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2.0/10
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Se mi chiedessero: «Cosa ti ha spinto a vedere "Guilty Crown"?», la risposta più onesta sarebbe «La grafica». Non è certo raro che produzioni potenzialmente buone vengano (tristemente) limitate da un comparto tecnico scadente; dunque non mi sarebbe dispiaciuto vedere un titolo che fosse sia buono che bello.
Ahimè, sono una piccola sognatrice: credo che, a visione ultimata, sarei stata più soddisfatta se la Production I.G., invece di produrre quest'anime, avesse pubblicato un video in cui il regista buttava nel water tutti i soldi investiti nel progetto, almeno avrei potuto ridere per l'assurdità della cosa e mi sarei risparmiata nove ore di tedio, col rischio che la bile mi corrodesse anche l'anima, oltre che l'apparato digerente.

La cosa che più mi meraviglia è che "Guilty Crown" sia stata trasmessa nel celebre contenitore noitaminA, che in teoria sin dalla sua creazione si era preposto un pubblico che non avesse solo 14-15 anni: non so cosa ne pensino gli autori, ma questa è senza dubbio una serie destinata a ragazzi in fase adolescenziale, questo perché è colma, ricolma, stracolma e ripiena di fanservice, che si "manifesta" nei modi più disparati.

Innanzitutto, molto banalmente, le ragazze. Tutte, dalla prima all'ultima, sono caratterizzate (esteticamente e caratterialmente) a seconda dei gusti dei ragazzini, quindi avremo la ragazza silenziosa e misteriosa, quella forte ed energica che in realtà è fragile, quella loli, la compagna di classe innamorata del protagonista e la mamma (ovviamente ventenne, gnocca e senza legami di sangue col protagonista, ci mancherebbe), tutte rigorosamente di bell'aspetto e, se possibile, anche ben "dotate", come abbiamo potuto ammirare nell'immancabile (e davvero imperdibile) episodio ambientato in spiaggia. Ovviamente, oltre a tutto ciò, non mancheranno gridolini ambigui, riprese molto strategiche, scene hard a caso e via dicendo, tanto perché il trash è bello se ce n'è tanto.
Lo sviluppo di questi personaggi è piatto, banale, insulso e nessuna di loro ha una vera funzione all'interno della trama (non le avessero proprio messe credo non sarebbe stata una perdita significativa a livello di contenuti) e, nonostante sia passata appena una settimana dal che ho finito la serie, non ricordo nemmeno i loro nomi e mi sono dovuta servire di Wikipedia per ricordarmi quali personaggi femminili ci fossero.
I maschietti sono molti di meno, e i più sono macchiette. Il più significativo è Gai, il capo dell'organizzazione che vuole rovesciare il governo, ragazzo carismatico e belloccio, intelligente e dai mille misteri. Non sarebbe stato necessariamente malvagio, peccato che, dopo essermi subita due flashback (uno strappalacrime -?- e l'altro campato allegramente per aria) e una "sorpresina" senza senso e ridicola a metà serie, mi sono resa conto che l'unica cosa positiva del suo personaggio fosse la voce, del bravo Nakamura.
Infine il protagonista, Shu. Immaginate un ragazzino delle superiori, asociale, sessualmente represso, privo di veri amici, che non ha una benché minima voglia di fare qualcosa nella vita: vi sembra essere un protagonista?
Io credo di no, ma evidentemente gli autori erano di altro parere (ossia che, proprio perché sfigato, sarebbe stato perfetto per attirare gli sfigati, a cui il prodotto pare essere destinato) e quindi il povero Shu si ritrova coinvolto in tantissime situazioni diverse che non è in grado di affrontare: non riesce ad esprimere un concetto senza imbarazzarsi o abbassare il tono della voce e ha il carisma di una pera.

Questo, bene o male, per i primi dodici episodi: l'anime infatti è composto da due parti, molto diverse tra loro, ma entrambe pessime.
Se nella prima il ritmo è lento (tant'è che alla fine mi sono sentita devastata da quanto poco fosse successo) e gli unici passi in avanti sono dati da improbabili power-up (per il resto solo scenette scolastiche di dubbio gusto e fanservice), nella seconda succedono mille, cinquemila, diecimila cose per episodio, tant'è che a fine serie ti chiedi come tu abbia fatto ad arrivare lì senza averci capito assolutamente niente.
La cosa che più contraddistingue questa serie è senz'ombra di dubbio la copiosa presenza di "ispirazioni"", tant'è che mi è sembrato di vedere "Code Geass" una seconda volta, in veste grafica migliore e con la sceneggiatura che avrei potuto scrivere anch'io.
Il regista, arrivato a metà serie, si è messo in una situazione dove nemmeno il più becero deus ex-machina lo avrebbe potuto salvare e, se uno spettatore gli avesse domandato «E ora cosa succede?», la sua risposta probabilmente sarebbe stata «Tu hai qualche idea?», con tanto di carta e penna per prendere appunti. Dunque, per compensare alla mancanza assoluta di idee (dopo essersi giocato la carta dei flashback, cos'altro si poteva fare?), l'unica soluzione era quella di stupire lo spettatore con colpi di scena su colpi di scena, tutti sensazionali, tutti strabilianti e tutti nonsense, dal primo all'ultimo.
Un po' copiando "Code Geass", un po' "Evangelion", un po' "Beautiful" e prendendo anche inspirazione da Gesù Cristo per dare un po' di spessore al protagonista, ci ritroviamo di fronte lo schifo, il trash e la demenza umana: chi rovescia il proprio carattere a caso, chi si scopre sgualdrina e agisce senza un perché, chi muore inutilmente, chi resuscita, chi perde un braccio e non se ne accorge più di tanto, chi uccide e se ne dimentica poco dopo, e chi meriterebbe di morire brutalmente e invece eccolo lì, bello contento nell'episodio finale, sorvolando su tutte le leggi universali esistenti, mentre la fisica fa ciao ciao con la manina.

Questo è "Guilty Crown": una storia banale sviluppata in maniera oscena e conclusasi dando il peggio di sé, mentre i comparti tecnico e sonoro fanno la loro bella figura, abbindolando gente come me. Diffidate di chi la reputa un capolavoro, a meno che non siate neofiti tredicenni che prima d'oggi hanno visto solo "Dragon Ball" e i "Pokémon": fortemente sconsigliata, sprecate altrove il vostro tempo (a meno non siate spinti da un forte desiderio autolesionista, o vogliate scoprire i punti più oscuri dell'animazione giapponese: in tal caso, buona fortuna!).