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Oggi vorrei raccontarvi di un manga e accennare il suo adattamento anime che mi hanno profondamente colpita; sto parlando del "L’ultimo viaggio delle ragazze", anche noto come "Girls’ Last Tour" o "Shōjo Shūmatsu Ryokō".
Manga, composto da sei volumi, scritto e disegnato da Tsukumizu e serializzato su un sito web, tra il 2014 e il 2018. La casa White Fox ne ha ricavato un anime di dodici episodi, nel 2017.
Il fumetto è arrivato ufficialmente in Italia di recente, grazie alla Goen, mentre l’anime non ha ancora nessuna distribuzione ufficiale nel nostro paese.
Il genere è post apocalittico ma anche slice of life. Un abbinamento curioso, che andremo a vedere più da vicino.
Ho apprezzato profondamente entrambe le opere, ma mi ritrovo a preferire il manga; qui di seguito v’illustrerò il perché, dopo aver parlato della storia, personaggi, ecc.

Trama:
Chito e Yuuri sono ormai sole al mondo. Viaggiano sul loro amato veicolo, Kettenkrad, in cerca di cibo e carburante tra i rottami di una civiltà ormai distrutta e dimenticata. Hanno solo loro stesse e nonostante la tristezza, si fanno forza a vicenda, godendo della compagnia che una può offrire all’altra.
Nel loro viaggio si fanno domande su cose che non conoscono o credevano un tempo di conoscere e davano per scontate.
Chito è calma e riflessiva, pacifica e le piace annotare cose nel suo diario, con la costante ricerca di comprendere di più. Yuuri è più impulsiva, spesso annoiata e affamata, con un atteggiamento materialista. Entrambe hanno bisogno l’una dell’altra per sopravvivere a ciò che è ormai la fine dell’umanità.
Il loro obbiettivo? Raggiungere il punto più alto della mega città in cui si trovano. Non sanno cosa troveranno ma una fievole speranza le anima.

Sia nel manga che nell’anime, il significato e l’obbiettivo di questa storia è di raccontare un viaggio in cui due ragazze, poco più che bambine, sono sole e cercano di dare un senso a ciò che si trovano davanti. Si fanno domande sul senso dell’esistenza della vita stessa, sul perché e come gli umani del passato siano arrivati a distruggersi a vicenda, ecc, ecc.
Assisteremo e scene di vita quotidiana, come semplicemente fare il bucato, trovare un riparo durante una tempesta o procurarsi e cucinare del cibo. E non mancheranno quesiti e riflessioni davvero importanti, come una che ho particolarmente apprezzato e parla del significato della guerra.

Quindi posso dire che la storia di queste due ragazze è ricca di emozioni e forti sensazioni ma che vuole rimanere semplice e al tempo stesso spensierato, come è uno slice of life (racconti e spezzoni di vita quotidiana).
Il tema è malinconico ma non pessimista, non totalmente, anche se qui dovrò fare una distinzione tra il manga e l’anime…
La solitudine è opprimente e il rapporto tra le due protagoniste riesce e dipanare le tenebre che tentano di afferrarle.

E da qui vi dirò, perché preferisco il manga, nonostante ami anche l’anime?
Il disegno del manga, con i sui chiari e scuri e l’attenzione per i dettagli ma anche il tratto abbozzato, riesce a donare un’atmosfera che nell’anime viene a mancare.
Poi c’è il fatto che l’anime finisce non come il manga, lasciando da parte l’ultimo volume, che forse probabilmente l’autore non aveva ancora finito di pubblicare.
Non è un grosso problema ma il messaggio che passa è abbastanza diverso.
In entrambi i casi ci troviamo in un mondo in rovina, che sta morendo, ma l’anime lascia ancora aperta l’idea del viaggio, donando più luce e speranza. Nel manga non è così, ma non dirò di più per non fare spoiler.