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8.0/10
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Opera di crescita e di formazione, intermezzo ludico e spensierato di passaggio dalla bambinaggine all'adolescenza per qualcuno, dall'adolescenza alla giovinezza per qualcun'altra. Opera impossibile da definire: un mecha cosmonautico, un romanticume con vene di tragicità di coppia, una commedia appassionata e sperimentale, uno shounen à la "Gurren Lagann", un fan-service continuo e volgare.
FLCL è tutto ed è nulla, ma rivisto dopo più di 10 anni dalla prima visione e rivisto dopo quasi 20 anni dalla sua nascita - si capisce semplicemente dove e quanto ci si permetteva di osare, illo tempore. Quanto facile fosse potersi gettare in una avventura slegata da qualsiasi cosa e da qualsiasi promessa. Da qualsiasi premessa, anche.
E allora sorridiamo, ridiamo, piangiamo, persino, per questi personaggi - macchiette così umani e profondi in un'atmosfera così banale da un lato, noiosa - come ricorda il protagonista, stanco della solita cittadina e la solita vita - ed incredibilmente rarefatta nel suo anti-realismo, nella sua improbabile creduloneria.
È d'altronde così potente lo scontro che si viene a creare tra il realismo dei rapporti umani (ripeto, i tipi sono macchiette, sì, abbozzati, ma così bene) ed il surrealismo di tutto il resto. Si viene a creare un terremoto in noi, sì, e poi una faglia - e seguendo Nietzsche: "noi giochiamo e ridiamo quando ciò che aspettiamo (che normalmente rende tesi e impauriti) si scarica senza danno. È la gioia degli schiavi alle feste dei Saturnali" (Umano, troppo umano, I, 213).

Ed in tal caso non si può che esclamare: "io, Saturnalia!"