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«The flavor of melon», BL del 2020 di Etsuko, -due volumi portati in Italia da Dynit manga- inizia in sordina: l’incipit è decisamente già visto, e non sembra promettere tutta la profondità che, invece, regala al lettore.

Nelle prime pagine ci viene mostrato come i due ragazzi protagonisti, che si conoscono molto superficialmente, finiscano per condividere l’appartamento di Nakajo, che lavora in una live house: Kiuchi, cliente abituale del locale, e amico del proprietario, è stato lasciato dalla ragazza con cui conviveva e si trova a non aver dove dormire. Il proprietario ha moglie e figlio e, quindi, convince Nakajo a ospitare Kiuchi. Poche pagine più in là (dopo una notte insonne), Kiuchi rivela di non essere capace di prendere sonno senza il calore di un’altra persona nel letto…
A dispetto di quanto siano deboli queste iniziali scuse per far avvicinare i due ragazzi, le dinamiche fra i due sono realistiche e spontanee; i dialoghi sono diretti, brillanti, hanno la leggerezza, la profondità e la noncuranza che possono avere le conversazioni fra estranei che si trovino, per caso, a condividere dello spazio e del tempo. Il lettore viene trascinato molto rapidamente nella “bolla” dei protagonisti, bolla sottolineata da un espediente grafico: gli sfondi degli esterni non sono disegnati, ma sono fotografie ritoccate fino a sfocarle e -se è un peccato vedere un manga senza gli sfondi disegnati- questa differenza visiva dà molto l’idea di come l’autrice voglia “mettere a fuoco” i personaggi e gli spazi che loro sentono come domestici: la casa, la live house, i locali dove vanno a mangiare.
Molto efficace è la scelta narrativa di marcare la differenza mettendo il lettore in una posizione diversa nei confronti dei due: chi legge è messo a parte della voce interiore di Nakajo, ma ascolta solo le parole di Kiuchi e non ne può conoscere direttamente i pensieri.

Mentre iniziamo a conoscere i due attraverso i loro dialoghi, -e veniamo a sapere che Nakajo è gay, che esce con qualcuno (che è meglio perdere che trovare) e non ha un buon rapporto né con i suoi genitori né con il suo nome proprio, e che Kiuchi vive di rendita, è fautore del sesso libero ed è molto bravo a individuare gli ingredienti che compongono un piatto solo assaggiandolo- ci rendiamo conto che la leggerezza e la frivolezza di Kiuchi lasciano trasparire molti non detti. Man mano che la storia procede gli argomenti diventano profondi e personali e i temi toccati sono adulti e seri: l’indipendenza dalla famiglia di origine, il pensiero di una futura genitorialità, e anche la depressione, che l’autrice – come suggerisce una sua nota al termine dell’opera- conosce direttamente. Argomento trattato con realismo e, importante, senza che la presenza del disturbo, fagociti la personalità del personaggio.

Che i due diventino una coppia non sorprende, ma sorprende invece come l’autrice sia riuscita nell’illustrare una coppia che funziona, e benissimo, anche partendo non solo da premesse un po’ forzate, ma anche da personaggi che arrivano a questa relazione con ferite pregresse, e anche con una situazione di salute psicologica tutt’altro che ottimale. Al contrario di tante coppie (letterarie e non) che si lanciano in dichiarazioni roboanti al primo istante, proprio questi due ragazzi, che tanto esitano a definirsi “coppia”, trovano un equilibrio molto forte, sono doloranti e incerti, ma i loro passi sono nella direzione giusta: senza mai prevaricare, senza mai forzare le proprie aspettative sull’altro, si pongono in ascolto con attenzione e con voglia di comprendere; e scoprono di star bene insieme (anche per quanto riguarda il sesso) e, non di minore importanza, di poter -anche- stare separati. Proprio perché si scelgono, una volta che hanno scoperto di saper camminare da soli, la coppia acquisisce solidità.

Graficamente il manga è gradevole e ha una marcata personalità, con un tratto a volte un po’ ruvido e le vignette bordate di nero, gli esterni sfocati, una veste che ben si adatta al ritmo pacato, ai temi adulti e alla vena di malinconia che percorre la storia, anche le copertine dell’edizione italiana con il gioco lucido/opaco contribuiscono a rendere questi volumi accattivanti.

Un terzo volume avrebbe consentito di approfondire meglio temi e momenti che rimangono appena accennati, ma è un’opera molto valida che può interessare anche chi non sia abituale fruitore di BL e -per me- arriva agevolmente a un 9.