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Ricordate le videocassette tarocche? Quella terribile epidemia che flagellò il mondo a partire dagli anni ’70, estintasi solo con la consacrazione dell’internet? Come non dimenticare Tata Gertrude che, piena di buone intenzioni, ti regalava “Pinocchio, prigioniero di Dumbo nel Regno delle Meraviglie” edito dalla Bilbo Pictures, prodotto in Georgia ma montato in Bhutan? Io non dimenticherò mai quei terribili pomeriggi, braccato in salotto, costretto all’ardua scelta: la D’Urso o quegli abomini animati. Per fortuna, con l’avvento della rete, tali virus andarono incontro all’estinzione … o almeno così pensavamo: e mentre Omicron livellava per gli inferi divenendo Cerberus, la videocassetta tarocca assumeva la parvenza di un prodotto in streaming su una nota piattaforma dai prezzi sempre più pruriginosi. “Angela’s Christmas”, di Damien O’Connor, è solo l’ultima variante di quelle terribili videocassette.

Irlanda, 1910 (lo capiamo solo perché ce lo dice la locandina): il Natale è alle porte, e in un paese sconosciuto tutto il villaggio si appresta ad ascoltare la sacra messa, inclusa la famiglia di Angela, protagonista della storia. Tra una noiosa omelia ed un’ostia insipida la nostra cinna si domanda come mai Gesù bambino (che, ricordo, essere un cicciobello di porcellana) non abbia una coperta (…), sia mai si prenda una bronchite prima dell’arrivo dei Re Magi … pertanto, probabilmente sotto l'effetto dell’incenso ecclesiastico, la nostra pargola elucubra codesta idea: trafugare la statua, portarsela a casa e mettersela a ninna sotto le lenzuola, così da cederle un po’ di calore (di sicuro non intelligenza). Riuscirà nel suo piano idiota?

Per carità, non vale la pena essere cattivi. Chiunque abbia un’età superiore alle dita di una mano noterà come la trama banale (mooolto banale) sia solo un escamotage per raccontare la solita fiabetta spicciola per bambini piccoli (mooolto piccoli). In effetti non ho nulla contro i cartoni Teletubbies' style, purché riescano in due cose: intrattenere ed insegnare. Ecco, questo corto animato riesce nell'antimpresa di floppare (e alla grande) in entrambi gli aspetti.

Per una volta cambiamo l’ordine dell’autopsia, e partiamo dall’estetica, dalla cute del nostro corto animato: grafica e audio. Oh sommo divino, della cui esistenza dubito, perché mi hai fatto questo? La grafica a chiamarla oscena le faccio un complimento: gli sfondi sono poveri di dettagli, così anonimi e insignificanti che potevano sostituirli con le spiagge di Malibù e non sarebbe cambiato nulla (che dico, ovviamente sarebbe stato meglio); i personaggi sono dei gommosi bambolotti 3D, così brutti da far sembrare Napo un gigante del character design. Ma giubilate, cari spettatori, perché l’audio riesce a cringiare ancora meglio: in un vuoto di OST più oscuro del Regno delle Ombre, emerge una terribile canzoncina di Natale, così melensa da quadruplicarmi la glicemia, e mandarmi dritto verso lo scompenso. Tale… roba non può (e non deve) piacere a nessuno: ripudiata dagli adulti perché zuccherosa, ripudiata dai bambini perché troppo gnignigni (cit. me stesso), ripudiata dai vivi che ci tengono alla loro glicemia e dai morti che risorgerebbero dalle tombe pur di sopprimere il creatore di questa atrocità.

La trama... beh, almeno c’è, anche se può essere riassunta in un rigo scarso: bambina rincoglionita cerca di rubare Gesù dal presepe, viene beccata ma alla fine è Natale quindi baci e abbracci. La sceneggiatura è invece una grossa e grassa risata, la stessa risata che avrebbero dovuto suscitare le battute messe di tanto in tanto per alleggerire una trama da peso piuma… ma che invece riescono solo ad irritare i pochi sopravvissuti ancora impegnati nella visione di codesto obbrobrio (l’altra metà è invece sicuramente già scappata verso lidi più sicuri, magari proprio a Malibù). La scena in cui la nostra Angela si diletta nel lancio del cicciobello aldilà del muretto di casa entra di default nella lista delle scene nocive, un vademecum per i novelli registi di ciò che non si deve fare in un cartone animato. Che poi, Pelor sia lodato, ringrazio di aver visto questa cosa solo adesso, che già sono avviato verso il declino neurologico, perché se l’avessi visionata da bambino avrei seriamente compromesso la mia crescita. Comunque l’aspetto commedia è così so bad it’s so good che riesce quasi a strappare un sorriso nervoso, quindi abbiamo un punto a favore. Parlare dei personaggi è inutile, nel senso che sono delle macchiette. Anche qui, se gli avessero sostituiti con i Magotti non avrebbe fatto alcuna differenza.

Arrivati al capolinea di questa impietosa autopsia, molti si staranno chiedendo: perché "tre" come voto? In effetti parliamo di un orrendo corto animato, che non è bello né visivamente né musicalmente, con delle battute da asilo sotto-nido e una morale da baci perugina, ma dov’è la trappola? Dov’è quell’elemento trash che fa affondare del tutto questo colabrodo?
Ebbene, Signori, non l’avrei mai detto, ma questo corto è riuscito in almeno una cosa positiva: stupirmi. Già, non l’avrei mai detto, ma per la prima volta siamo di fronte ad una specie nuova … (rullo di tamburi)… il narratore fantasma! Ma chi è il narratore fantasma (o phantom storyteller per gli amici anglosassoni)? Proviamo a spiegare (parte la musica di Superquark): il narratore fantasma è una specie rara, insolita, tanto da esser considerata dai più una mera leggenda; costui vorrebbe spiegare gli eventi narrati, e dare peso ad una storia insignificante, ma tutto ciò che racconta è effimero, superfluo, etereo come la mia recensione nella rete… Povero narratore! Vorrebbe davvero raccontare qualcosa, ma nessuno l’ascolta, al più viene osteggiato in quanto con la sua voce suadente molesta il corretto ascolto dei dialoghi… solo e ignorato da tutti, finisce per importunare lo spettatore, dandogli spunti che poi non verranno minimamente approfonditi. Nessuno sa quale sia il suo effettivo ruolo, né perché ci ammorbi con le sue vuote parole… ma è lì, incompreso in questo corto pronto a tormentare nuovi ignari spettatori. Probabilmente è in attesa di qualcuno che lo ascolti seriamente, e ponga così fine alla maledizione… ma non è questo il giorno!

Eh già, Aragorn ha proprio ragione, verrà un giorno... così come verrà un giorno in cui questo cartone si estinguerà, e lascerà spazio ad una nuova variante, alimentando così un ciclo di eterno trashume del quale sono vittima, ma non è questo il giorno! Oggi si soffre, si visiona codesta tortura, e si brinda alla gloria eterna dello shitaste che oggi e per sempre porterà giubilo nelle nostre vite!
L’autopsia è finita, andate in pace, amen.