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9.0/10
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"MW" è un manga del 1976 di Osamu Tezuka, il "dio dei manga" conosciuto per capolavori internazionalmente riconosciuti come "Astroboy", "La Fenice", "La storia dei tre Adolf", "Black Jack" e centinaia di altri.
Lo ammetto, nonostante avessi già sentito parlare del maestro in più di un'occasione, bazzicando vari siti e gruppi di appassionati, "MW" è stato il mio primo effettivo approccio alle sue opere.
E non ne sono rimasto niente affatto deluso.

"MW" è la storia di due uomini, Iwarao Garai e Michio Yuki. Quando erano piccoli, il primo appena un ragazzino, il secondo il bambino, si ritrovarono nel bel mezzo di un incidente di natura militare, consistente nella fuga di un gas altamente letale (il MW da cui viene il titolo) fabbricato dagli americani su una locale base di un'isola giapponese. I due furono gli unici, fortunosi sopravvissuti tra gli 800 abitanti, ma Michio rimase comunque parzialmente intossicato. Dopo quindici anni nulla è trapelato dell'incidente, tutto è stato messo a tacere dal governo giapponese, e i due bambini sono ora cresciuti: Garai è diventato un prete cattolico, Yuki un affermato manager che in segreto è però un efferato rapitore e assassino, che insegue un personale percorso di vendetta contro gli autori e insabbiatori dell'incidente. I due sono rimasti legati da una morbosa relazione, anche sessuale (che mi ha ricordato il romanzo "Fosca", di Ugo Tarchetti), e il prete, nonostante sia costantemente combattuto dalla sua fede e dal desiderio di porre fine a tutto, arrivando a pensare di uccidere il vecchio amico per porre fine alla sua follia, non ne trova mai il coraggio. Da qui poi una serie di altri personaggi e vicende, di cui non starò a parlare oltre perché mi sono dilungato già fin troppo.

La storia e i personaggi mi hanno molto colpito. Il tutto è espresso in modo crudo, puro, diretto, a partire dalla morbosità e dalla spietatezza delle vicende rappresentate. Oltre ad atti sessuali (non sempre consensuali), omo od etero, rappresentati senza tanti fronzoli, troviamo brutali omicidi di uomini, donne e bambini, insabbiamenti internazionali, politici corrotti, bugiardi e criminali, un campionario di atteggiamenti talmente deprecabili e perversi da far venire quasi l'ansia. I personaggi sono piuttosto umani nelle loro sfaccettature, perversioni, caratteristiche, dubbi (Garai senz'altro è il più approfondito da questo versante), e le infamie di cui si macchierà Yuki nel corso della trama non potranno non far ribollire il sangue a chiunque con un minimo di coscienza.
L'unico personaggio che non mi è piaciuto granché quanto a caratterizzazione è Sumiko, ragazza violentata da Yuki che si innamorerà di lui e lo seguirà come un cagnolino, rimanendo attaccata come a un amo e costantemente sottomessa senza che lui la considera nulla più di uno strumento o uno svago. Forse però più che come caratterizzazione si può dire che odi persone di questo genere, ma non si può dire che non esistano al mondo, dunque facciamo che è anche funzionale a presentare l'umanità in tutte le sua sfaccettature.

Tezuka dimostra tutte le sua abilità narrative confezionando un thriller ben strutturato, violento ma mai troppo gratuitamente, con interessanti digressioni anche politiche e sociali che sfociano spesso e volentieri in feroce ma non immotivata critica.

I disegni sono abbastanza belli e curati, lo stile di Tezuka è particolare, tratto com'è da quello dei cartoons americani, e a volte può sembrare un po' straniante vedere inseriti effetti cartooneschi (come le stelline o i colli allungati per lo stupore) in un fumetto di questo genere, ma i momenti in cui ciò accade non sono mai seri e fungono da intermezzi che non durano comunque più di una vignetta.

In definitiva, una storia "noir" che riesce a coinvolgere e interessare, in cui difficilmente staccherete gli occhi dal foglio prima di andare a sapere come andrà a finire. La durata di tre volumi aiuta in ciò.

Voto finale: 9/10