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Attenzione: la recensione contiene spoiler

Mi piacciono gli errori.

È con questa frase ad effetto che voglio aprire la recensione, con un elogio allo “scivolone”. Sbagliare è umano, si sa, eppure molti ignorano quanto sia importante. “Errare” è un concetto denigrato, talvolta viene persino ritenuto inaccettabile. Viviamo in una società in cui si parla sempre del primo, di colui che vince e non sbaglia. È scorretto. Non dimentichiamo: senza l’errore il risultato è nullo. Ergo voglio credere che “Natsu e no Tobira”, anime del 1981 tratto dall’omonimo manga del 1975 di Takemiya K. sia solo un esperimento fallito, un flop destinato a risorgere pochi anni dopo in uno dei migliori manga che abbia mai letto.

A questo punto, come ormai da consuetudine, possiamo procedere con l’autopsia di codesto “anime”.

Trama e sceneggiatura

Disastro. Un vero e proprio “projettile litale”.

L’anime è ambientato in Francia, alla fine del XIX secolo. Un biondo ragazzino, Marion, che a tratti ricorda Gilbert de “Il poema del vento e degli alberi” (ma solo esteticamente), corre disperato, invocando i nomi di Jacques e Lind, due suoi amici che stanno per affrontarsi a duello.

Con una presentazione in medias res, l’anime sembrerebbe prendere fin da subito un’ottima piega, dai toni drammatici. Ci pensa però il flashback, che segue repentino il violento incipit, a far sparire la magia.

Andiamo indietro di una stagione: siamo in un collegio maschile, dove quattro baldi giovani si apprestano a passare insieme le vacanze estive. Marion, il biondino dell’incipit, è l’idolo della scuola, bello e innocente. Jacques, Lind e Claude sono i suoi tre compagni di merende, tutti invaghiti della timida Ledania, incantevole ragazzina che però è innamorata proprio di Marion. La giovane, in realtà, nonostante abbia la stessa personalità di una cassapanca, è ammirata da mezza Francia (cassapanche incluse), tant’è che Marion, per placare due studenti con gli ormoni a mille, si vede costretto a proteggerla ingaggiando una sfida pericolosa sulle rotaie di una ferrovia. Fortunatamente (ma non per il pubblico) è il biondino a trionfare, ma il folle gesto attira una passeggera: Sara Veeda, raffinata nobildonna (?), scende dal treno e lo bacia sulle labbra, con un tempismo (e una coerenza) secondo solo quello di Sekai di “School Days”... Tant’è che Marion, da bravo ragazzo, ne resta visibilmente turbato. Preso dall’agitazione, il bel biondo corre sconvolto sotto la pioggia, senza meta, fino a crollare a terra sfinito. Sara, con un tempismo più assurdo di un deus ex machina, lo trova e lo accoglie tra le proprie mura, ma non solo. Da brava laureata cum laude all’Università della tromba seduce il ragazzo (palesemente stordito), unendosi a lui in una notte di passione.

«Potrei vomitare...»

Ha ragione, Professor Piton, in effetti questa scena riesce nell’impresa di far schifo su tutti i fronti:
- A livello “letterale”. La regia è atroce, con l’aspetto erotico che viene a malapena accennato (tra l’altro in maniera confusa). Non che ci tenessi a vedere chissà cosa, ma, giacché vuoi andare sull’hot, fallo come si deve. Qui l’intero rapporto assume i connotati di uno stupro non consenziente, del quale tra l’altro si capisce poco o niente. La scena, complessivamente, è ridicola.
- A livello “allegorico”. Il rapporto tra il giovane e la donna matura è completamente inutile ai fini della trama, complice la sceneggiatura scollata. Non c’è alcun risvolto, nessuna conseguenza psicologica per il nostro Marion, che subisce come un pupazzo le avances della donna. Il ragazzo, in totale contraddizione con la sceneggiatura, finisce per accettare il tutto. Ammetto che questa relazione (tra giovane e meno giovane) sarebbe persino potuta essere intrigante, ma doveva essere contestualizzata (e coerente) con la trama. Così assume la stessa profondità di un hentai disimpegnato.
- A livello “morale”. Riassumibile nella frase di Sara Veeda, «Era agitato, così l’ho calmato», con tanto di benestare dell'amante/marito. In altre parole, se vedo una persona debole e indifesa, è giusto approfittarne sessualmente, così da rincuorarne lo spirito. Ma è strabiliante! Altro che farmaci... Dovrebbero introdurla nel Kaplan come strumento di riabilitazione psicoterapeutica. Eureka!
- A livello “anagogico”. Va beh, forse per questo cartone animato da due cent non ne vale nemmeno la pena, giacché la morale è così disastrata da impedire qualsivoglia riflessione universale. Ma sta di fatto che complessivamente è una scena inutile, gettata a caso per la sola libido dello spettatore o per qualche perversione dell’autrice.

