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Stavo scrivendo questa recensione volendomi far bello, stavo scrivendo su cose del tipo che la ripetitività non è un difetto, perché anche nel jazz il fraseggio principale viene spesso ripetuto e cose così, ma ho cestinato tutto.
Vorrei poter approfondire tutte le varie citazioni a band americane e giapponesi contenute in quest'opera, avendo la fortuna di saperle cogliere, ma non è questo il contesto adatto.
Possiamo solo parlare dell'opera in sé, poi del fatto che al lettore medio sfuggono le varie citazioni poco importa: nonostante mi piaccia, non è certo un buon manga, dura da digerire per me che ne sono un fan, ma oggettivamente è così.

Partiamo dalla trama: in fin dei conti l'unico di cui si parla approfonditamente è solo il protagonista, e nemmeno si riesce a capire perché la personalità che ha PER LAVORO lo influenzi così negativamente, non è chiaro il passaggio. Poi anche alcuni suoi comportamenti sono totalmente incoerenti, basti confrontare il primo capitolo con ciò che accadrà successivamente, è chiaro che l'autore inizialmente aveva in mente un protagonista sfigato per poi aver cambiato tipo di sfighe.
Passiamo alla narrazione: decisamente funzionale, intrattenere intrattiene, molte le ripetizioni ma è una cosa probabilmente voluta, visto che per molti capitoli questa ripetitività (nemmeno così marcata, a volte) viene spezzata. Ma Detroit Metal City non è certo Peanuts, e ciò può stancare.
Riguardo ai disegni, sono essenziali, curati dove serve, ma alla fine comunque volutamente rozzi e sporchi, è questo ciò che vuole l'autore.

In definitiva, un manga sufficiente, esattamente come il tema che tratta può piacere o meno, ma va a gusti personali.