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"Hunter x Huter" è uno shounen decisamente atipico; una di quelle letture le quali inizialmente ingannano, ma che in seguito si rivelano formidabili, imprevedibili, talvolta geniali. Già, perché nell'approcciarsi al primo numero del manga sembra di esser capitati di fronte al ben collaudato viaggio di formazione del solito ragazzino prodigio dai capelli sparati in cerca del padre; tutto sembra banale, ordinario, senza molte cose da dire rispetto a quanto non sia già stato detto nel contesto degli shounen moderni. Ma non è così. La mano estremamente autoriale di Yoshihiro Togashi prende i classici cliché del genere e li plasma rendendoli più eterogenei attraverso insane commistioni con i generi più disparati, arrivando talvolta a decostruirli; egli possiede una follia bizzarra, avvenente, nella quale c'è ancora spazio per una sottile e ricercata logica. "Hunter x Hunter" si tratta infatti di un connubio tra follia e ragione quanto mai denso di spunti creativi e risvolti memorabili; un manga in cui viene rappresentato un mondo di fantasia in cui si muovono degli individui altrettanto particolari e imprevedibili; ma il tutto, a suo modo, possiede una certa carica di "realismo" e di coerenza strutturale, come "Le bizzarre avventure di JoJo" insegnano. I combattimenti, ad esempio - come nel manga sopracitato - si basano sulla strategia, sulla psicologia e sul ragionamento; la forza bruta spesso si rivela inutile: si tratta di scontri tra personalità, ognuna con i suoi dubbi, il suo background, le sue ragioni di vita e il suo credo. Nell'opera compaiono decine e decine di personaggi tutti differenti tra loro, ma caratterizzati in modo impeccabile, dotati di una caratterizzazione psicologica "verosimile" e di degli obbiettivi personali messi perfettamente in relazione con il mondo fittizio che li circonda - anch'esso curato nei minimi dettagli.

Animali mostruosi e specie esotiche... favolosi tesori nascosti... un mondo di demoni e terre inesplorate... la parola mistero sembra magica... e gli uomini che vengono attratti da questa forza... vengono chiamati "Hunter"!

Nell'universo ideato da Togashi la figura del cacciatore ricopre uno dei gradini più alti della società; si tratta di un superindividuo dotato di poteri legati alla propria aura (il cosiddetto nen), il cui scopo primario è dare la caccia a qualcosa, ovvero a criminali, animali rarissimi, reperti archeologici di antiche civiltà passate, tesori e così via. Quella del cacciatore è una figura in bilico tra la natura in sé e il mondo degli uomini, nonché l'archetipo dell'avventuriero assoluto, colui il quale prova un'irrefrenabile desiderio di scoprire nuovi mondi mai esplorati dall'uomo, superando i limiti e le barriere che gli impediscono di giungere alla sua meta.

