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6.5/10
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Kizuna (絆). Il legame. Un'idea che risuona con una certa enfasi nell'immaginario nipponico e che spesso nell'animazione ha trovato una sua rappresentazione sincera. E dire che i Giapponesi sono persone con le quali difficilmente sono riuscita a costruire un vero e proprio legame... Eppure, quando a parlare per loro sono gli anime o i manga, ma in generale l'arte, ho potuto percepire un sentimento che affonda le radici in un bisogno di condivisione che è comune all'umanità intera. "Kiznaiver", anime della stagione primaverile 2016 realizzato dallo Studio Trigger, parte proprio dall'assunto che gli esseri umani desiderano inconsciamente di connettersi l'un l'altro. Molto nobile come proposito quello di affondare i piedi nella psiche umana, a tratti presuntuoso e difficile da portare a conclusione, ma a suo modo "Kiznaiver" riesce a lasciare un piccolo segno, che rassomiglia alla cicatrice simbolo di quest'anime. Un po' un brutto graffio, un po' un ricettacolo di sentimenti positivi e negativi, che il fratellino di "Kill la Kill" si è lasciato dietro.

Nella città di Sugomori è in corso un grosso esperimento che dovrà condurre l'umanità verso uno stato di pace comune e duraturo. La fine di tutte le guerre e la connessione totale dei cuori: il cosiddetto Kizuna System fonda la sua esistenza sulla convinzione che attraverso la condivisione del dolore l'uomo appenderà il fucile al chiodo. Sette ragazzi sono scelti come soggetto sperimentale: Katsuhira "Kacchon" Agata, Chidori Takashiro, Hajime Tenga, Niko Niiyama, Honoka Maki, Tsuguhito Yuta e Yoshiharu Hisomu vengono convocati dalla loro compagna di classe Noriko Sonozaki per divenire dei Kiznaiver, persone in grado di condividere il proprio dolore. Attraverso la cicatrice che gli è stata impressa sulla pelle, i sette ragazzi che non hanno niente in comune se non appartenere allo stesso progetto, cominciano a sentire come propri la sofferenza, l'amore, l'amicizia, la gioia, la compassione, le emozioni degli altri membri del gruppo. All'inizio sembra tutto un continuo formicolio, accompagnato dal mal di testa, dal dolore fisico, che col tempo però diviene dolore mentale, affettivo, dolore del cuore... Il cuore che soffoca in questo caleidoscopio di sentimenti schizofrenici che è l'anime di "Kiznaiver".

Il nuovo prodotto dello Studio Trigger si presenta come una grossa metafora dell'amicizia, soffermandosi soprattutto sulla difficoltà di costruzione di questo legame riscontrata da persone che non hanno grossi punti in comune. In un continuo litigare, afferrarsi, lasciarsi, riprendersi, farsi del male, fare la pace; in una serie di "triangoli-quadrilateri-pentagoni" amorosi; tra flashback che si mescolano al presente facendo calare un alone di mistero sull'intera serie... "Kiznaiver" imbastisce un grosso barbecue e in dodici episodi non riesce a completare come si deve il discorso che ha iniziato. O meglio, arriva forte e chiaro il messaggio che amici ci si diventa anche senza esserselo detti o chiesto. Tutto bello, tutto vero. Quello che però viene perso per strada è l'obiettivo del Kizuna System, la fantomatica pace mondiale a cui Noriko Sonozaki aspira, che sul finale sembra passare in secondo piano rispetto alle love story che si instaurano fra i vari personaggi. Non nascondo che il mio lato da "shōjomane" ha prevalso in più punti, mi stavo quasi per stracciare i capelli nel vedere il fantastico (ma stereotipato) triangolo tra Kacchon, Chidori e Tenga! Ma ad onor del vero, non posso non ammettere che, se si fossero concentrati sulla caratterizzazione dei personaggi piuttosto che sugli sviluppi amorosi fra di essi, sarebbe venuto fuori qualcosa di più completo e meno ingenuo.

La caratterizzazione dei personaggi, infatti, ricalca delle tipologie già a lungo battute: il teppista, l'apatico, la santarellina, la lunatica, il 'fashionista', la scorbutica e il masochista. Addirittura è l'anime stesso a inserire i protagonisti nella categoria dei sette peccati capitali. Da un po' di tempo a questa parte noto che c'è un certo revival dei sette peccati, messi in mezzo anche quando non centrano nulla. In "Kiznaiver" poi non rassomigliano nemmeno lontanamente ai veri "nanatsu no taizai" (七つの大罪), perciò il senso di nominarli dov'è stato? Comunque, non tutti i personaggi vengono adeguatamente approfonditi. Certo non si può dire che non si impari a conoscerli, ma, mentre per alcuni c'è più attenzione, di altri non si viene a sapere il percorso precedente. Ad esempio, per me è rimasto un mistero Hisomu il masochista o Nico la lunatica, dei cui sentimenti non mi ero nemmeno accorta! Dello stesso Tenga, che è al centro del "pentagono" amoroso più importante, non si conosce molto.