Arrivati a fatica al quarantesimo minuto, tra frame interminabili e sceneggiatura sconclusionata, arriva il rush, come da manuale del pessimo regista: Marion è rimbambito, a metà tra una tempesta ormonale e una crisi spirituale, Jacques e Lind accettano la cosa e poi tornano a contendersi Ledania, tappezzeria dal sangue blu. Claude, segretamente innamorato di Marion, impazzisce: non riesce ad accettare la “relazione” tra Veeda e l’amico, finendo così per assalirlo (avete capito benissimo). Il biondo, evidente calamita per il sesso occasionale, si ribella con forza. Claude, confuso dal gesto e dalle proprie emozioni, prima scappa, poi si suicida. Le cose non vanno meglio per Jacques e Lind, che arrivano a sfidarsi mortalmente a duello per Ledania. Solo l’intervento di Marion pone fine alla lite (e allo strazio del film).

«Eravamo ancora ragazzi... poi arrivò l’autunno. Lind si trasferì in una scuola nella lontana Parigi. E Marion, che aveva ricevuto una grave ferita, finì per tornare alla casa della madre... anche l’autunno passò senza il suo ritorno... e Jacques, tornato da solo alla scuola, pare che si sia fidanzato con Ledania. All’ombra delle palme dorme l’estate dei ragazzi.»

E finisce così. No, non sto scherzando. Quando la storia sembrerebbe prendere uno pseudo-senso (con un mood da tragedia trash shakespeariana), tutto si conclude. Senza nemmeno la briga di dire che fine hanno fatto i nostri baldi giovani (non che interessi a qualcuno).

Sarò schietto: la sceneggiatura è oscena. Non si può nemmeno definire tale. Tolto l’incipit (classico), l’intera trama si regge sul nulla. È letteralmente una serie di drammi che si abbattono su un gruppo di ragazzini, in un’ambientazione priva di contesto. Il pacing è prima lento, con quaranta minuti di nulla cosmico, poi corre freneticamente, gestendo una cosa come tre sotto-trame in appena un quarto d’ora. Il risultato è disastroso, oltre che incompiuto. Siamo al di sotto della media di una fan fiction scritta di fretta e furia.
Le tematiche trattate sono troppe e mal gestite: omosessualità repressa, conflitto violento amoroso, crisi spirituale, pseudo-sofismi da Baci Perugina... Tutto questo dramma, buttato a caso senza un’adeguata contestualizzazione, assume connotati grotteschi, quasi comici.

La trama è complessivamente inesistente, fastidiosamente inutile. Più che una storia, questo anime ricorda una bozza, una malacopia di un autore intento a sperimentare varie idee. Ignoro come una simile “cosa” possa aver ricevuto l’approvazione di un editor ed essere prima pubblicata su carta, poi persino sceneggiata ad anime.

Personaggi

Il nulla. Zero assoluto.

