logo GamerClick.it

10.0/10
-

Premessa, per la cronaca: il voto finale sarebbe 9,5.

Non è facile spiegare il significato e l'utilità delle emozioni nella vita di una persona. E lo scopo di Inside Out è proprio questo, ossia mostrare le emozioni nella loro forma nuda e cruda, nel modo più diretto possibile, raffigurate come ometti nella nostra testa che decidono quando e come farci provare le rispettive emozioni. Ad esempio la Gioia cercherà di trovare la felicità ovunque, anche nelle situazioni difficili, mentre la Tristezza cercherà di vedere tutto sotto una luce differente, più triste (non è un caso infatti che il colore di Tristezza sia più scuro, così come il fatto che non abbia un alone luminoso che la circonda, al contrario di Gioia). Come si fa a decidere quale sia l'emozione prevalente? In base a quale tra loro è momentaneamente al controllo di un pannello di comando, e questo avviene in maniera casuale o in base ad una questione di "maggioranza" (se 3 emozioni su 5 - la maggiorparte quindi - sono favorevoli alla Tristezza ad esempio, sarà questa a prevalere, e la cosa ha perfettamente senso anche nella nostra testa se ci pensate bene).
Il film racconta la vita di Riley, una bambina americana, dalla sua nascita fino agli 11 anni, età in cui si raccontano la maggiorparte delle vicende. Ma le vere protagoniste sono le emozioni nella sua testa, a partire da Gioia e Tristezza - le prime a comparire durante la nascita - e seguite da Rabbia, Disgusto e Paura, che rappresentano le emozioni principali assieme alle altre due. Da qui in poi a qualsiasi "azione" o avvenimento di queste emozioni, corrisponderà una specifica emozione o pensiero nella realtà di Riley. Gli accadimenti delle emozioni, il loro viaggio all'interno della mente di Riley, non rappresentano altro che un'allegoria di un ipotetico trattamento psicoterapeutico di Riley. Ma procediamo con ordine, esaminando bene la sceneggiatura.
Inizialmente va tutto bene nella vita di Riley: sembra una bambina felice e spensierata come tante. A un certo punto però, cominciano i problemi: si deve trasferire in un'altra regione, e questo comporta la perdita di tutte le amicizie e di tutte le cose belle che ha vissuto fino ad allora, che continueranno ad esistere dentro di lei, sì, ma solo come "ricordi base", così vengono chiamati nel film. Questi ricordi di base vanno a formare a loro volta aspetti della personalità, chiamate "isole" (isola della famiglia, dell'amicizia, del divertimento ecc.). L'incidente avviene però il primo giorno nella sua nuova scuola, dove, ripensando alla sua vecchia vita, s'intrisce e si commuove. Nella sua testa, in questo momento è Tristezza che controlla il pannello di comando, ma Gioia non è affatto d'accordo che Tristezza debba rendere questo momento così, appunto, triste. Non ho parlato a caso di "incidente": perchè è quello che avviene in seguito alla prepotenza/egocentrismo di Gioia, cioè si verifica un pasticcio e le emozioni Gioia e Tristezza si ritrovano catapultate fuori dal "centro di comando", che rappresenta la coscienza. Questa parte significa, allegoricamente, che nella vita non può portare a nulla di buono forzarsi ad essere felici ad ogni costo, e anzi così facendo si possono peggiorare le cose scatenando magari la nascita di una nevrosi. A tal proposito riporto un aneddoto riguardo due filosofi indiani, allievo e maestro, di cui non ricordo il nome: il maestro poteva definirsi "illuminato", e l'allievo cercava di diventarlo. L'allievo chiedeva al maestro, ogni qualche mese "Sono illuminato? E adesso? E ora lo sono?". Il maestro rispondeva sempre "No, non lo sei ancora". Solo quando l'allievo smise di chiederglielo, il maestro capì che anche l'allievo raggiunse l'illuminazione.
Tornando al film, Gioia e Tristezza vanno quindi a finire in un luogo più profondo della mente, quello che in questo caso definirei preconscio, ossia una via di mezzo tra la coscienza e l'inconscio, un luogo che ospita i contenuti mentali che sono inconsci in un particolare momento, ma che, non essendo stati oggetto di rimozione, sono accessibili al ricordo e possono diventare coscienti al momento opportuno, ma anche rimossi, nel caso in cui la coscienza li ritenga inaccettabili. A questo punto la personalità di Riley, mancando di Gioia e Tristezza, diventa molto più piatta, essendo priva delle due emozioni principali. Ed è qui che dovrebbe intervenire lo psicologo (allegoricamente), cercando di far riemergere le due emozioni. Il problema è che il processo psicoterapeutico non è mai semplice o istantaneo, ma segue spesso vie piuttosto contorte. Tali sono infatti le vie seguite nel film da Gioia e Tristezza: ne passeranno di tutti i colori (letteralmente!) prima di riuscire a tornare al centro di comando/alla coscienza.
