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Approcciarsi a questo film-spinoff non è stato semplice. Non era il solito prodotto di un brand che alimenta il fuoco con dei legnetti in attesa che arrivino i ciocchi più grossi (nella fattispecie il lungometraggio uscito poi lo scorso autunno dopo il rinvio per il virus). Questo è stato il primo prodotto (rinviato per forza di cose di qualche mese) della Kyoto Animation ferita pesantemente da quel maledetto incendio del luglio 2019, nato dalla pazzia di una mente umana che aveva ormai smarrito gli ultimi scampoli di lucidità.

Solo per questo preambolo l'approccio alla visione, ulteriormente peggiorato dalla quarantena, non poteva essere facile. All'inizio, nel mio animo, aveva fatto capolino un pensiero: "Anche se fosse qualcosa di mediocre, andrà comunque bene, perché dopo una tragedia simile si può perdonare tutto". Una debolezza che dopo solo pochi minuti di film è scomparsa del tutto.

Violet ormai è maturata del tutto. Sia nella prima parte della storia ambientata nello stesso periodo della serie, che nella seconda dove passano alcuni anni. I personaggi a lei vicini hanno finalmente compiuto un passo in avanti (nonostante quasi tutti possano ancora dare di più), dando l'impressione che insieme a lei sia progredito ogni aspetto della storia, come l'ambiente stesso che sta evolvendosi sotto ogni punto di vista, archiviando la terribile guerra (come il nostro mondo negli anni '20 o nei '50).

E poi ovviamente c'è la storia protagonista del mega episodio, come da tradizione. Violet, in ogni puntata compreso lo special della cantante, ha sempre incontrato storie particolari, quasi mai liete e quasi mai in procinto di migliorare. Anche stavolta si è ritrovata di fronte una vicenda complessa, su cui era difficile restare neutrali. Qualcuno all'inizio può aver storto il naso, visto che la vicenda sembrava la solita separazione forzata buona solo per creare emozione. Il proseguire della narrazione, con l'aggiunta di alcuni flashback, ha poi cancellato questa piccola sensazione.

Già a metà lo spinoff aveva completato la sua missione. Nella seconda parte il rischio di fare un passo indietro c'era, ma tuttavia anche questa paura si è rivelata infondata. Nella serie gli epiloghi delle tante storie che Violet ha conosciuto e poi contribuito a sviluppare si erano visti solo velocemente: in una sequenza breve, seppur ben riuscita, nell'ultimo episodio. Qui invece l'epilogo si delinea pian piano, dando anche un ruolo più attivo a chi nella serie era rimasto più sullo sfondo (Benedict). Una scelta che ha ulteriormente migliorato l'opera, con la solita pura emozione nel finale della vicenda.

Violet ormai brilla di luce propria, anche se chi l'ha portata sul palcoscenico animato ha sofferto una tragedia immane, anche se tanti artisti che l'hanno disegnata non ci sono più. Risentire le tracce della sua colonna sonora inimitabile, rivedere i suoi tratti e colori ben confezionati da uno studio che ormai ha pochi rivali in questa disciplina sarà sempre un colpo al cuore.

Certo, per chi non ama la sua ricetta poco è cambiato, nonostante i tanti ottimi sviluppi. Chi non adora le storie autoconclusive di formazione col fazzoletto sottomano non cambierà opinione, ed è meglio che rimanga fermo sulla sua posizione. Ma chi invece ha ceduto al suo fascino, e non troverà mai noia con lei, non potrà che essere triste solo sul finale, quando farà capolino il pensiero: "Quanto dovrò aspettare per rivederti, cara mia bambola di scrittura?".

Per fortuna non ci vorrà molto, visto il nuovo film. Le lacrime sincere delle sue storie leniranno ogni scottatura o ferita. Anche quelle rimaste da un gesto infame in un maledetto giorno di luglio. Lunga vita alla KyoAni, lunga vita a Violet.