I personaggi sono appena una manciata, eppure non sono minimamente approfonditi. Vengono delineati all’inizio, con tanto di volto e nome affibbiato a mo' di soap opera argentina. Poi si perdono nel nulla, muovendosi a caso nella (non) trama. Ed è qui che salta all'occhio l’aspetto più grave dell’intera opera, peggiore persino di una scrittura superficiale: l’incoerenza. Marion è un bravo e coraggioso ragazzo, fin troppo paladino della giustizia. Nell’arco di due minuti diviene molle, stordito sotto una tempesta ormonale che lo trasforma prima in un inetto, poi in un depresso. Le sue azioni sono completamente inutili ai fini della storia (salvo forse il finale). Subisce gli eventi come un parafulmine attira sciagure. Gli amici per la pelle Lind e Jacques, dopo una singola battuta, arrivano a trucidarsi a suon di rivoltella, in un nome di un amore che li ricambia come il mio cactus sul comodino. Claude, il migliore del cast, ha una crisi interessante, ma comunque è troppo rapida, fuori contesto, vittima dei problemi di trama sopra citati. Perlomeno è coerente. Ledania, la bella pietra ornamentale, non fa altro che farsi ammirare, a mo' di principessa irraggiungibile in cima alla torre (e che ci resti, a questo punto). «Marion!» rappresenta grossomodo tre quarti delle sue battute. Veeda è tra i peggiori personaggi mai scritti. È così mal gestita da assumere i connotati di un villain, un good e marginal character al tempo stesso. La sua ninfomania, fatta passare come un modo estremo di dare affetto a uno sconosciuto giù di morale, è talmente becera, da renderla sgradevole. Il suo comportamento è intollerabile, per non dire malato. Nel mondo reale, una persona del genere verrebbe prima insultata, e poi arrestata. Il problema comunque non è legato alla relazione sopra le righe, che trovo di per sé una tematica interessante. Il vero dramma è che, non essendoci una backstory, il gesto risulta alla fine inutile, becero e grottesco. Tutta la scena del rapporto pare una cattiveria fine a sé stessa con il solo scopo di mostrare due bocce al vento. Boh. Sono senza parole.

Grafica e audio

Magra consolazione, senza un fil di grasso.

Il comparto grafico è nella media, almeno per l’epoca. Molti frame sono eccessivamente statici, ma le animazioni sono discrete. Fortunatamente l’anime riesce a mantenere il bellissimo tratto dell’autrice, maestra impareggiabile dell’emotività. I volti, spigolosi, presentano gli stessi bellissimi occhi che ho visto ne “Il poema del vento e degli alberi”. Molto bello l’uso dell’acquerello, che conferisce uno stile classico simile ai meisaku dell’epoca. Le tracce audio sono limitate, ma discrete. Tecnicamente è un anime da 6,5.

Conclusioni

Beh, immagino l’abbiate capito. L’autopsia ha un referto inclemente.

“Natsu e no Tobira” è una bozza, una malacopia scartata della Takemiya, che per qualche misterioso motivo ha visto la luce come manga e poi come anime. Nonostante bocci in toto l’opera, mi sento di fare una precisazione. Ho ritrovato in questa storia alcune tematiche de “Il poema del vento e degli alberi”. Qui, in “Natsu e no Tobira”, sono solo abbozzate e mal gestite, ma ciò non toglie come questa mezza “schifezza” sia servita da trampolino di lancio per qualcosa di eccelso.
Non consiglio la visione di questo anime, forse solo agli studiosi di animazione e ai fan più accaniti della Takemiya. Sento però di doverlo ringraziare. Ringrazio questo flop se ha consentito all’autrice di partorire la sua più grande opera, come accade per tantissimi artisti. Anche Mozart, prima di arrivare a “Le nozze di Figaro”, passò per decine, che dico, centinaia di spartiti mai pubblicati, oggi custoditi nei musei di Vienna.
Ergo, se siete d’accordo con il mio pensiero, accettate la sfida, proprio come Marion lasciatevi allo shit taste, guardate questo anime. Lo disprezzerete (molto probabilmente), ma apprezzerete ancor di più la bellezza dello sbaglio, spesso preludio di un grande successo.