Capiteranno inizialmente nella memoria a lungo termine, dove ci sono tutti i ricordi più antichi dell'esistenza di Riley, e le tornerà in mente solo qualcuno, ogni tanto, quando la realtà li rievocherà. Anche nel processo psicoterapeutico (chiamato da ora in poi PPT per abbreviare) infatti uno dei primi passi è quello di rievocare nel paziente vecchi ricordi, per capire cosa può essere andato storto, andando a cercare nelle radici.
Nella memoria a lungo termine poi Gioia e Tristezza trovano il vecchio amico immaginario di Riley, e con lui attraverseranno l'area del pensiero astratto e l'area dell'immaginazione, per poter prendere il treno dei pensieri che le riporterà finalmente al quartier generale. Infatti si guarisce completamente solo quando si riescono ad acciuffare le eventuali emozioni smarrite col pensiero concreto, che le riporta quindi al quartier generale/le rende nuovamente coscienti. Nel PPT il paziente, per guarire, deve lavorare con la sua testa e quindi prima di tutto con l'immaginazione e, perchè no, anche il pensiero astratto può dare una mano fungendo da "scorciatoia" grazie all'uso di metafore spiegate magari dallo psicologo.
A un certo punto c'è un'ulteriore peggioramento nella vita di Riley: non riesce più nemmeno a giocare a hockey, sport che amava tanto. Qui ha una crisi di nervi, e nel preconscio possiamo osservare che rinuncia ad un'altra parte di sè, nello specifico della sua infanzia, ossia al carretto immaginario, che l'avrebbe portata sulla Luna, al castello di cracker e a chissà quali altri fantasie infantili. Potremmo definirla anche "deframmentazione del Sè", difatti troviamo delle costruzioni infantili ormai demolite e ridotte a frammenti, che vengono gettati nella discarica/dimenticatoio da una ruspa.
Successivamente, come poteva mancare il mondo onirico? Nell'analisi junghiana e freudiana l'interpretazione dei sogni costituisce per l'appunto una fase quasi indispensabile da trattare. Nel film però il sogno non ha valore terapeutico (molte psicoterapie non fanno uso dell'interpretazione dei sogni, non c'è nulla di strano) ma viene usato solo per cercare di svegliare Riley perchè altrimenti il treno dei pensieri rimane bloccato quando lei dorme. Alla fine riescono a svegliarla entrando nella camera dell'inconscio e portando all'esterno una sua vecchia paura. Qui c'è una citazione a Freud abbastanza chiara secondo me: lui definiva il preconscio come un anticamera in cui risiede un guardiano che decide quali pensieri fare o non fare passare attraverso la porta dell'inconscio. Nel film è proprio così: l'inconscio è oltre un portone, e davanti ci sono due guardiani che, tra l'altro, quando scoprono Gioia e Tristezza che cercano di intrufolarcisi di nascosto, dicono loro di "rientrare" nell'inconscio, credendo erroneamente che fossero lì. Infatti potremmo definire sottile il confine che c'è tra preconscio e inconscio, e la porta che li separa non così solida (viene poi sbaragliata dall'elefante!).
Così Gioia e Tristezza riescono a svegliarla e continuano il viaggio sul treno dei pensieri. Ho dimenticato di dire che questo per raggiungere il quartier generale deve passare su un binario sorretto dalle isole di personalità. Potremmo dire che lo psicoterapeuta, per sondare i pensieri del paziente e per far riemergere determinati contenuti psichici, debba far leva su uno degli aspetti della sua personalità: le amicizie, la famiglia, gli hobby ecc. Ma se nella vita del paziente scompaiono tutti gli aspetti della sua personalità, su cosa può lavorare il terapeuta? Non rimane praticamente nulla, e far riemergere contenuti psichici diventa quasi impossibile. Purtroppo è quello che accade anche a Riley: prende la decisione di scappare di casa per ritornare dove abitava prima, e di rubare il portafogli della madre per avere i soldi necessari. A questo punto del film tutte le isole della sua personalità sono crollate, e ora sta per farlo anche quella della famiglia (l'ultima a resistere, non a caso, poichè la famiglia è l'aspetto che più di tutti influisce sulla nostra personalità, e inoltre la sua collaborazione è fondamentale per la guarigione psichica), già un po' degradata. I binari su cui viaggiava il treno comunque si rompono e il treno dei pensieri precipita nell'abisso dei ricordi dimenticati, che chiameremo "dimenticatoio". Dunque adesso non è più possibile ritrovare le emozioni col semplice pensiero, ma bisogna inventarsi qualcosa. A questo punto Gioia con un escamotage, una specie di imbroglio tecnico, cerca di risalire alla coscienza tramite un tubo emarginando però ancora una volta Tristezza, ritenendola pericolosa per la personalità di Riley. Così mentre Gioia cerca di salire il tubo si rompe e crolla anche una parte del terreno, facendo quindi precipitare Gioia e l'amico immaginario nel dimenticatoio, lasciando Tristezza in cima a vagare da sola disperata, volando su una nuvoletta in lacrime. Questo accade perchè (allegoricamente) non si può pretendere di far risalire solo l'emozione della Gioia, me per il benessere è necessaria la copresenza di tutte insieme. Così questa forzatura di voler far riemergere solo la Gioia, ha portato alla separazione delle due emozioni, cosa che si potrebbe definire come "scompenso psicotico". Percil adesso Goia e Tristezza sono ancora entrambe nel preconscio, ma ogni emozione è separata dall'altra, e questo stadio può essere identificato come psicotico, dove il Sè è frammentato, non c'è coerenza nelle azioni, sono presenti deliri eccetera (non mi dilungo troppo). Tornando a Freud, si tratta di una malattia più grave della nevrosi, chiamata psicosi.
