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Ho appena visto le due stagioni di questa serie su Netflix senza aver mai letto il manga, quindi non so se manchino dei pezzi importanti nell'adattamento anime: quel che so è che mi sono arrabbiato moltissimo per il potenziale sprecato.
Perché "Seraph of the End" è tecnicamente molto bella, e ha potenzialmente una storia molto interessante e drammatica, di quelle piene di intrighi e morti drammatiche sul genere de "L'attacco dei giganti". Però spreca malamente tutto.

La prima stagione è introduttiva, presenta il protagonista e i suoi comprimari, illustra molto vagamente l'ambientazione, mette le premesse per gli avvenimenti futuri. La seconda stagione gira tutta attorno alla preparazione di un grosso colpo di scena, verso il quale corre in maniera direi assai palese, mettendo da parte tutto il resto, a partire dalla caratterizzazione dei personaggi e della comprensione degli eventi.

Il primo problema di questa serie è il protagonista. Troppo presente, troppo centrale fin da subito, anche quando non c'è davvero ragione perché tutto ruoti attorno a lui, dato che è ancora in via di formazione. Ma è il protagonista, quindi spicca in combattimento su tutti, tutti lo amano e lo seguono anche senza ragioni reali, e così via. Scordatevi una caratterizzazione corale, in questa serie ci sono il protagonista, il suo amichetto biondo (altrettanto insopportabile), e il resto è contorno. Tra l'altro la sua filosofia ruota in teoria attorno al concetto di famiglia: farebbe di tutto per la famiglia, non vuole che più nessuno muoia davanti ai suoi occhi, lo ribadisce continuamente, spesso a sproposito, perché in realtà della sua vecchia famiglia a lui importa palesemente solo di Mika (il biondo), e della nuova i confini mutano continuamente. A volte pare considerare famiglia anche gli altri soldati come lui, ma, quando questi fanno morti atroci, alla fine non sembra importargliene nulla, quindi evidentemente per lui la famiglia sono solo i quattro tizi che lo seguono fedelmente come cagnolini, che nella seconda stagione non hanno più un minuto loro dedicato.

La trama è confusissima. La premessa iniziale dovrebbe essere un mondo in cui un virus ha ucciso tutti gli adulti, la civiltà è alla rovina e i vampiri (che non si spiega mai da dove sono usciti, ma non sono la causa del virus) allevano i bambini umani sopravvissuti per avere una scorta perenne di sangue. Già nel secondo episodio scopriamo che non è così, fuori dal covo dei vampiri gli umani ci sono eccome, e non è una resistenza 'sfigata', gli umani vivono in città con scuole e servizi, usano ancora auto, elicotteri e aerei, e hanno formato un esercito che combatte i vampiri. Gli umani vogliono sterminare i vampiri, i vampiri vogliono sterminare gli umani, il perché non si capisce bene, e nel frattempo in giro ci sono anche mostri generici che non si sa da dove vengono, e ben presto si scopre che esistono pure demoni e angeli. Un macello. Tra l'altro, i due schieramenti hanno una sovrabbondanza tale di truppe, che stragi e assalti suicidi sono all'ordine del giorno, e nessuno sembra preoccuparsene o ritenere delle tragedie la perdita di tanti soldati, quindi spopolamento 'un par de balle'.
Dunque, se nella serie in cui dovrebbe risaltare l'elemento drammatico e quello degli intrighi, con svariati personaggi che fanno intuire di avere dei piani misteriosi in evoluzione, alla fine non riesci a sfruttare nulla di tutto questo perché fai troppo casino e metti sempre al centro quel cretino del protagonista, evidentemente un risultato anche solo lontanamente simile alle prime stagioni de "L'attacco dei giganti" te lo scordi. Perché, se devo dispiacermi per la morte di alcuni personaggi, magari dovresti presentarmeli e farmici affezionare un minimo, non buttarli subito al macello, e tra l'altro farli scivolare subito dopo nel dimenticatoio. Perché, se la serie è protagonista-centrica e mette in rilievo solo quello che importa a lui, beh, a lui evidentemente importa solo del biondo e del suo nuovo comandante, raramente ha un accenno di gentilezza verso i suoi quattro camerati (e questo naturalmente basta a far arrossire le ragazze e farle innamorare perdutamente) e basta, il resto è spazzatura di cui si scorda immediatamente. Se non importa a lui, perché dovrebbe importare a me spettatore?

Buona parte della storia verte naturalmente su combattimenti spettacolari a colpi di poteri speciali, ma, neanche a dirlo, pure questi sono resi malissimo. Innanzitutto i personaggi sono fin da subito oltre l'umano, quindi li vediamo falciare senza fatica mostri e fantoccini generici messi lì solo per far minutaggio, quando potrebbero andare direttamente dal boss di turno e basta, e magari dedicare più tempo allo sviluppo dei personaggi. Inoltre spesso gli scontri hanno una sequenza temporale del tutto sballata e insensatamente verbosa, del tipo che, nonostante protagonisti e avversari siano letteralmente uno in faccia all'altro (e sono tizi dotati di super-poteri, quindi super-forti, super-veloci...), capita che senza motivo la battaglia venga messa in pausa, lasciando loro il tempo di parlare e confrontarsi, con i nemici che molto gentilmente durante la battaglia restano in disparte, mentre questi si chiariscono o decidono la tattica. Un momento la squadra è in un corridoio che sta affrontando un avversario fortissimo, il momento dopo si sono ritirati e stanno discutendo la strategia ad un paio di isolati di distanza, il momento dopo sono tornati nel corridoio e l'avversario è ancora lì che gentilmente li ha aspettati... davvero terribile.

Ok, mi sono un po' perso, scusate. Il fatto è che, se ho guardato tutti e ventiquattro gli episodi, è perché tutto sommato le potenzialità le ho intraviste, e ho sempre sperato che la serie svoltasse e diventasse finalmente il prodotto appassionante che poteva essere. Purtroppo non accade mai. La serie vive del rapporto ambiguo tra i due amici d'infanzia (che gioca palesemente sui sottintesi), tra morti che vorrebbe scioccanti per lo spettatore, ma che rende malissimo e con intrighi e colpi di scena che vorrebbe spiazzanti e articolati, ma che risultano solo improbabili quando del tutto insensati. Alla fine, più che la delusione in me ha prevalso l'arrabbiatura.