La saga dell'esame di Cacciatore
E' in questo frangente che s'incontreranno tra loro molti dei personaggi principali del manga. L'istintivo e ingenuo Gon farà conoscenza dell'assassino Killua Zaoldyeck, il quale diventerà in breve tempo il suo migliore amico; quest'ultimo fa parte di una temibile famiglia di sicari dotata di una grande autorità, ed è travagliato dal rapporto col fratello Illumi, che gli ha impiantato un ago in testa col potere di indurre nella sua psiche un complesso di inferiorità atto a preservarlo, nonché a tenerlo legato al suo inquietante nucleo famigliare. Il legame tra Killua e la sua famiglia - tipicamente giapponese in tutto e per tutto, dalla tradizione inflessibile e rigidissima al culto dell'autorità paterna e dei legami di sangue - tornerà anche nelle saghe successive, e avrà un ruolo di primaria importanza nella crescita del personaggio (anch'egli, allo stesso modo di Gon, andrà incontro a un graduale processo di auto-realizzazione). Oltre a Killua, diventeranno amici di Gon Kurapika, un personaggio molto colto e raffinato in cerca di vendetta - il suo clan, i cui membri sono dotati di occhi che diventano cremisi in reazione ad una intenso carico emotivo, è stato sterminato dalla cosiddetta "Brigata Fantasma" proprio a causa di tali occhi, i quali sono l'oggetto di un macabro, ma redditizio, collezionismo - e Leorio, un simpatico studente di medicina con una triste vicenda alle spalle.
L'esame per diventare "cacciatori" è una prova estremamente crudele, in cui vale la legge del più forte, senza che vi sia alcun freno inibitore in grado di bloccare una competizione esasperata per un titolo più che prestigioso. Si passa da un'iniziale corsa chilometrica in grado di abbattere i migliori maratoneti a una vera e propria caccia all'uomo su un'isola sperduta, passando per tetri labirinti, scontri contro assassini pluriomicidi in grado di strappare la carne e spezzare le ossa a mani nude, una bizzarra prova di cucina in cui viene chiesto a persone di nazionalità differenti di preparare il sushi (!) et similia. Ovviamente tra i partecipanti sono presenti formidabili guerrieri, imbroglioni che ripetono l'esame all'infinito e che vi partecipano soltanto per godere delle disfatte altrui, vere e proprie macchine di morte che si divertono ad uccidere i partecipanti per divertimento (il temibile e sessualmente ambiguo Hisoka, un bugiardo e freddo Joker senza legge e senza codice morale il cui unico obbiettivo nella vita è sfidare gli avversari che ritiene alla sua altezza).
L'estremo darwinismo della prova è un terreno acerbo in cui nascono calorosi rapporti umani che verranno ulteriormente sviluppati e approfonditi nelle saghe successive, ed è pregno dello stile particolarissimo di Togashi: ogni prova, per quanto folle, serve a verificare una determinata capacità degli esaminandi, e spesso deve essere risolta collaborando e pianificando strategie in base all'ambiente in cui essa ha luogo.
Appare per la prima volta anche Netero, il presidente dell'associazione dei cacciatori, uno dei più potenti guerrieri al mondo, il quale avrà un ruolo fondamentale nella successiva saga delle formichimere.

La saga della Brigata Fantasma
Uno dei picchi più alti del manga è indubbiamente la tetra vicenda urbana di York Shin City. In quello che inizialmente sembrava uno shounen più eccentrico del solito entrano in gioco mafia, uomini d'affari, mercatini dell'antiquariato, misteriose aste in cui vengono venduti gli oggetti più strambi e disparati.
Il perno delle vicende è l'asta sotterranea di York Shin, in cui sono stati messi in vendita gli occhi cremisi della tribù di Kurapika, protagonista indiscusso - assieme al suo odiato nemico, la Brigata Fantasma - di questa inaspettata incursione nel noir. Nella cupa metropoli si respira infatti l'aria tipica dei film hard boiled, con tanto di femme fatale (la complessa e affascinante Pakunoda, uno dei personaggi chiave della vicenda), scontri di potere tra malavitosi, carneficine e inquietanti drammi notturni. In particolare, si osserva come Kurapika sia ossessionato dalla vendetta al punto tale da arrivare a imporsi delle fortissime limitazioni col nen, le quali sono il prezzo da pagare per ottenere un potere spropositato, creato ad hoc per uccidere i membri della brigata. Come nel resto del manga, il confine tra bene e male è praticamente inesistente, e spesso i "cattivi" si rivelano molto più profondi e significativi dei buoni. A fare da contrappunto alla cieca rabbia di Kurapika ci sono degli individui temibili, degli assassini ricercati dalle autorità i quali, tuttavia, seguono un preciso e rigoroso codice "morale" decretato dal loro capo, il carismatico e intelligente Kuroro Lucifer. Durante l'adrenalinica lotta contro tutti della brigata, si prova quasi empatia per la coesione di tale gruppo di superindividui, e per il fatto ch'esso, alla fin fine, abbia delle "regole" e dei "valori", a differenza dei mafiosi a cui intende rubare i beni messi all'asta. I compagni di Kuroro Lucifer sono legati visceralemente l'uno all'altro a causa di dei trascorsi alquanto tetri e di un passato fatto di emarginazione e di difficoltà; la saga della Brigata Fantasma non è quindi la storia della vendetta fine a sé stessa di Kurapika, ma è la catartica sventura a cui va incontro un gruppo di "outsiders" che ha deciso di ribellarsi al mondo intero.

