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Il body shaming rappresenta un tabù ancora da sfatare, un tema molto complesso che va inquadrato all'interno di una società basata sulle apparenze e di tendenza espressamente narcisista. E quale modo migliore per affrontare l'argomento se non attraverso un crossover di alcune delle fiabe più famose e conosciute al mondo? In effetti, tralasciando il lapalissiano riferimento a "Biancaneve e i sette nani", vengono citate indirettamente anche altre due fiabe: "Scarpette rosse" e "La bella e la bestia", in particolare la seconda, per il concept iniziale e conclusivo della narrazione.

La protagonista, Biancaneve, viene concettualizzata nell'aspetto esteriore, in maniera completamente diversa rispetto all'idea originale dei Fratelli Grimm o alla più tardiva versione della Disney, nelle quali viene descritta come una bellissima principessa, la più bella di tutto il reame. Corpulenta, insicura e goffa, sono queste le tre principali caratteristiche che denotano e definiscono la Biancaneve ideata dal regista coreano Sung-ho Hong, la quale riesce ad acquisire una bellezza fuori dal comune solo attraverso l'utilizzo di un paio di magiche scarpette rosse. Un destino molto simile tocca ai Favolosi Sette, ovvero sette avvenenti principi dai poteri straordinari i quali, per analogia del contrappasso, vengono trasformati in sette mostruosi nani e condannati a rimanere in tale condizione finché non riceveranno il bacio della donna più bella del mondo. La maledizione inflitta ai principi è dovuta sia all'assenza di maturità che ad una chiara superficialità da parte loro nel giudicare esclusivamente dall'aspetto esteriore, in quanto, nell'immaginario comune, è lecito aspettarsi che difficilmente una principessa possa essere contemplabile come brutta, oppure una figura bella e armonica essere associata a canoni negativi.
Per metterla in altri termini, gli individui spesso manifestano degli archetipi erronei e fittizi che non esistono nella realtà: associare il bello al bene, alla positività, e il brutto al male o alla negatività.

L'incarnazione per eccellenza del concetto di vanità è appurabile nel personaggio di Merlino, il quale durante quasi tutto il corso del film non sembra cogliere minimamente il reale significato della maledizione inflitta dalla Principessa delle Fate. Mentre l'interesse graduale manifestato da Biancaneve è sincero e puro, quindi rivolto alla sua versione temporanea, non quella ideale e meravigliosa da principe, l'attrazione di Merlino, invece, è dovuta inequivocabilmente alla sua bellezza esteriore. Tale aspetto viene ancora più sottolineato dal fatto che il principe rassicura Biancaneve che quelle non sono le sue vere sembianze, schernendo e ironizzando molteplici volte sulle stesse. Dunque, verrebbe da chiedersi: per quale motivo la principessa si è innamorata di Merlino? E pensare che, per esaltare le sue caratteristiche psicologiche, tutti gli altri principi sono stati messi sostanzialmente in ombra: Jack, cultore del bello e dei gioielli, Hans, immerso nella cucina, per non parlare del trio Pino, Noki e Kio, i quali sembrano proprio estranei alla narrazione, vivendo nel loro mondo di creatività e invenzione. Per Arthur, invece, il discorso è leggermente diverso, in quanto, insieme a Merlino, è il personaggio a cui viene dato più spazio e opportunità di interagire con Scarpette Rosse. Tuttavia il suo ruolo è quello dell'anti-eroe, a differenza del compagno: infatti, oltre all'egoismo, alla spavalderia e a mostrare i muscoli, il suo contributo è piuttosto marginale, e Biancaneve non se lo fila neanche di striscio. Geniale la sequenza con la spada nella roccia: "Altruista, cortese e veritiero devi essere, se la Spada Excalibur è nel tuo interesse", decisamente la persona ideale per estrarre la spada!

Il lavoro sul comparto grafico è stato davvero fantastico, solo per il character design di Scarpette Rosse varrebbe la pena guardare il film, una delle principesse più belle mai realizzate e disegnate nella storia dell'animazione. Purtroppo è d'obbligo aprire la vergognosa parentesi italiana sia sul doppiaggio che sulle OST: ma per quale motivo assegnare i ruoli dei protagonisti a Baby K, Pio e Amedeo? Ci sono tanti professionisti competenti del settore che studiano anni e anni per avere una parte, invece sono stati selezionati una cantante e due comici... che, tra l'altro, mentre con Baby K e Pio si può apprezzare un minimo di impegno, seppur la prestazione sia lo stesso inadeguata, Amedeo non è proprio all'altezza della situazione: fin dall'inizio è sembrato troppo meccanico e poco calato nella parte, per non parlare poi del fatto che gli sono stati assegnati addirittura due ruoli, non solo Arthur, ma anche quello dello Specchio Magico. Il doppiaggio dei personaggi secondari è nettamente superiore, guarda caso il resto del cast è composto da tutti doppiatori professionisti.
Anche le OST sono belle e orecchiabili, le canzoni "Something so Beautiful", "This Is Me" e "Start of Something Right" appartengono alla compagnia musicale The Math Club, mentre le tracce strumentali sono state composte da Geoff Zanelli. Ovviamente in italiano sono stati tradotti e adattati solo gli spezzoni musicali presenti nel film, non è stata rilasciata alcuna versione ufficiale delle varie canzoni. È possibile trovare su YouTube solo una cover di "Start of Something Right" di Thymeka.

"Red Shoes and the Seven Dwarfs" è un prodotto con l'obiettivo di lanciare un preciso messaggio al suo pubblico: non bisogna soffermarsi sulle mere apparenze, gli individui vanno compresi fino a fondo, prima di esprimere una qualsiasi forma di giudizio. Purtroppo nella società contemporanea si attribuisce eccessiva importanza a elementi come l'aspetto fisico, i lineamenti, l'estetica, così tanta rilevanza da spingere molteplici volte le persone ad attuare dei cambiamenti forzati o ad atti più estremi pur di piacere agli altri. Diventa fondamentale valorizzare sé stessi, in qualsiasi frangente, far emergere il proprio carattere, il carisma, la sicurezza o, per essere ancora più specifici, quella che viene definita la "bellezza interiore", poiché anche quest'ultima potrebbe rappresentare uno strumento valido per conquistare una persona che ai nostri occhi sembra irraggiungibile. In fondo, ogni individuo può identificarsi nella dicotomia Scarpette Rosse/Biancaneve, ma spetta sempre a noi decidere quale delle due versioni essere, senza avere rimpianti o essere giudicati per le proprie decisioni. Sebbene il film d'animazione abbia tale intento, ha ricevuto pesanti accuse di body shaming dalla community, a tal punto da spingere la doppiatrice originale di Biancaneve, Chloe Grace Moretz, a scusarsi per il contenuto del primo trailer del film diffuso in rete. A ciò, va aggiunta un'errata commercializzazione del prodotto che l'ha relegato subito al dimenticatoio: con tutta onestà, sono venuto a conoscenza della sua esistenza praticamente per caso. È davvero un peccato, perché l'idea di fondo dell'autore è interessante, anche le scene comedy, nonostante siano molto, ma molto banali e demenziali, non stonano troppo con tutto il resto. L'unico dubbio resta sul cambiamento di visione da parte di Merlino nell'ultimo quarto di film, che sa molto di forzatura rispetto a quanto visto in precedenza; per questo motivo concludo la recensione con una domanda per il lettore: "Un'evoluzione psicologica simile può davvero avvenire in così poco tempo e richiedere solo una breve riflessione su sé stessi?"