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Se Walt Disney fosse stato ancora vivo e avesse deciso di reinterpretare "2001: Odissea nello spazio" di Stanley Kubrick, non avrebbe confezionato un prodotto troppo distante da "L'uccello di fuoco", più che nella resa complessiva, semanticamente, sopratutto nel suo messaggio finale. Ridimensionando il tutto a parametri più umani, abbiamo a grandi linee idea di ciò che la lungimirante penna di Osamu Tezuka è riuscita a creare in termini di sceneggiatura; perché non si scappa, seppur oltremodo sottovalutato "L'uccello di fuoco 2772" è un classico dell'animazione giapponese anni '80.

In un futuro non precisato gli esseri umani vengono creati in provetta. Fin da bambini cresciuti ed addestrati dai robot, verranno poi indirizzati in base alle loro capacità ad un determinato rango sociale. Il protagonista della storia è Godo, un promettente pilota a cui verrà affidato l'incarico di catturare Cosmozone 2772: l'uccello di fuoco.

L'incipit coinvolge da subito, con la storia che procede lineare verso il picco finale, con qualche alto e basso ma senza grosse sbavature. Ciò che colpisce maggiormente peró, è come Tezuka, con una storia di 40 anni fa, sia riuscito ad essere incredibilmente divinatorio. Centrali nucleari che esplodono e uomini schiavizzati prodotti in serie, l'umanità letteralmente in balia del potere derivante dal progresso e la terra che si ribella con cataclismi e terremoti.

I personaggi, alcuni presi dalle opere più famose del “Dio dei manga”, come Black Jack, che stavolta veste i panni del direttore di un campo di concentramento, sono tutti ben contestualizzati. Anche la caratterizzazione seppur spesso minimale, risulta convincente. Un ottimo esempio è il professor Saruta, preso dall'universo narrativo de "La fenice" e a sua volta vagamente ispirato a Galileo Galilei. Gli stessi comprimari risultano perfettamente integrati nel contesto narrativo. Il rapporto tra Godo ed il suo automa Olga è a mio avviso il fiore all'occhiello dell'intera opera. Un amore platonico, estemporaneo, capace di andare oltre la morte stessa.

Il film subisce un leggero calo nella seconda metà, complice anche un ritmo non sempre incalzante, il finale tuttavia, è il tocco d’autore di un maestro, e chiude perfettamente il cerchio tracciato. Le animazioni a volte risultano un po' legnose, anche se la complessivamente più che buona resa grafica le nasconde bene. Perfetta invece la scelta della colonna sonora, con musica classica composta per l'occasione.

"L'uccello di fuoco 2772" è un film invecchiato bene, e probabilmente destinato a migliorare ancora, come un buon vino. Non per un comparto tecnico avanguardistico o sbalorditivo, ma per l’immortalità del messaggio che tramanda: “salvaguardare il dono della vita”.