella sua doppia valenza di morte dei propri cari e di minaccia costante alla propria vita.
La serie si muove intorno a questi temi con una gran varietà di toni: si passa dallo spensierato al tragico, dal comico al serio, dall'allegro al malinconico, senza mai cadere nel melodrammatico o ricorrere a forzature, restituendo quelli che sono i colori della quotidianità.

In conclusione, pur non trattandosi di un capolavoro, "Uchoten Kazoku" è una serie d'incredibile freschezza, una visione piacevole come poche, capace di far sorridere come di commuovere, di far provare empatia verso certi personaggi e odiarne altri. È un invito a vivere con spensieratezza, concentrandosi sulle piccole gioie che l'oggi ci potrà dare, senza preoccuparci troppo del domani. È una ventata d'aria fresca in mezzo a un panorama, quello dell'animazione giapponese, che tende sempre più a riproporre gli stessi temi e generi.
Voto 8,5, alzato a nove per i motivi sopra esposti.