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7.0/10
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La teoria dell' "Homo faber" è nata nell'Antica Roma grazie al pensiero dello storico e politico latino Gaio Sallustio, il quale, all'interno delle sue "Epistulae ad Caesarem senem de re pubblica", utilizza l'espressione "faber est suae quisque fortunae", per descrivere il console romano Appio Claudio Cieco. Tale teoria è stata poi sviluppata durante il periodo rinascimentale attraverso la rivalutazione della figura dell'uomo, considerandolo intelligente, capace di utilizzare al meglio ciò che la natura gli offre, ed essere dunque artefice del proprio destino.
In effetti, la considerazione dell'uomo come artefice del proprio destino è la chiave di volta per l'interpretazione del prodotto di animazione "Uchiage Hanabi, Shita kara Miru ka? Yoko kara Miru ka?": prendere delle decisioni nel corso della nostra esistenza potrebbe avere degli effetti e delle conseguenze non solo su noi stessi, ma anche su chi ci circonda.

Il protagonista, Norimichi, ha avuto molteplici volte la possibilità di tornare indietro, attraverso quell'alone magico che caratterizza il film, per modificare il corso degli eventi e cercare in tutti i modi di migliorare la precaria condizione nella quale si trova la sua compagna di classe Nazuna. Nella realtà, invece, l'essere umano deve fare i conti con delle vicende che non può manipolare o modificare a suo piacimento, ecco perché diventano fondamentali le scelte che perseguiamo nel momento in cui si pongono dinanzi a noi. In altri termini, l'autore si è focalizzato principalmente sull'importanza dei processi di decision making e su quanto siano rilevanti abilità come la riflessione e la razionalità in tali processi. Tuttavia, si tratta di una triste e cruda contraddizione, in quanto l'essere umano stesso si trova nella maggior parte dei casi in situazioni imprevedibili e sulle quali non può riflettere all'istante, di conseguenza subentrano forze innate come l'impulsività e l'irrazionalità che alterano in maniera decisamente negativa i nostri modi di agire e pensare. Il lungometraggio stesso ne è una triste prova, in quanto Norimichi è dovuto tornare indietro nel tempo svariate volte prima che le cose potessero andare per il verso giusto, e ogni possibile realtà alternativa è caratterizzata dai personaggi che provano stati emotivi completamente diversi a seconda dei casi e della rilevanza che assumono all'interno della storia.

Sulla narrazione non ci sono molte cose da dire... è incentrata fondamentalmente sulla questione di Nazuna: la ragazza non vuole abbandonare la propria scuola a causa dell'ennesimo matrimonio in cui è coinvolta la madre. Il destino oramai segnato di Nazuna viene modificato molteplici volte da Norimichi e dai suoi costanti viaggi nel tempo. Al di fuori di questo singolo evento è difficile riferirsi a qualcos'altro, se non a un particolare dilemma che viene proposto decine e decine di volte durante il lungometraggio: i fuochi d'artificio sono piatti o rotondi? Inizialmente ritenevo potesse nascondersi una specifica simbologia dietro questo particolare evento, ma, dopo alcune ricerche andate a vuoto sul web, una possibile interpretazione potrebbe essere quella di un dualismo tra realtà e soprannaturale che si alternano continuamente nel corso della storia.

Lo Studio Shaft è una garanzia quando si parla di comparto grafico, riuscendo attraverso delle interessanti inquadrature ad esaltare anche gli aspetti più banali o meno interessanti di uno sfondo o di una sceneggiatura. Mentre guardavo il film mi è venuto subito da pensare a "Bakemonogatari", quando venivano proiettate particolari inquadrature e oggetti. Delle OST e del doppiaggio non ci si può affatto lamentare.

Complessivamente, "Fireworks" (titolo abbreviato) è un buon prodotto che si concentra solo ed esclusivamente sulla trasmissione di un unico messaggio. Il lungometraggio non si sofferma a dovere sulla trama, per non parlare poi della quasi assenza della caratterizzazione narrativa e psicologica dei vari protagonisti, di cui non sappiamo veramente nulla. Molto è stato lasciato alla libera interpretazione da parte dello spettatore e il finale ne rappresenta un chiaro esempio, troppi sono i punti interrogativi lasciati senza una minima spiegazione.
Dunque, se siete amanti del mistero e vi interessa dare una personale interpretazione a quasi tutto quello che vedete, questo lungometraggio fa proprio al caso vostro!
Il mio voto finale è 7.