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“Mi trovo in un luogo lontano, un luogo che non conosco, e sono qui, a cercare la ragazza. Cerco la ragazza perché... anche la ragazza sta cercando me.”
Spiegare a parole le sensazioni che suscita questa splendida mini-serie anime è un’impresa quanto mai ardua, cosi come è arduo per il gatto comprendere le parole della sua padrona. Eppure sono lì, nella loro stanza, uniti da un legame che va oltre l’incomunicabilità, cullati dal loro principesco sentimento.

“Kanojo to Kanojo no Neko: Everything Flows” è a tutti gli effetti la rielaborazione, e se vogliamo la versione definitiva, del primo cortometraggio di Makoto Shinkai “Kanojo to Kanojo no Neko”. Si è passati da un cortometraggio di cinque minuti a quello che sarebbe un mediometraggio di venti (la serie è composta da quattro episodi da circa sette minuti l’uno, che durano cinque, se si escludono opening ed ending). È stata scritta dallo stesso Shinkai e girata da Kazuya Sakamoto, noto soprattutto per gli storyboard di “Clannad”, “Terra Formars” e “Sword Art Online II”.

La storia, di fatto estremamente semplice, si sviluppa tutta intorno al rapporto tra il gatto e la ragazza. Un rapporto normale, reale, che va piano piano saldandosi con una naturalezza che fa stringere il cuore. Se la Miyu bambina all’inizio, gelosa delle attenzioni che sua madre riserva al micio, tenta addirittura di abbandonarlo, col tempo maturerà un sentimento radicato e sincero nei confronti del suo animale, arrivando a considerarlo un vero e proprio compagno di vita. Pochi gli eventi in tempo reale, diventa quindi fondamentale l’uso del voice-over, che copre gran parte dell’arco narrativo, raccontandoci i pensieri dei due personaggi, a volte cosi profondi da spingerci inevitabilmente a riflettere. Sicuramente la mancanza di Shinkai dal punto di vista artistico/visivo si fa sentire, ma complessivamente non so quanto la sua regia avrebbe innalzato il prodotto. L’opera infatti risulta dolce e romantica senza scadere mai nel mellifluo, come spesso accade con il regista di “5 cm per second”.

Molteplici le tematiche affrontate, dall’abbandono alla reincarnazione, dalla crescita alla morte. Tutte levigate con estremo tatto. La principale differenza con “Kanojo to Kanojo no Neko” risiede proprio nel rapporto tra i due protagonisti. Se nel primo cortometraggio di Shinkai l’amore tra il gatto e la ragazza risultava un tantino melodrammatico, qui appare tutto più reale, e le emozioni di Daru sembrano verosimilmente proprie di un felino, a differenza dell’opera targata 1999, in cui il sentimento del gatto risultava fin troppo immaginoso e umanizzato.
Splendido il finale, che sposa la filosofia “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, ricollegandosi magistralmente al primo lavoro di Shinkai. Verrebbe anche da dire “Panta rei”, che è come dire “Tutto scorre”, come dire “Everything flows”.

“Io vivo secondo i miei ritmi, e la ragazza vive secondo i suoi, perciò, per me, questi momenti in cui i nostri ritmi si incontrano sono i più preziosi di tutti.”
“Kanojo to Kanojo no Neko: Everything Flows” è un’opera di una morbidezza disarmante, permeata di una delicatezza melodiosa ma mai stucchevole. Originale sia nella forma che nei contenuti, questa mini-serie saprà ritagliarsi con tutta la sua dolcezza uno spazio nei vostri cuori, riuscendo a stuzzicare la sensibilità di ogni spettatore. Una piccola perla animata, emozionante e commovente, semplice nella sua sinossi e profonda nella sua interpretazione.