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Poveramente ispirato al celebre romanzo di Charles Dickens "Le avventure di Oliver Twist", "Oliver & Company" è il ventisettesimo classico Dinsey, famoso soprattutto per essere stato il primo film Disney ad aver fatto ampio uso di animazioni computerizzate.

Non nella cupa Londra vittoriana che fa da sfondo all'opera originale, ma in una frenetica e caotica Manhattan degli anni '80, prendono vita le avventure di Oliver, un gattino rosso dal forte carattere, e dei suoi amici, il barbone Fagin e la sua gang di cani. Nonostante la Disney offra da sempre prodotti rivolti a un pubblico di bambini e le loro famiglie, che li spinge ad eliminare le parti più tragiche delle opere cui fanno riferimento, in questo specifico caso questo adattamento non potrà che far storcere il naso a chi, come me, ha profondamente amato il romanzo dickensiano e i suoi tormentati personaggi.
Fin dall'inizio, grazie anche ai numerosi richiami pubblicitari, lo spettatore si ritrova subito catapultato nella veloce e pericolosa routine dell'affollata New York, dove fa la conoscenza di Oliver, il protagonista del lungometraggio. Lasciato in uno scatolone coi fratelli, lo sfortunato micio si ritrova ad essere l'unico della famiglia a non essere stato adottato e, stanco e affamato, si addentra nelle strade di Manhattan, dove farà la conoscenza di Dodger, un meticcio particolarmente bravo a destreggiarsi nella città, sfruttando le persone ed evitando i pericoli. I due, collaborando, riescono a impossessarsi di alcune appetitose salsicce, ma l'astuto Dodger decide di tentare la fuga stringendo tra i denti la preziosa refurtiva e spronando Oliver a riprendersi la sua parte. Seguendolo, il gattino si ritroverà faccia a faccia con la gang di cani di cui Dodger è il capo e composta dal chihuahua Tito, l'alano Einstein, la saluki Rita e il bulldog Francis. Viene infine introdotto il vero leader del gruppo, che adotterà ufficialmente Oliver: uno sbandato senzatetto di nome Fagin che ha contratto un debito con l'oscuro strozzino Sykes e che tenta disperatamente, ma invano, contando sull'aiuto dei cani, di ripagare.
Durante un tentativo di furto ad opera dei quadrupedi che purtroppo fallisce, Oliver viene trovato e adottato da Jenny, una dolce bambina di buona famiglia, già proprietaria della bellissima e pluripremiata barboncina Georgette, che decide, dopo una discussione col maggiordomo Winston, di adottarlo. Come reagirà Oliver a questo repentino e inaspettato cambio di stile di vita? Cosa decideranno di fare Dodger e gli altri non vedendolo tornare? E che succederà quando Fagin capirà che esiste qualcuno disposto a pagare per rivedere il micetto?
Tutte le domande troveranno ovviamente risposta nel classico Disney.

Finora ho sempre dato il massimo dei voti ai precedenti lungometraggi targati Disney, ed è un peccato riscontrare che "Oliver & Company" risulti essere un prodotto più scadente delle opere che lo precedono e di molte che lo seguiranno.
Il film è movimentato e mantiene un ritmo dinamico, ma la trama risulta veramente troppo semplificata e a tratti addirittura sciocca, e i personaggi, in parte validi ma in parte fin troppo stereotipati, non sono sufficienti a rendere il classico degno di questo nome. Il personaggio più deludente credo sia proprio da ricercare nella figura di Fagin. Dimenticate pure la brillante mente criminale del Fagin di Dickens! Questo Fagin è un personaggio tenero ma di poco spessore, un derelitto che vive ai margini della società con la sua banda di cani (che qua sostituiscono i bambini di cui si circonda il vero ricettatore) e il cui unico scopo nel film sembra essere quello di far divertire lo spettatore con gag in realtà affatto divertenti e per nulla innovative. Tra i cani spiccano di sicuro Dodger, anch'egli poveramente basato sull'amatissimo Arthful Dodger del romanzo, che ha un po' lo scopo di fare da guida ad Oliver, come fosse un fratello maggiore, e ho gradito molto i due dobermann, Roscoe e Desoto, sia nel carattere che nel disegno (nonostante, da 'dobermanista' convinta e felicissima padrona di uno splendido dobermann, il cliché del dobermann cane cattivo o stupido mi abbia decisamente stancata). Mentre Oliver non è un personaggio che mi rimarrà nel cuore, avrei preferito una parte migliore per Jenny, che pur restando la classica bambina adorabile, verso la fine adotta alcuni comportamenti poco consoni alla sua età. Parzialmente interessante la figura di Sykes, alcolizzato disperato nella storia originale e sfruttato da Fagin, e qua temibile gangster.

I disegni non mi sono piaciuti particolarmente. Non hanno molto a che vedere con il mondo Disney, mentre ricordano maggiormente lo stile dei vecchi toons americani.
La colonna sonora invece si difende bene, soprattutto grazie al fantastico Billy Joel che presta la sua voce a Dodger, e ci regala una splendida interpretazione sonora con "Why Should I Worry" che è valsa al film anche una nomination per la migliore canzone originale, e grazie alla canzone iniziale, la malinconica " Once Upon a Time in New York City".

Concludo dicendo che trovare un classico Disney deludente a parer mio è quasi impossibile, pertanto "Oliver & Company" rimane un buon prodotto che consiglio caldamente a tutti almeno una volta. Il mio giudizio è più che sufficiente, ma se paragonato alle tante opere Disney e, soprattutto, al romanzo da cui è tratto, non può di sicuro raggiungere il massimo del punteggio.