Nel dimenticatoio Gioia scopre che ci sono i ricordi più vecchi di Riley, che pian piano svaniscono, non essendo più necessari. La scena dove Gioia tiene in mano uno di questi vecchi ricordi, ormai dimenticato, è davvero struggente. Una fievole lacrima ora le riga il viso. Per la prima volta nel film, anche Gioia è triste. E nessuno può non esserlo, osservando questa scena con la consapevolezza di quello che sta avvenendo. Da questo posto, con l'aiuto dell'amico immaginario Gioia riesce a uscire dal dimenticatoio, ma c'è un prezzo da pagare: l'amico immaginario non ce la fa a risalire e rimane lì, mentre Gioia lo osserva svanire nel nulla, dimenticato. Per sempre. Questa è la "morte" più triste che io abbia mai potuto vedere in un film Disney o Pixar. Non è come la morte di Mufasa, dove lui "vive in te", è tra le stelle ecc. Non è coma la morte della mamma di Bambi, che viene vista semplicemente sparire, e non proprio morire. Qui parliamo di un personaggio che muore davanti ai nostri occhi e si estingue per sempre, venendo inoltre dimenticato: non c'è consolazione poi, non c'è quel tipico buonismo disneyano che alla fine non fa mai morire nessuno veramente oppure che ti vuole dare un qualche messaggio di speranza o di consolazione. Questa è decisamente la morte più drammatica che c'è.
Il significato di questa scena non lo collegherei tanto al PPT, ma alla crescita generale di Riley e di ognuno di noi: tutti ci siamo lasciati indietro, dimenticando, amici immaginari o simili. E' un processo triste ma necessario per diventare grandi.
Tornando al presente, Gioia deve ora ritrovare Tristezza e allo stesso tempo tornare al quartier generale, cosa non semplice. Ed ecco la trovata: sfruttare l'energia della Riley del presente, nello specifico il suo ragazzo perfetto immaginario, che viene moltiplicato per creare una colonna da cui Gioia riesce ad atterrare sull'isola della famiglia, rimbalzando, acciuffando Tristezza al volo e sbattendo contro la barriera fisica del quartier generale. Seguendo il PPT, cosa rimane a Riley ora? Le isole della personalità sono quasi tutte svanite, le emozioni idem (dimenticavo: nelle ultime scene stavano scomparendo anche le altre emozioni, cioè il pannello di comando si stava pietrificando e non poteva più essere manipolato), quindi Riley può contare solo sull'energia datale dall'amore per il suo ragazzo immaginario perfetto - che potrebbe anche trovare nella nuova scuola (un'idea positiva com'è venuta a Gioia nella sua mente) - e su quell'ultimo frammento dell'isola dei genitori, che è sempre l'ultima a morire, e forse non lo fa mai del tutto. Mi immagino proprio lo psicoterapeuta che le dice "davvero non c'è più nulla di bello per cui valga la pena vivere?".