La saga di Greed Island
Killua e Gon questa volta entreranno - letteralmente - in Greed Island, un videogioco per cacciatori ideato dal misterioso Jin, il padre di Gon. Siamo di fronte ad una vera e propria saga di formazione dei due protagonisti, i quali non mancheranno di incontrare un maestro di combattimento - in questo caso la simpaticissima cacciatrice Biscuit Krueger, la quale nasconde il suo reale - e alquanto raccapricciante - aspetto dietro alle sembianze di una bambina di dodici anni. Esclusi i classici topoi del genere, quello che fa la differenza è la meticolosità con cui Togashi crea il suo mondo fittizio nel mondo fittizio: Greed Island è studiato nei minimi dettagli, con tanto di spiegoni inerenti le varie strategie di gioco, minuziosi elenchi di carte in stile "Magic: the Gathering" (attraverso le suddette i giocatori possono lanciare vari incantesimi ed ottenere determinati effetti; ovviamente il gioco viene completato da chi riesce ad ottenere tutte le carte).
Nella saga non sono presenti nuovi antagonisti carismatici e ben studiati dal punto di vista psicologico; tuttavia, a compensare ciò, ritorna in scena l'ambiguo Hisoka, che si unirà a Gon, Killua e Biscuit per giocare ad una partita di palla avvelenata potenziata (!) contro uno degli admin del gioco, Razer, un ex-criminale che aveva conosciuto il padre di Gon di persona, e che era stato da lui incaricato di mettere alla prova le capacità del figlio.

La saga delle formichimere
Dopo un capitolo decisamente nella norma, la suddetta a mio avviso costituisce, assieme a quella della "Brigata Fantasma", la migliore saga del manga; essa è anche la più longeva, e si svilupperà attraverso numerosi combattimenti e colpi di scena. La struttura utilizzata dall'autore in questo caso è quella tipica del suo battle shounen preferito - i rimandi a "Dragonball" sono molto evidenti, a partire dall'incipit, che ricorda molto la saga di Cell di "Dragonball Z"; tuttavia, nella sostanza, messe da parte le numerose e proverbiali mazzate (questa volta alquanto distanti dal modus operandi di "Le bizzarre avventure di JoJo", ovvero molto meno ragionate), si assiste ad un dramma molto coinvolgente, il cui punto culminante è il finale, nel quale il tutto viene spostato in una dimensione più riflessiva e introspettiva. Particolarmente affascinante è la figura del Re delle formichimere, l'antagonista principale della saga, novello Cell ed essere definitivo creato dalla madre natura di Togashi e dalle sue leggi evolutive; inizialmente, nella sua forma più primitiva, egli, allo stesso modo delle altre formichimere, è un mangiatore di uomini allo stadio primordiale: un predatore che ha raggiunto il gradino più alto nella gerarchia naturale. Ciononostante, nutrendosi di esseri umani, egli - sempre allo stesso modo dei suoi simili - svilupperà una propria personalità ed autocoscienza, arrivando a provare un sentimento molto vicino all'amore per l'unico essere umano in grado - almeno intellettualmente - di tenergli testa, Komugi, una buffa ragazza cieca di umili origini, nonché genio del Gungi, un gioco da tavolo dalle strategie molto complesse assai popolare nel mondo fittizio del manga. Le partite con Komugi per il Re diventeranno indispensabili, e si assisterà alla sua completa umanizzazione, coronata da un eclatante colpo di scena. Nell'epico scontro di fine saga contro Netero, il presidente dell'associazione degli Hunter, il Re si dimostrerà molto più saggio, corretto e in armonia con la natura degli esseri umani: ma allo stesso tempo oltremodo più ingenuo, dacché non è stato in grado di prevedere la loro follia egoistica e distruttrice, che non tarderà a riversarsi su di lui. Gli scienziati del mondo di "Hunter x Hunter", esattamente come quelli del mondo reale, grazie al progresso della tecnica sono arrivati a costruire armi temibili come la Rosa in Miniatura, un palese riferimento alla bomba atomica; il suddetto ribaltamento di ruoli con finale tragico, volendo coadiuvato da una - seppur minima - denuncia sociale impegnaticcia - Netero è stato inviato dai freddi e cinici burocrati che nel suo mondo detengono il potere, ed è un mero lacchè degli irremovibili interessi altrui, mentre invece il Re si è dimostrato scevro di pregiudizi e aperto al dialogo col nemico - mi ha vagamente ricordato alcuni shounen degli anni settanta.
Tra una battaglia all'ultimo sangue e l'altra si ha modo di assistere ad una piccola incursione della Brigata Fantasma la quale, tuttavia, dopo uno scontro non particolarmente significativo viene lasciata per strada dall'autore, senza alcuno sviluppo successivo nella trama. Detto ciò, ritorna in scena Kaito, il "mentore" di Gon che compare nel primo capitolo del manga; inoltre, tra i personaggi secondari, compaiono figure carismatiche degne di nota, tra le quali Neferpitou, la formichimera "kawaii" con le orecchie da gatto che si rivelerà - creando un netto contrasto col suo aspetto - truce, temibile e spietata, ma allo stesso tempo fedele al suo Re e beffata/o dal destino; la gotica e psicolabile Palm Siberia, la quale soffre di numerosi disturbi nervosi legati ad improbabili carenze affettive (ella si rivelerà un personaggio allo stesso tempo dolce, esilarante e ricco di fascino); Morau McCarnathy, cacciatore esperto dall'aspetto reminiscente dei rockers anni settanta, con tanto di capelli lunghi e occhiali da sole, armato di una pipa gigante con la quale crea soldati di fumo animati col nen (!).

