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È il primo film con cui ho conosciuto lo studio Ghibli e la regia di Hayao Miyazaki, e per questo motivo non posso che metterlo al primo posto, se dovessi stilare una mia classifica delle opere di questo studio d'animazione (al secondo si troverebbe "Il castello errante di Howl", perché riesce a tradurre perfettamente lo spirito del libro da cui è tratto, migliorandone anche la trama e alcuni personaggi, al terzo "La principessa Mononoke", per come riesce a far convivere violenza, tematiche ambientali e spiritualismo, e infine al quarto posto "Nausicaa della Valle del Vento", perché imprescindibile per tracciare la poetica di tutti i lavori seguenti. Ne restano molti fuori, ma è una classifica assolutamente soggettiva che comprende i lavori che mi hanno maggiormente colpito e non mi stanco di rivedere).

Cosa colpisce maggiormente di questo lungometraggio? Ambientazione e cura dei personaggi.
Una resa stupefacente che ti permette di entrare a far parte di una realtà tra il magico e l'oscuro, al punto che, una volta giunti al termine, non ci si rende conto del tempo passato.
I personaggi sono tutti ottimamente descritti, non solo a livello visivo ma anche caratteriale, frutto di un buon lavoro in chiave di sceneggiatura.

Al di là di questi due aspetti, ciò in cui eccelle sono anche i vari strati di lettura che fanno sì di non rendere vane ulteriori visioni del lungometraggio: ambientalismo, crescita personale, critica del consumismo, il rapporto dell'artigianato contro la realtà industriale sono alcuni degli strati che si possono trarre.

Un'opera che riesce ad essere perfetta sotto ogni punto di vista, anche quello musicale, e a questo proposito è emblematica la scena del treno, su cui sale la protagonista Chihiro con il Senza Volto (tra i miei personaggi preferiti del film), una scena che con i soli suoni, immagini e musica di sottofondo riesce a esprimere sia calma che malinconia.

A questo punto si potrebbe delineare la trama, che finora ho volutamente tralasciato, perché è un film che sicuramente rientra nel bagaglio di qualsiasi fruitore di anime: protagonista è Chihiro, una bambina che è in macchina con i suoi genitori in vista di un trasferimento in una nuova città. Quando il padre prenderà una scorciatoia, giungeranno davanti ad un tunnel. Qui, una volta scesi, si troveranno ad arrivare in una strana cittadina, in cui Chihiro rimarrà sola, perché i suoi genitori si avventano su del cibo presente in uno dei banconi e finiranno con l'essere tramutati in maiali. La bambina allora dovrà vivere una serie di (dis)avventure per riunirsi con la propria famiglia.

Non posso che concludere consigliandone la visione, forse ora non in italiano, perché l'adattamento è pessimo, ma saprà conquistare i vostri cuori e traghettarvi verso altre meravigliose opere dello studio.

Al di là del pessimo doppiaggio, giudicando l'opera in sé e come l'ho vista la prima volta (risalente al doppiaggio della Mikado del 2003), non posso che dare il voto massimo.