Dopo questo insomma le due emozioni protagoniste sbattono contro il vetro della coscienza (che possiamo anche chiamare Io). Non riescono ad entrare, ci vuole un ultimo sforzo. Ed ecco che ci pensa la rabbia, provocata dal disgusto. Che coincidenza, anche nel PPT il paziente comincia ad arrabbiarsi quando le parole dello psicoanalista cominciano a fare davvero effetto. La rabbia è un'emozione comune durante il PPT (è più specifica per la psicoanalisi comunque, dove avviene praticamente sempre) che per altri tipi di psicoterapie), anche per l'energia psichica che riesce a scatenare che permette di smuovere determinati pensieri od emozioni. Nel film viene rappresentata la stessa identica cosa: con l'energia della Rabbia (provocata dal Disgusto, un dettaglio più o meno superfluo che non vale la pena di approfondire), espressa in fiamme, viene rotta l'ultima barriera che separava Gioia e Tristezza dal centro dell'Io, così che finalmente tutte le emozioni si ritrovano al posto giusto.
E ora il passaggio finale, dove lo psicologo fa notare al paziente quello che hanno passato fino ad allora, lo congeda facendo il punto della situazione e illustrando le prospettive future. Il paziente prova tristezza per la fine del trattamento e della relazione con lo psicologo, ma gioia per la sua nuova condizione, più felice della precedente. Superfluo dire che nel film succedono le stesse cose, con la Tristezza che si rivela finalmente indispensabile, intristendo i ricordi base di Riley che le fanno venire nostalgia di casa e le fanno cambiare idea sulla fuga, tornando dai suoi genitori.
Così tutto si risolve: dopo che le emozioni sono tornate al loro posto, anche le isole della personalità tornano dov'erano, ristrutturandosi dopo essersi frammentate e precipitate nel dimenticatoio. Tutto è bene quel che finisce bene.
Un finale sicuramente prevedibile, ma non per questo banale o buonista. Mi viene in mente un altro film altrettanto prevedibile ma altrettanto bello, ossia Wolf children. Questi due film sono l'esempio di come la prevedibilità in una storia non sia necessariamente un male, ma anzi possa costituire un valore aggiunto, poichè lo spettatore si prepara psicologicamente al finale che ha in mente, seguendo gli eventi con più attenzione e partecipazione.
Infatti, grazie a questo finale che si respirava nell'aria, ho potuto seguire il film riflettendo di volta in volta sul significato delle varie scene che ho illustrato (ok non proprio tutte, ad alcune ci ho pensato dopo con calma), interpretandole nella maniera più opportuna. Per essere apprezzato appieno quindi, il film dev'essere seguito parallelamente su due frangenti: quello concreto e quello allegorico. No, non intendo le due realtà del film, ma tutto ciò che voi vedete nel film più la rappresentazione che potrebbe avere nella vita di tutti i giorni, all'infuori del cinema cioè. Il film ci aiuta a capire in maniera semplice e chiara che possiamo gestirci le emozioni con più semplicità di quanto crediamo, che se le immaginiamo raffigurate proprio così, come ometti colorati, sarà tutto più semplice. Un pensiero che potrebbe apparire infantile, ma efficace. D'altronde si sa che L'angolazione da cui guardi la realtà, la posizione da cui la cambi. Bastano piccole differenze di ciò per causare grandi mutamenti nel tuo animo. Alla luce di ciò non considero il film tanto leggero, ma discretamente impegnativo se lo si vuole comprendere nelle sue varie sfumature.
Il messaggio del film è inoltre anticonformista: in questa società che chiede sempre di essere felici e di buon umore a ogni costo, anche comportando rinunce, la valorizzazione della Tristezza non può che essere apprezzata. Anche perchè dopotutto Gioia e Tristezza sono i due lati della stessa medaglia: numerose teorie assumono che gioia e tristezza non siano altro che naturali e temporanee fluttuazioni dell'umore, e che esistano solo in virtù dell'esistenza del suo opposto. Non è un caso che Tristezza e Felicità abbiano i capelli dello stesso colore infatti. Insomma, fra questo e altri, non considero questo film rivolto principalmente ai bambini, anzi. Certo sicuramente lo apprezzerebbero, perchè il film si lascia comunque guardare che è una meraviglia, essendo molto divertente e ben girato, con una regia che dosa sempre bene i tempi, e delle animazioni e una scelta dei colori davvero avvincenti. Anche la colonna sonora mi è piaciuta molto, soprattutto nei momenti più drammatici. Perciò la qualità del film non è data esclusivamente dalla sua narrazione allegorica, ma anche al livello di intrattenimento l'ho trovato uno dei migliori degli ultimi tempi.
Senza ombra di dubbio si tratta del film Disney o Pixar più profondo e commovente mai realizzato. Questa volta lo merita davvero l'oscar al miglior film. No, che avete capito, mica al miglior film d'animazione, che ormai lo danno a cani e porci (vedasi Big hero 6 e Frozen), ma proprio miglior film in generale.
A conti fatti, considero Inside Out uno dei migliori film d'animazione di tutti i tempi. Di difetti sinceramente non ne vedo.

"Posso dire quella parolaccia adesso?" > Capolavoro