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6.0/10
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Trama
La narrazione si svolge quasi interamente alla Shibusen, scuola in cui si formano armi (umane) e maestri d'armi, con lo scopo di impedire che le anime già diventate uova di Kishin, che si nutrono di anime umane, possano passare allo stadio successivo diventando dei veri Kishin, capaci di diffondere la follia ovunque sulla Terra.

Grafica e sonoro
A livello grafico l'anime ha uno stile originale e accattivante, seppure molto monotono e poco vario. Alcune scelte del character design vengono seguite in maniera troppo "integralista" e vengono riproposte alla noia (su tutte il naso triangolare, a parer mio sgradevole nei profili; il sole e la luna che vengono raffigurati sempre con occhi, naso, bocca e risata inquietante). Altra pecca nel disegno può essere individuata negli occhi di Maka (protagonista), che spesso appaiono privi di riflessi, risultando inespressivi e conferendo al personaggio un'aria "svampita" e poco sveglia. Le ambientazioni, anch'esse raffigurate in maniera molto particolare e caratteristica, presentano tutte un tocco fantasy e surreale che le rende originali e apprezzabili, specialmente per il pubblico più giovane. Le musiche, punto forte della serie, sono belle e coinvolgenti, specialmente le sigle di apertura, che a parer mio riescono a invogliare lo spettatore, facendo sì che si cali nell'atmosfera degli episodi che sta per visionare. Ottima l'animazione, unico punto forte nei combattimenti che risultano spesso monotoni e ripetitivi a causa della pochezza sia ideale che numerica delle tecniche di lotta proposte nella serie.

Caratterizzazione
Altra pecca dell'anime: i personaggi infatti risultano quasi totalmente privi di caratterizzazione, eccezion fatta per Crona (personaggio che risulta comunque scarso a livello grafico al punto da rendere difficile identificare il suo sesso/genere), Maka (anche lei non un capolavoro visivo) e il Dr. Stein (a mio avviso di gran lunga il personaggio migliore, nonché il punto forte della serie). Quest'ultimo ha il grande merito di dare alla serie quel tocco di ambiguità, fungendo da equilibratore fra genialità e follia, e riuscendo spesso a elevare il livello delle conversazioni alle quali partecipa, risultando apprezzabile specialmente a un pubblico più "maturo".

Finale
Il vero punto debole della serie risiede però nella sua conclusione, la quale, purtroppo, rappresenta solo il punto oltre il quale non si può cadere più in basso, il risultato di un anime che oscilla costantemente fra eccellenti picchi e squallide code, senza le quali l'opera si sarebbe certamente avvicinata all'eccellenza.

Antagonisti
Qui potrebbe risiedere uno dei punti di forza della serie, ma purtroppo risulta essere così solo parzialmente; infatti la scaltrezza, la forza e l'apprezzabilità di quasi tutti i nemici è solo una delle facce della medaglia, che, se viene girata, mostra solo cattivi piatti e senza un perché (per intenderci, in stile "Dragon Ball Z" dopo la saga dei Saiyan), antagonisti che, pur non avendo nessun motivo per farlo, tentano di risvegliare il Kishin a costo della loro stessa vita. Chi sono? Da dove vengono? Cosa li ha spinti al male? Questo non ci è dato saperlo.

Messaggi
C'è da notare come lo scopo dell'autore fosse probabilmente quello di proporre una trama accattivante e godibile (e in questo la serie ha sicuramente raggiunto il suo obiettivo), più che lanciare attacchi alle istituzioni o dare lezioni di vita che vadano al di là dei soliti "credere in sé stessi", "non mollare mai" e "non abbandonare gli amici". Tuttavia, dalle vicende vissute dai protagonisti risulta comunque possibile estrapolare altri messaggi: su tutti, Black Star ci insegna che non sempre "buon sangue non mente" e quanto sia sbagliato giudicare qualcuno solo a causa degli scheletri nell'armadio occultati dalla sua famiglia; Death the Kid (a parer mio uno dei più abilitati a scatenare il riso, a causa delle sue inopportune "pippe mentali") quanto invece sia sbagliato dubitare della propria famiglia; Maka, invece, ci insegna a credere che, se in un individuo c'è del buono, questo sia sempre e comunque recuperabile, e a non darci mai per vinti. La stessa Maka si macchia però inequivocabilmente di femminismo, "snobbando" costantemente le attenzioni del padre, che, nonostante sia un dongiovanni da strapazzo, continua a stare vicino a sua figlia, al contrario della madre che viene idealizzata, nonostante abbia lasciato Maka da sola in seguito alla fine del suo matrimonio.

Conclusione
"Soul Eater" è un'altalena che oscilla fra l'eccelso e il pessimo, rimanendo però in costante equilibro fra i due estremi. Peccato.