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ATTENZIONE! CONTIENE SPOILER!

Amon – The Dark Side of the Devilman è un manga di sei volumi pubblicato per la prima volta nel 1999 in Giappone e arrivato in Italia nel 2005, scritto e disegnato da Yuu Kinutani.

Trama:
Gli eventi di questa nuova serie sono ambientati dopo la morte di Miki e prima dello scontro finale tra i Devilman e i demoni; qui ci verrà narrato cosa è successo in quel lasso di tempo. Inoltre conosceremo il demone che risiede dentro il corpo di Akira: Amon.

Queste sono le premesse del manga ma la storia non si limiterà a mostrarci quel determinato momento e questa è una cosa che mi ha sorpreso in senso positivo.
Infatti verremo catapultati anche nel passato, ai tempi in cui i demoni dominavano la terra. Oltre ciò il mangaka reinterpreterà alcuni eventi e personaggi creati da Go Nagai.
Il lavoro che ne viene fuori alla fine è purtroppo altalenante. E credo che questo sia il termine migliore per descrivere questo manga.

Incominciamo dalla storia.
Nel primo volume si parte con Akira che, distrutto per la perdita di Miki, perde il controllo e viene sopraffatto da Amon. Ci vorrà l’aiuto di parecchi Devilman per farlo tornare alla normalità.
Nonostante mi abbia divertito non ha aggiunto niente di rilevante alla storia e, anche se inizia in un modo scoppietante, finisce con un nulla di fatto.

Dal secondo al quarto volume invece Kinutani ci catapulterà nel passato. Qui ho trovato molto interessante il modo in cui ci viene introdotta la stirpe delle Siréne e di Sheena, una delle guerriere più forti di questo tipo di demoni. Non sarà stato un lavoro molto originale, ma il modo in cui è stata strutturata questa specie di “società” mi è piaciuto e ancor di più ho apprezzato il personaggio di Sheena, della sua caduta e del viaggio che intraprende per ritrovare se stessa.
Ovviamente ritroveremo anche il demone Siréne, colei che nell’opera originale aveva dato del filo da torcere ad Akira. Il suo personaggio viene reinterpretato e purtroppo non ha convinto per niente.
La Siréne originale era una guerriera fiera, orgogliosa della sua forza e sicura di sé, mentre questa nuova versione è l’esatto opposto; non riesce a prendere decisioni, si lascia scoraggiare facilmente e, nonostante ci venga descritta come un demone molto potente, la vediamo sempre soccombere.

Ciò che mi delude veramente non è il fatto che Kinutani abbia deciso di stravolgere Siréne (anzi, su questo punto sono anche molto aperto) ma il modo con cui lo fa. Non ha un percorso di crescita o evoluzione e rimane uguale fino alla fine. L’autore tenta anche di caratterizzarla a dovere cercando di creare un essere pieno di debolezze e in qualche punto ci riesce pure mentre in altri sembra di assistere alle vicende di un personaggio piatto.

Negli ultimi due volumi si torna nel presente, poco prima della morte di Miki. Oltre all’apparizione di un personaggio interessante non presente nell’opera originale, vengono affrontati molto bene i dubbi che tormentano Akira, del demone dentro di lui e se sia ancora umano o no. E in quest’ultima parte il manga recupera parecchio.

Ora però vorrei parlare di due figure importanti; il primo è Amon, il protagonista.
Senza mezzi termini, è un personaggio piatto quanto una tegola. E’ anche peggio di Siréne che almeno aveva un minimo di caraterizzazione. Amon assomiglia molto a un boss finale di serie B: incredibilmente potente, si crede il più forte di tutti, menefreghista e ascolta solo se stesso. Messa in questo modo non sembra neanche tanto male e sicuramente come personaggio poteva funzionare benissimo, ma gli manca la personalità. Ed essendo il protagonista è una cosa molto grave.

Il secondo personaggio di cui voglio parlare è colui che tiene in piedi l’intera storia e che si riconferma ancora una volta il migliore della saga di Devilman: Ryo Asuka/Satana. Su di lui non c’è stata nessuna reiterpretazione (per fortuna), è uguale al Ryo Asuka originale ma qui viene ancor di più approfondita sia la sua figura sia l’amore che prova per Akira. Tra tutti i personaggi di quest’opera è colui che riesce a trasmettere le emozioni più profonde e ad essere il più umano di tutti nei suoi pregi ma specialmente nei suoi difetti.
Però alla fine una piccola differenza c’è: lui è costretto a subire una terribile punizione divina (non vi dico quale). Neanche questa particolarità è molto originale ma è contestualizzata benissimo nella narrazione.

Ora passiamo al lato tecnico, anche questo abbastanza altalenante. I disegni di Kinutani sono particolari e molto belli con tratti spessi, molto precisi e soprattutto ricchi di dettagli. Il design di molti demoni unito a questo tipo di tratto è stata un’accoppiata vincente, creando creature molt belle e inquietanti. In molti punti però Kinutani rende l’espressione dei personaggi molto rigida, non riuscendo a esprimere le loro vere emozioni in determinate situazioni.

L’autore riesce anche a creare delle scene stupende capaci di esprimere al meglio le vicende. Però mentre le singole scene sono costruite molto bene, lo stesso non si può dire di alcune sequenze. I combattimenti a volte sono un po’ caotici ma il vero problema sono i cambi di scena che a volte arrivano in maniera improvvisa e i dialoghi sono un po’ confusionari. A volte alcune sequenze sono stato costretto a rileggerle più volte dato che non capivo bene come si svolgeva l’azione.

Quindi, com’è questo Amon?
Come ho già detto è un’opera con vari alti e bassi, che ha tanti pregi quanti sono i difetti ma che alla fine è riuscita a intrattenermi. La consiglio solo ai fan di Devilman incuriositi da questa storia.