La saga dell'elezione
Questa breve saga è molto divertente e vi compaiono dei personaggi più bizzarri e strampalati del solito; la chiave di volta della vicenda è l'elezione del nuovo presidente degli Hunter, e la riunione della maggior parte dei cacciatori di tutto il mondo permetterà a Gon di incontrare, finalmente, la misteriosa persona che ha sempre cercato. Personalmente non ho affatto gradito il Deus ex Machina utilizzato dall'autore per riabilitare un personaggio principale ridotto in fin di vita (con tanto di poteri nen sigillati ad aeternum) nella saga precedente - a tal fine viene forzatamente introdotto un parente nascosto di Killua in grado di esaudire qualsiasi desiderio, che non era mai comparso in precedenza nel manga; rimanendo in tema, inoltre, viene fatto resuscitare un personaggio che in altri lidi aveva trovato la morte, con tanto di spassose derive pseudo-misticheggianti inerenti la reincarnazione e la natura del Buddhi atte a giustificare l'avvenimento. Ciò premesso, la pecca maggiore della saga a mio avviso è che si sarebbe potuto concludere il manga in questa sede, senza introdurre alcun altro mondo fittizio nel mondo fittizio da esplorare; perché, in fondo, l'incontro di Gon con la persona che lo ha spinto a diventare Hunter è stato il "punto d'unione" nel quale le varie linee narrative precedenti si sono "intersecate", trovando compimento.
Molto probabilmente la scelta di non far finire il manga nel trentaduesimo volume è stata dettata dal vile Dio Denaro e dalla pigrizia; ciononostante, è sempre possibile considerare gli avvenimenti di questa saga come l'effettiva conclusione dell'opera, dacché a parer mio l'autore ha già detto tutto quello che doveva dire, e un'ulteriore saga - molto probabilmente realizzata controvoglia - non potrebbe far altro che danneggiare la resa del prodotto finale.

L'indolenza di Togashi
Come asserivo in precedenza, Yoshihiro Togashi, per quanto dotato di un indiscusso talento, non ha avuto una condotta esemplare come lavoratore; siamo ben lontani dallo stacanovismo tezukiano tipico dei mangaka più prolifici: la pubblicazione di "Hunter x Hunter" ha subito innumerevoli ritardi, anche di anni interi, con grande frustrazione dei fans dell'opera. A parer mio tutta questa indolenza è imputabile al fortunato matrimonio di Togashi con Naoko Takeuchi, l'autrice del celebre "Sailor Moon", che indubbiamente sarà stato molto più remunerativo del grezzo, sublime sbattimento lavorativo; sbattimento che viene a mancare, talvolta, anche nella resa grafica del manga: sopratutto nella saga delle formichimere si osserva una generale perdita di dettagli nei disegni e negli sfondi (i quali spesso diventano prevalentemente bianchi), nonché dei personaggi, che si rivelano stilizzati e mal disegnati, parendo più delle bozze che un prodotto compiuto. In conclusione, se l'autore avesse lavorato con più impegno, "Hunter x Hunter" sarebbe stato per chi scrive uno dei grandi capolavori dello shounen moderno, e non soltanto un ottimo manga d'autore.