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Eccoci con un'intervista davvero speciale. Oggi abbiamo l'onore, ma anche la responsabilità, di intervistare uno dei pilastri dell'animazione nipponica degli ultimi anni. Con una manciata di film ha cambiato l'animazione per come la intendiamo oggi. Un mille grazie per la disponibilità al sensei Makoto Shinkai.

S. Grazie a voi, davvero, dopo questa presentazione, spero di non deludere le aspettative.

Sono certo che non le deluderà.
Vorremmo in questa sede chiederle a riguardo di un film, o meglio, un corto, che lei ha realizzato; quello riguardo al gatto.

S. Ah, lei vuole tornare ai vecchi tempi, quando feci il corto che mi ha lanciato, Lei e il suo gatto...

No, veramente ne intendevo un altro quello che ha fatto più avanti nella sua carriera...

S. Ma allora lei è uno che la sa lunga. Non sono in molti a chiedermi di quel progetto Anikuri a cui partecipai, durante la realizzazione di "5 cm al secondo". Anzi, sono in pochi a saperlo. Immagino lei si riferisca a questo?

Ehm... veramente no, mi perdoni, il corto in questione è "Dareka no Manazashi"... Sa, quello che uscì praticamente assieme a Il giardino delle parole...

S. Dunque mi faccia pensare... Ah già! Ora ricordo, quello del gatto, come no. Sa questa cosa dei gatti mi è un po' sfuggita di mano. È un po' come i personaggi di Adachi*.
Ricordo poco di quel corto, ad essere onesto, fu fatto nei ritagli di tempo de "Il Giardino delle parole", tanto che avevamo pensato di inserirla lì come idea. Però non funzionava.
Era carina quella cosa che è il micio la voce fuori campo, e non potevamo fare la stessa cosa nel film. Alla fine lo abbiamo tenuto per portarlo al cinema assieme al Giardino, cosi da arrivare almeno all'ora di durata. Gli operatori di marketing dicevano che se il film non durava un'ora sarebbe potuto essere un flop.

È per questo che nel successivo "Your name" ci ha dato dentro con una sceneggiatura lunga ed un film di quasi due ore?

S. Braaavo. Esatto proprio per quello. Non volevo ripetere lo stesso errore.

Se mi permette parliamo un momento del corto. Lei tratta anche il tema della famiglia. Che ruolo ha nei suoi lavori, e nel suo immaginario?

S. Di solito nei miei film descrivo gli adolescenti, i ragazzi.
È stata forse la prima volta in cui uscivo da questo fil rouge che collega le mie opere, e mi creda, è un lavoraccio.
Parlare dei rapporti famigliari è un casino allucinante. In Giappone poi. Lei ci ha fatto caso che negli anime metà dei personaggi sono orfani? Ma mica solo i meisaku, pure tanti altri più moderni. Lo fanno per evitare l'argomento. In un corto sì, ma non lo farei mai in un film, non immagino lo sbattimento.
È come se questa cosa dei genitori, boh... forse in Giappone non esistono i genitori, socialmente intendo. Quando un ragazzo diventa grande, i genitori, è come se sparissero.

Per fortuna che ci sono i gatti quindi a tenere unite le famiglie, è questo che vuole dire con il breve segmento?

S. Mah, sa, quella del corto è una situazione romanzata, poteva essere un cane, o un oggetto.
Ci ho messo il gatto perché mi ricorda la mia infanzia. Avevo un libro con tute le favole sui gatti, quindi fino ai 7 anni per me non esistevano quasi altri animali. Li ho sempre amati profondamente; non lo so se questa cosa è condivisa con il resto del paese. Ma penso di sÌ. Di sicuro è condivisa con il mio pubblico gattaro.
Però ecco, da qui a dire che tengono insieme le famiglie non so. Certi rapporti, anche familiari, si rompono per molto meno.

Una cosa su cui invece si è tenuto saldo ai suoi binari sono gli sfondi, opere d'arte a cui lei ci ha abituato sin da subito nella sua carriera. Come è stato per questo corto? Qualche retroscena particolare?

S. No guardi, mi spiace deluderla ma gli sfondi sono riciclati. Pensi, io riciclavo le cose già dieci anni fa, non ho mica aspettato la transizione ecologica eheh.
Sono bozze prese da altri film, un po' da 5cm, un po' dal Giardino, la struttura esterna dei palazzi per esempio. Ma, questa cosa non la mette nell'intervista vero?

Non si preoccupi, siamo in live, ma poi filtriamo tutto, ci pensano i nostri addetti.

S. Ah bene, grazie mille.
Questa cosa dei palazzi me la ricordo bene, siccome quella sera non avevo più molta voglia di stare a pc, avevo due occhi che non le dico, cosi mi sono detto, sai che c'è Makoto? Tanto i palazzi in Giappone sono tutti uguali, se li prendi dall'altro film che stiamo facendo, non fai un torto a nessuno.
E poi guardi, senza farlo apposta, possiamo ovviare a questo 'difetto' ammiccando al fatto che i due prodotti sono legati, ambientati nella stessa città. Ohh, ma questa cosa mi piace, guarda cosa ti invento così su due piedi.
Se mi da un momento chiamo dentro al mio studio per passare l'idea.

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Ora che Shinkai è al telefono, posso tirare due conclusioni personali.
Il corto l'ho rivisto recentemente a distanza di un enorme tempo. È bello? Si, ma non è memorabile, è comunque un corto che non riesce, per ovvi limiti, a costruirsi un'identità.
Ciò nonostante ne ho un bel ricordo di quando lo vidi al cinema a suo tempo; e se l'intervista sopra è frutto di fantasia, il mio ricordo è reale.
Voto 8, apprezzabile, ma con tutti i limiti di un corto.

Ah, dimenticavo:
* I personaggi di Adachi sono tutti simili tra loro (ndr).