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<b>Attenzione: la recensione contiene spoiler</b>

Oh, vorrei che questa spirale fosse un paradosso

Fin da un primo sguardo si capisce che Kara no Kyoukai - Mujun Rasen, La spirale di paradosso, quinto capitolo della saga del Giardino dei Peccatori, ha qualcosa di diverso dai precedenti film, e a posteriori le considerazioni che si possono fare in merito sono molteplici. Iniziamo col dire che la durata di questo episodio è circa doppia rispetto ai precedenti, in quanto anche nella versione originale cartacea il racconto costituisce la parte centrale dell'intera vicenda; è inoltre l'unico titolo caratterizzato da una storia che può essere apprezzata anche indipendentemente dagli altri lungometraggi - ma precisiamo che non vale il contrario, ossia che gli altri film senza Mujun Rasen perdono di senso - in quanto autoconclusiva e abbastanza distaccata dal filone principale; infine, aspetto più interessante e immediatamente individuabile, la regia.
In Mujun Rasen per la prima e unica volta in tutto Kara no Kyoukai la regia riveste un ruolo centrale, se non fondamentale, all'interno dell'opera; sequenze brevi, talvolta ripetitive, si alternano in un gioco assurdo che disorienta lo spettatore, e che in più punti assume andamento incalzante, quasi iperteso, mentre le fasi della vicenda si alternano sullo schermo in modo diacronico e apparentemente casuale, favorendo quel particolare clima in bilico tra reale e onirico che, così come la regia, sicuramente vuole ispirarsi ai maestri Kon e Oshii.

Cronologicamente successivo alle vicende di Vista dall'alto e Sensazione residua di dolore, il lungometraggio affronta le disavventure di Tomoe Enjou, adolescente scappato di casa in quanto convinto di aver assassinato i propri genitori, e del suo incontro con Shiki, che segnerà i mesi successivi della vita del ragazzo. Durante l'assenza di Mikiya, Tomoe resta stabilmente a casa di Shiki, stregato dal fascino pungente di lei, finendo per innamorarsi della propria ospite; un giorno i due decidono di andare a controllare effettivamente l'appartamento di Tomoe, dal momento che gli Occhi Mistici di Shiki le rivelano che egli non è un assassino. Il palazzo in cui risiedeva la famiglia Enjou è in realtà circondato da una barriera magica: nell'ala destra il tempo, come una spirale senza fine, ripete all'infinito l'ultimo giorno della vita dei propri inquilini, mentre in quella opposta esso è lo stesso del mondo esterno; così quando i due entrano nel reale appartamento degli Enjou, scoprono in salotto i due cadaveri putrefatti dei genitori di Tomoe. In quel momento un monaco dalla stazza imponente e i capelli corvini li assale e dopo un breve duello, ha ragione di Shiki e la imprigiona nel campo magico del palazzo. È una vecchia conoscenza sia della ragazza, sia di Touko Aozaki, e il suo nome è Souren Araya.

Definita a grandi linee la trama principale, intrigante e dalle venature marcatamente mindfuck, è più interessante ai fini di un'analisi dell'opera discutere in modo più approfondito dei contenuti, più che dei fatti in sé; o meglio, di ciò che lega Mujun Rasen agli altri film. In primis Souren Araya, è lui il principale antagonista della serie, colui che ha fornito un secondo corpo a Kirie Fujou - quello fluttuante - e che ha guarito Fujino Asagami dall'insensibilità al dolore, scatenandone l'ira omicida, il tutto al fine di ottenere il corpo di Shiki.
Secondo: nel precedente film si forniva una spiegazione sommaria dei poteri di Shiki, ossia degli Occhi Mistici della Percezione della Morte; forse percezione della morte è un termine inappropriato, in quanto ciò che gli occhi variopinti rivelano alla ragazza è l'Origine, ossia l'essenza più pura di tutte le cose, la Verità dietro ad esse, il loro passato, presente e futuro; nonché il fine ultimo della ricerca di ogni mago. Ma il raggiungimento dell'origine rappresenta un grave pericolo per l'equilibrio del mondo, poiché un mago che raggiunga la verità assoluta, l'essenza del mondo in parole povere, è anche in grado di modificarne profondamente la morfologia fino a distruggerlo, precisamente ciò che ambisce Araya; per questo l'Origine stessa si difende dall'esterno grazie alla cosiddetta Forza Inibente, una speciale forza magica che respinge chiunque e qualunque cosa cerchi di mettersi in contatto con essa e che ha già ostacolato il monaco in passato. Shiki riesce a ottenere gli Occhi Mistici perché il sacrificio di SHIKI è in qualche modo riuscito a bilanciare la Forza Inibente; Araya dal canto suo non può permettersi un simile sacrificio e mira quindi a impossessarsi di Shiki stessa e servirsi di lei per i suoi piani.
Terzo: cosa c'entra tutto ciò con la Spirale di Paradosso? Il susseguirsi infinito di una stessa sequenza all'interno di uno spazio chiuso, o meglio, di uno spazio magico in cui tempo e spazio scorrono diversamente rispetto all'esterno, funge da ulteriore inibitore della Forza Inibente; la forza stessa in simili condizioni non si accorgerebbe che Araya stia entrando in possesso degli Occhi Mistici di Shiki e quindi non interverrebbe.

E ancora taoismo, psicanalisi, problema della coscienza nei corpi artificiali; questo film è una miniera di spunti di riflessione su psicologia e filosofia, ancora una volta abilmente alternati a combattimenti e azione di ottima qualità; la CG si fa sentire in maniera maggiore, ma non stona assolutamente col contesto generale, anche grazie al fatto che gli stessi combattimenti siano animati alla maniera tradizionale, mentre alla grafica in tre dimensioni vengano lasciate le spettacolari e frequenti inquadrature a campo lungo sulla città. Yuki Kajiura e Kalafina si guadagnano ancora una volta una nota di merito, il binomio tra loro e questa serie ormai è sempre più stretto. Nel complesso un titolo ottimo sotto ogni aspetto, che giustamente viene additato dalla maggior parte di coloro che hanno visionato l'intera serie come uno dei migliori, ove non il migliore. Quindi se non volete approcciarvi alla serie intera, almeno date una chance a questo prodotto, non è assolutamente tempo sprecato, gli amanti del mindfuck lo apprezzeranno sicuramente; e qualora poi lo troviate di vostro gradimento, non disdegnerete neanche i rimanenti lungometraggi.