Forse gli autori miravano ad altri obiettivi, ma fa rimanere l'amaro in bocca l'aver sprecato dei personaggi che funzionano da soli e insieme. Dodici episodi sono quello che sono, ma appunto perché il tempo è poco non si può pretendere di riuscire a fare l'impresa del secolo. Ecco perché, secondo la mia modesta opinione, "Kiznaiver" non ha puntato a essere l'anime ma un anime fra tanti. Avrebbe potuto, altri ci sono riusciti nello stesso arco di tempo, ma è affogato nelle dinamiche del Kizuna System, in una sceneggiatura che dà troppo poco spazio a ciò che realmente conta. Per carità, è interessante l'architrave costruito intorno ai protagonisti, ma ai fini del successo della serie ha rappresentato una scelta imprudente.

Lo Studio Trigger non avrà avuto la maestria della KyoAni, la casa di produzione che meglio riesce a mettere in animazione il sentimento puro e crudo; ma non è stato nemmeno stucchevole o esagerato, anche se in alcuni punti i sentimenti sembravano un po' schizofrenici. Nonostante l'argomento fosse piuttosto coinvolgente, per quanto mi riguarda "Kiznaiver" non è riuscito a toccare tutte le corde emotive, tant'è che - strano ma vero! - non mi sono commossa! E io sono di lacrima facile! Le espressioni dei personaggi, però, sono ben rimarcate, soprattutto grazie a un character design centrato. Ogni tanto il collo di Yuta, Tenga e Hisomu raggiungeva una lunghezza pari a quella dei cigni, ma in generale i volti e la fisicità dei personaggi ben si sono adattati al carattere di questi ultimi. Resta un design a tratti particolare, ma non riuscirei mai a dire che è brutto.

In generale, sembra ben fatto tecnicamente. Le animazioni sono naturali, i toni accesi, gli sfondi colorati e caldi. L'ambientazione è particolare e suggestiva, la città di Sugomori mi ha ricordato il complesso edochiano di Odaiba. C'è una buona cura ai dettagli dello scenario, la rappresentazione dei luoghi non sembra lasciata al caso.
Il doppiaggio è buono, soprattutto ho adorato Yūki Kaji nei panni di Kacchon. La voce di Eren de "L'Attacco dei Giganti", così dinamica e energica, che si adatta a un personaggio apatico, mogio e silenzioso come Katsuhira, fa comprendere la bravura di Kaji fin dove arriva.
Tuttavia, ciò che più spicca è la colonna sonora. Molto bella l'opening "Lay Your Hands on Me" dei BOOM BOOM SATELLITES, con un sound misto tra quello dei Sigur Ros e quello degli STEREO DIVE FOUNDATION. La sto ascoltando in loop da giorni! Carina anche l'ending "Hajimari no Sokudo" dei Sangatsu no Phantasia.
Fra i temi di accompagnamento il più centrato è quello legato alla presenza dei Gomorin, le mascotte della città di Sugomori e del Kizuna System. In teoria all'interno dei costumi vi sarebbero degli esseri umani, ma per come si comportano sembrano uscire dall'immaginario di Yasutaka Tsutsui in "Paprika": hanno movimenti isterici, sbucano dai posti più impensati, sono veloci e un po' aggressivi, morbidi ma misteriosi. Provocano lo stesso grado di inquietudine dei bambolotti della polizia di "Psycho Pass"! Tutto sommato, però, un Gomorin come strap per il cellulare lo comprerei!

Concludendo, "Kiznaiver" è un anime carino, ben fatto tecnicamente, ma che vola basso nonostante l'argomento delicato e profondo. Ha un sacco di potenziale sprecato, perso com'è nella sua stessa trama. Si fa seguire come un qualcosa di semplice e intriga per il fattore romantico, ma alla fine lascia una sensazione di incompletezza. Non posso dire che non mi sia piaciuto, mi ha a suo modo appassionata, perché un anime che parla di amicizia non può non toccarmi. Ma davanti ai difetti la mia anima di recensore non può non tacere. E ritengo di essere stata buona nell'assegnargli un voto discreto, dato più alla gestione delle love story che alla sceneggiatura in sé. Decisamente lo Studio Trigger poteva fare di più!