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8.5/10
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Talking Head potrebbe far parte dei film necessariamente da vedere per chiunque sia interessato al processo di creazione cinematografica più che alla mera narrazione di una storia. Oshii ci propina un'opera che cerca di mescolare spesso diversi stili, compreso sovente il comico, la cui caratteristica principale è la metateatralità e l'autoreferenzialità.
La trama, che verte su un regista itinerante che avrebbe il compito di sostituire un altro regista alla regia di un film oramai allo sbando, perde ben presto terreno nel momento in cui i personaggi cominciano a morire per motivi ignoti. Quel che al regista itinerante ed allo spettatore è chiaro è che, per l'appunto, il film sta andando a rotoli - ma quale film? Il finale cerca in un qualche modo di razionalizzare tutto ciò col deus ex machina della psichiatria, ma è palese a chiunque che la sperimentazione siasi oramai compiuta.
Interessante la prima metà del film, in cui ogni personaggio dello staff diventa protagonista di uno spezzone col compito di esemplificare il proprio ruolo dandogli anche un contesto storico nella storia del cinema. Interessante anche la minimalista scenografia à la Dogville.
Un metafilm assolutamente da non perdere, soprattutto per chi studia e si interessa di cinematografia. Peccato per una certa lentezza e spesso eccessiva celerità nei discorsi, tutti molto pregnanti, e quindi una certa difficoltà nel seguire bene il filo. Come dice uno dei personaggi: spesso "i film van visti due volte" - o più.